Sei in: AlessandriaNews / Interviste / “Non lasceremo soli i lavoratori più deboli” - 2/07/2012
Interviste

“Non lasceremo soli i lavoratori più deboli”

A pochi giorni dall’arrivo alla Camera del Lavoro di Alessandria del “leader maximo” Maurizio Landini, il segretario provinciale della Fiom, Mirko Oliaro, ci accompagna in un viaggio attraverso emergenze e criticità del mondo delle fabbriche del nostro territorio. Parlando anche dei rapporti con la Cgil, e con gli altri sindacati
Versione stampabile Stampa  |   Invia articolo a un amico Invia   |   Scrivi alla redazione Scrivi
 “La crisi morde, e francamente non vedo segnali che possano consentire di essere ottimisti. Però non molliamo, e anzi invitiamo tutta la Cgil, e anche gli altri sindacati confederali, a far sentire maggiormente la voce dei lavoratori”. Mirko Oliaro, casalese, è segretario provinciale della Fiom da due anni, e lo incontriamo nel pieno dei preparativi dell’iniziativa che porterà, lunedì 9 luglio, il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, alla Camera del Lavoro di Alessandria. Ma è un’occasione soprattutto per fare il punto della situazione sull’occupazione metalmeccanica del nostro territorio, esplorandone le molte criticità, e per fortuna anche qualche elemento di importante “tenuta”.

Segretario Oliaro, che Alessandria presenterete al vostro leader nazionale Landini?
La provincia che lavora, e che è in prima fila nella lotta per la difesa dei propri diritti. Lavoro nero, sicurezza, tutela dell’occupazione, ma anche degli altri strumenti necessari ai più deboli per far fronte ad una crisi epocale. Penso agli ammortizzatori sociali, ma anche alle risorse per i servizi pubblici, dagli asili nido alle mense scolastiche. Oppure al trasporto pubblico in ginocchio: ma lo sa che in molte fabbriche hanno “tagliato” anche i pullman che portavano gli operai al lavoro?

Una Fiom che gioca a tutto campo dunque: in che rapporto con Cgil, e con gli altri sindacati confederali?
Distinguerei due livelli: sul piano nazionale vedo segnali preoccupanti. Nei mesi scorsi c’è stato un momento, nell’ambito della trattativa sulla riforma del mondo del lavoro, in cui la Cgil è sembrata poter rappresentare un traino per milioni di lavoratori sempre meno rappresentati. Poi hanno come tirato il freno a mano, in linea con Cisl e Uil, proprio quando a mio avviso sarebbe stato invece necessario accelerare: in tanti fingono di non capirlo, ma questo atteggiamento sindacale rischia di lasciare sfiduciati e senza punti di riferimento interi comparti della società.

E a casa nostra?

Qui lo spirito di collaborazione c’è, ed è forte e concreto, sia con la Cgil che con Cisl e Uil, pur nel rispetto di posizioni spesso diverse. Per intenderci: in altre parti del Paese è successo più volte che rappresentanti di altri sindacati siano andati a testimoniare, nell’ambito di vertenze giudiziarie, a favore del padronato e contro i rappresentanti della Fiom. Il che credo sia tutto dire. Da noi c’è una forte solidarietà, e senza comparti stagni: cito l’esempio del recente caso che ha riguardato i 40 braccianti stranieri nella zona di Castelnuovo Scrivia: noi siamo stati ben lieti di attivarci, al fianco della Cgil, per dare una mano a questi lavoratori. E così succede in genere anche al contrario, naturalmente.

Ma com’è il quadro occupazionale sul fronte metalmeccanico, in una provincia con una forte tradizione di fabbriche?
C’è una crisi diffusa, con il ricorso ormai sistematico agli ammortizzatori sociali, e una preoccupante tendenza di molte realtà a progressivi e ulteriori ridimensionamenti, e in qualche caso a chiusure. La nostra è una provincia storicamente molto segmentata in distretti industriali diversi, dalla siderurgia novese al freddo e alle macchine da stampa di Casale, al comparto orafo a Valenza, per citare alcuni esempi. Ma oggi l’allarme è generalizzato, e le fabbriche che non hanno mai fatto ricorso a cassa integrazione e ad altri simili strumenti si contano sulle dita di una mano. Tra queste l’Ilva di Novi. Ma purtroppo, anche in quell’area della provincia, le preoccupazioni non mancano, in primis con la Kme di Serravalle Scrivia: un complesso da 450 dipendenti, che dopo 4 anni tra cassa e solidarietà continua ad essere in una situazione molto critica, con voci di rischio chiusura.

