
Fare in modo che la sfortuna di una persona contribuisca a fare soffrire di meno gli altri. E' questo lo spirito con cui
l'associazione “Enrico Cucchi, volontari per le cure palliative” ha accettato di chiamare “festa” la serata per il ventennale di attività, svoltasi venerdì sera, alla presenza di persone qualificati nel settore medico e con la testimonianza di molti amici del calciatore scomparso prematuramente, tra cui
Emiliano Mondonico (nella foto), l'allenatore colpito dal cancro due anni fa e che ha continuato nel frattempo a svolgere la sua attività, durante le cure e dopo l'avvenuta riuscita dell'intervento che lo ha guarito.
La sua testimonianza è stata
un grande messaggio di speranza per tutti gli intervenuti al teatro Civico. Più che la cronaca della serata però diventa interessante ricordare la
nascita dell'associazione e quanto svolto in questi anni. Perchè la “Cucchi” è attiva da qualche anno prima della morte del calciatore interista: “Enrico è morto nel 1996 ed è stato curato dai nostri volontari”, racconta
Pia Camagna, fondatrice dell'associazione: “da qui l'idea di inserire il suo nome, anche per ricordare la forza 'd'animo con cui affrontò la malattia e l'occasione di incontrare tanti amici di Enrico che hanno dato una grande mano alla nostra attività.
Siamo nati 1992, per iniziativa di personale ospedaliero, infermieristico, assistenziale e semplici volontari, in un momento in cui di cure palliative ancora non si parlava in maniera diffusa, in un mondo medico in cui prevale l'attenzione sulla cura e meno sugli aspetti del benessere del paziente. Quello che a noi preme è fare in modo che anche chi non ha speranze di guarire possa avere alleviata una parte della sofferenza. Il nostro gruppo è via via cresciuto nel tempo, partecipando a momenti di formazione e sopratutto svolgendo grande attività assistenziale nei confronti di chi è colpito da malattie di difficile cura e grande sofferenza”. Molti sono stati i momenti di incontro pubblico: “soprattutto a noi interessa la parte assistenziale, ma gli incontri pubblici con testimonial di prestigio del mondo dello spettacolo, dello sport, della medicina sono sempre state occasioni per fare conoscere la nostra attività, avvicinare le persone al mondo delle cure palliative, aggregare nuovi volontari, diffondere una cultura della medicina che non è volta solo alla attività chirurgica o curativa”.