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Masio

Destinazione Oymyakon, il paese più freddo del pianeta

Paolo Piacenza e Damaso Damasio partono un'avventura estrema: un viaggio di mille chilometri sulla “strada delle ossa” li porterà a festeggiare il Natale Ortodosso nel piccolo villaggio dove saranno ricevuti dal sindaco
MASIO – Partono oggi, mercoledì 3 gennaio, per Oymyakon, il paese più freddo della Terra, Paolo Piacenza e Damaso Damasio. Dopo l’arrivo a Yakutsk, nella Siberia Orientale, un viaggio di mille chilometri sulla “strada delle ossa” li porterà a festeggiare il Natale Ortodosso nel piccolo villaggio per un’avventura estrema, data la temperatura che in questo periodo dell’anno non sale mai dai meno 40 gradi (la media stagionale è di -50 ma un secolo fa si raggiunsero anche i -72 gradi).

Domenica 7 gennaio saranno ricevuti dal sindaco di Oymyakon che per tradizione riceve tutti gli stranieri che visitano il suo territorio. Porteranno alcuni doni e uno speciale invito. Paolo Piacenza, imprenditore del settore sportivo a Mombercelli, è originario di Masio così come il suo compagno di viaggio, l’ingegnere aerospaziale Damaso Damasio. Il sindaco Giovanni Airaudo, insieme all’assessore al Turismo e Cultura Gianmarco Pagano, li ha ricevuti il 30 dicembre consegnando loro una lettera di invito per il sindaco di Oymyakon per suggellare un’amicizia che grazie ai due temerari turisti prenderà forma domenica prossima. Insieme alla lettera, scritta in russo e italiano, Piacenza e Damasio porteranno i libri sulla storia di Masio scritti dal professor Francesco Cacciabue e una stampa con i bei colori della campagna locale, realizzata dal pittore Mario Annone, per far conoscere meglio, insieme ad alcune cartoline, il piccolo paese dell’alessandrino che negli ultimi anni ha messo in mostra la sua storia e i suoi punti di forza turistico-naturalistici.

Il viaggio è stato pianificato con cura da oltre un anno. I due giovani sono stati attratti dalla nomea di Oymyakon e sono interessati a conoscere tutto di questo luogo, in particolare come vive la popolazione locale (circa cinquecento persone), come sono attrezzati per superare le difficoltà che la temperatura comporta. Vivranno un paio di giorni ospiti di una famiglia locale. Proveranno l’esperienza della pesca nei ghiacci, incontreranno il meteorologo per un’intervista più approfondita. Successivamente si recheranno a Tomtor, distante una trentina di chilometri per visitare le miniere d’oro. Tutto il percorso si svolge sulla famigerata “strada delle ossa”, un percorso di duemila chilometri da Yakuz a Magadan, la “porta dell’inferno”. Dall’epoca di Stalin, furono migliaia i detenuti a morire di stenti nel percorrere a piedi il loro percorso verso la destinazione finale, i gulag. Uno di questi sarà visitato dai due masiesi che faranno poi rientro in Italia dopo una sosta di due giorni a Mosca. Un viaggio non senza rischi e parecchio costoso, affrontabile grazie alla partecipazione di altri due componenti di viaggio (un indiano e un olandese) e allo sponsor, il produttore vitivinicolo Santero di Santo Stefano Belbo.

Il sindaco Airaudo li aspetta per organizzare una serata dedicata al report di viaggio. “Ci siamo attrezzati con macchine fotografiche, camere e anche guanti speciali per poter portare con noi in Italia le immagini più significative di questo viaggio ai confini del mondo. Avremo sempre solo tre ore di luce al giorno, viaggeremo in condizioni estreme: la nostra jeep dovrà sempre restare accesa per non congelarsi, esattamente come le batterie del cellulare... Speriamo che la nostra preparazione ci consenta di fare tutto quanto abbiamo in mente per raccontare il nostro sogno divenuto realtà” dice Piacenza in maglietta a -2 gradi sulla parta del Municipio: ormai pronto e temprato per il viaggio che lo aspetta.
3/01/2018

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