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Festival del Cinema

In diretta dal lido… seconda puntata

È iniziata ufficialmente la corsa al Leone d’Oro con le presentazioni dei primi film in concorso. Il segno distintivo è il rosa, essendo due storie al femminile ad avere avuto l’onore di inaugurare la competizione ufficiale. Si tratta di Tracks di John Curran e Via Castellana Bandiera di Emma Dante
VENEZIA - È iniziata ufficialmente la corsa al Leone d’Oro con le presentazioni dei primi film in concorso. Il segno distintivo è il rosa, essendo due storie al femminile ad avere avuto l’onore di inaugurare la competizione ufficiale. Si tratta di Tracks di John Curran e Via Castellana Bandiera di Emma Dante, esordiente e prima dei tre italiani in concorso quest’anno.

Tracks è la storia di Robyn Davidson, interpretata da Mia Wasikowska, una donna che nel 1977 percorse a piedi e in solitaria, accompagnata solo da quattro cammelli e un cane, quasi tremila chilometri di deserto australiano, da Alice Springs all’Oceano Indiano. Mia Wasikowska conferma il suo talento con un’interpretazione difficile e di grande intensità. In scena nella quasi totalità delle inquadrature, per una buona metà del film da sola, incarna in maniera magnifica la figura di Robyn Davidson, la sua cieca determinazione, la sua indipendenza, il suo coraggio. Una figura singolare anche per il suo apparire limpidamente, quasi ingiustificatamente, spinta ad un’avventura folle e per molti suicida quasi esclusivamente dal puro atto, giustificato solo dal suo stesso farsi. Il film è soprattutto uno spettacolo per gli occhi. Girato nell’outback australiano, in un’infinita pianura aridissima, tra l’Ayers Rock e i territori sacri agli aborigeni, fotografato magistralmente, con profluvio di grandangoli e campi lunghi mozzafiato, Tracks ricrea la spettacolarità dei grandi scatti del National Geographic e cerca la fusione con l’assoluta bellezza. Bellezza che appare in fondo anche solo quella il giusto premio per l’avventura a cui si assiste. Non c’è poi del resto troppo pathos, mancano buona parte dei pericoli che una donna da sola per nove mesi nel deserto ci si sarebbe potuto aspettare incontrasse, lasciandoci alla fine quasi con l’errata impressione che il viaggio sia stato se non facile certamente lineare. Per alcuni la mancanza di un messaggio e di una tensione drammatica forte potrebbe essere un grosso limite del film, io al contrario penso che il gusto e il piacere della visione ne escano rafforzati.

Via Castellana Bandiera è invece già stato uno spettacolo teatrale e un libro di Emma Dante che completa così con il lungometraggio la sua esperienza con questa storia che evidentemente le ha scavato dentro, arricchendola della fotorealisticità del cinema, dando volume ai luoghi finora solo immaginati su carta e suggeriti sul palcoscenico. Via Castellana Bandiera è un vicolo dell’Arenella – vecchio borgo marinaro, polveroso e diroccato, di Palermo – stretto e dalla segnaletica a dir poco imprecisa. Vi si bloccano, senza possibilità di incrociarsi a meno di cedere il passo e retrocedere, due auto: nella prima una coppia in lite (Emma Dante e Alba Rohrwacher) smarritasi nel dedalo di viuzze palermitane, dall’altra una chiassosa famiglia di residenti, con un capofamiglia dispotico e sinistro e alla guida una vecchia donna silenziosa e fiera (Elena Cotta). Un film non facile da vedere ma soprattutto da costruire, dove la regia non può sbagliare nulla ed essere perfetta. Ma appunto nella resa scenica si registrano le principali pecche di un film che ha momenti preziosi (su tutti la comparsa del “coro” di abitanti del vicolo con il pirandelliano dialogo sui numeri civici e lo splendido “duello” western notturno), che è recitato benissimo e si appoggia su un’idea potenzialmente esplosiva. Ma la regia ogni tanto mostra le pecche dell’opera prima, a cominciare dall’abuso della macchina a mano e delle riprese “sporche”, comunque funzionali alla costruzione della giusta tensione, per passare alle scelte eccessivamente enfatiche del finale. Anche in sede di sceneggiatura se si dipinge e sviscera bene l’aggregato di disagi e traumi che ruota intorno alla vecchia e alla sua famiglia troppo lasciato al non-detto è il vissuto, e le motivazioni del suo impuntarsi, del personaggio di Emma Dante, siciliana che odia la madre e la sua terra e che si va a chiudere in un buco nero del dolore e della memoria.
31/08/2013
Giacomo Lamborizio - redazione@alessandrianews.it

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