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Alessandria

"Non legge spot, il Codice Antimafia ridisegna la lotta alla criminalità"

Più trasparenza nella gestione dei ben confiscati alle mafie, novità legislative ferree estese a corruttori 'seriali'. Sono alcuni aspetti del cosiddetto codice antimafia da poco varato in Parlamento, salutato positivamente dal membro alessandrino del CSM
ALESSANDRIA - Il cosiddetto codice antimafia è legge. A fine settembre il Parlamento ha approvato il ddl che andava a modificare le leggi antimafia. Per il giurista Renato Balduzzi, già ministro della Salute nel governo Monti e ora membro del CSM, il lavoro svolto è stato positivo. Ne ha recentemente parlato ad Alessandria, al convegno accademico sul tema, in cui ha partecipato l'onorevole Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia. 
 
“Troppo spesso il legislatore interviene su problemi in modo frammentario e su situazioni contingenti”, commenta Balduzzi, “Ma in questo caso ci troviamo di fronte non ad un intervento occasionale, ma ad una vera e propria riforma organica”.

La piaga della criminalità organizzata è stata quindi trattata in tutta la sua complessità per offrire strumenti più certi e paletti definiti a chi deve giudicare. Il 'pacchetto' di riforme può essere comunque migliorato, anzi, “Il Capo dello Stato ha già inviato una lettere in cui si invita ad analizzare meglio dei 'profili critici'.
“Solo con un attento monitoraggio delle sue applicazioni pratiche si potrà capire, col tempo, dove intervenire ulteriormente per rendere sempre più efficace la lotta alla criminalità”, continua Balduzzi, che precisa: “Il cosiddetto 'codice antimafia' contiene decine e decine di novità che aiutano il legislatore a muoversi meglio e a fornire più strumenti per una maggiore trasparenza: dalle azioni sulla gestione dei beni confiscati a modalità per velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale, la scelta più chiara degli amministratori giudiziari. Si ridisegna l'Agenzia per i beni sequestrati e include corrotti, stalker e terroristi tra i possibili destinatari dei provvedimenti”.
Un punto molto contestato tale che il Parlamento ha chiesto al Governo di rivedere questa sorta di parallelismo mafioso-corrotto. “Non si vuole a tutti i costi infliggere lo stigma della mafiosità”, commenta Balduzzi, “Quando la corruzione è reiterata e ha caratteristiche associative, allora può essere trattata come un reato mafioso. In quei casi si possono legittimare azioni preventive”.
 
24/10/2017

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