Anche i distretti di Valenza e Casale sono in sofferenza?
Estrema: Valenza nel comparto orafo argentiero ha perso almeno un migliaio di posti di lavoro, a Casale e nel casalese sono diverse le realtà che da anni sopravvivono grazie agli ammortizzatori. E poi c’è stato il fallimento della Siltal, che ha prodotto qualcosa come 500 esuberi. E il comparto delle macchine grafiche non è messo meglio, mentre, spostandoci sul tortonese, sembra che alla Acerbi l’obiettivo sia di puntare su una maggior specializzazione per sopravvivere: il che comunque significa a quanto pare altri 50 posti di lavoro destinati a saltare, rispetto agli attuali 120.

Una Caporetto, segretario: ma un sindacato, in un contesto simile, cosa può fare, oltre a gestire burocraticamente le pratiche di sussidi e ammortizzatori vari?
Un sindacato deve fare molto di più: deve essere un punto di riferimento per i lavoratori in tempi di crisi come questo, ma anche in tempi di miglior situazione di mercato, che peraltro sembrano lontani. Credo sia proprio questo uno dei fronti su cui la Fiom si distingue, e non per niente si è spesso cercato di isolarci: noi facciamo un direttivo provinciale al mese, discutiamo e ci confrontiamo davvero, magari anche con forza e sconti interni. Ma i nostri iscritti sanno che si siamo sempre, soprattutto in questi anni in cui il disagio sociale esplode, anche se in tanti vorrebbero negarlo, o anestetizzarlo.

Che rapporti avete con Usb?
Di rispetto e confronto, anche se francamente la presenza dei sindacati di base nelle fabbriche della nostra provincia è davvero marginale. Noi poi, pur con la nostra identità forte e riconosciuta, siamo un sindacato confederale, e crediamo assolutamente in una Fiom parte integrante della Cgil: ovviamente per cercare di renderla più forte e battagliera, ma da dentro.

Ultimo tema, ma primo per importanza: i morti sul lavoro, e comunque i troppi infortuni: qual è la situazione?
Ovviamente quando muore un lavoratore, come è successo di recente all’Ilva di Novi, si accendono i riflettori, e a volte partono anche le strumentalizzazioni. Poi però cala il silenzio, fino al morto successivo. In realtà le statistiche dicono che il numero di infortuni è in calo: il che è anche naturale, considerato che è in calo vertiginoso anche il lavoro, in termini di monte ore effettive. Però facciamo molta attenzione, la situazione è grave: crisi significa anche che le aziende rinunciano ad investire in prevenzione, in risorse destinate alla sicurezza. Arrivano commesse con margini ridotti, e sa cosa si chiede agli operai? Di lavorare con alti standard qualitativi, in fretta e in maniera super efficiente. Ovvio che il mix di tutti questi elementi non può che generare insicurezza, e potenziali rischi aggiuntivi. Non solo: spesso, in caso di infortuni di lieve entità, spesso l’azienda cerca di convincere il lavoratore a soprassedere, a non denunciare. Ma questo nel lungo periodo non fa che peggiorare la situazione.
2/07/2012


 
blog comments powered by Disqus

Facebook

Claudio Pesce: “ecco come si mantiene operativo un ospedale”

Alessandria | Abbiamo incontrato l’architetto Pesce per farci raccontare com’è cambiato l’Ospedale di Alessandria nel corso di questi anni dal punto di vista del risparmio energico e della logistica. Serve davvero una nuova struttura?

Morando: 'Mi danno ragione solo con anni di ritardo'

Novi Ligure | Il nuovo governo, le indispensabili riforme istituzionali e il rilancio economico del Paese. Ma soprattutto il futuro del Pd e del centrosinistra, a cui spesso il senatore Enrico Morando ha indicato strade e soluzioni, «Ma mi danno ragione solo con anni di ritardo». E a Novi che cosa succederà?

Confapi: "in provincia imprenditori in trincea"

Interviste  | Dall’osservatorio privilegiato di Confapi, che raccoglie e assiste quasi 600 aziende su tutto il territorio provinciale, proviamo a tracciare lo stato di salute delle piccole e medie industrie private locali. Le priorità? "Uno Stato più serio e maggiore umiltà da parte di tutti. Chi fa la Bocconi ma non la gavetta fa i danni maggiori"

Balduzzi: “Nessuna alternativa a Letta. Io? Lavoro per il territorio”

Politica | Bilancio di fine mandato e analisi della situazione attuale per l'ex ministro della Sanità Renato Balduzzi: “Ad un governo delle larghe intese non c'era alternativa. Che farò io? Darò il mio contributo per quelle che sono le mie esperienze professionali e per il territorio”

Moro: 'Non mi candido, ma il giovanilismo non funzionerà'

Novi Ligure | L'assessore provinciale Graziano Moro (Pd) ribadisce che non scenderà in campo alle elezioni comunali del 2014. Parole dure nei confronti della giunta Robbiano e della gestione Bergaglio: "Ma non boccio nessuno", ha detto nell'intervista.
Seguici su...
Facebook Twitter Flickr YouTube