Sei in: AlessandriaNews / Interviste / Ferraris: “Non perdiamo la capacità di progettare il futuro” - 8/08/2012
Interviste

Ferraris: “Non perdiamo la capacità di progettare il futuro”

Nonostante una crisi senza precedenti, il mercato del lavoro alessandrino, pubblico e privato, ha anticorpi e competenze per reagire. “La parola d’ordine è insieme”, sottolinea il segretario provinciale della Cisl. Poi analizza la situazione del territorio, da Palazzo Rosso all’Iva di Novi
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Non nasconde certo la sua grande preoccupazione Alessio Ferraris, segretario provinciale della Cisl di Alessandria. E prima di cominciare a tracciare il quadro di un mercato del lavoro, locale e non, sempre più incerto e precario, tira un bel sospiro, come per farsi forza e non cedere allo sconforto. Poi, però, qualche spiraglio per fortuna emerge: soprattutto legato al territorio alessandrino, e alla capacità di “fare squadra” tra forze sociali, sindacali ed economiche, pur nel rispetto dei diversi ruoli: “ci sono tutti gli elementi scatenanti per un bel colpo di reni contro la crisi, in realtà: manca solo qualcuno che dia davvero l’innesco”.

Segretario Ferraris, sono settimane delicate per il Paese e per Alessandria: ma il mercato del lavoro, pubblico e privato, è davvero così agonizzante?
Non al punto da rinunciare non solo a sperare, ma anche a progettare il futuro. Mi spiego: l’incertezza enorme, a livello macro e anche su scala alessandrina, sta generando un clima di sfiducia palpabile, spesso anche eccessiva. Il che naturalmente nulla toglie alla gravità della situazione: intendo solo dire che non siamo di fronte, per fortuna, a fenomeni irreversibili. Dobbiamo solo convincerci che, tutti insieme e senza scatti di individualismo egoista, ne usciremo.

Il suo segretario nazionale, Bonanni, parla di nuovo patto sociale per il lavoro….
Condivido in pieno. La parola d’ordine è e rimane “insieme”, oggi più che mai. E’ naturale che, in un contesto come quello di oggi, la tentazione al “si salvi chi può” ci sia. Ma davvero è solo il meccanismo della solidarietà e della partecipazione che può consentirci di uscire, collettivamente e come comunità, da questo momento davvero critico per il mondo del lavoro, e le fasce più deboli in particolare.

Ma attraverso quali strumenti?
Ci sono due problemi enormi, che i sindacati confederali evidenziano da tempo, in modo unitario. Uno è il credito, che le banche hanno smesso di erogare, se non a condizioni proibitive. L’altro è il fisco: è impensabile che continuino ad esistere così ampie aree di elusione ed evasione fiscale, e che al contempo la tassazione sugli “onesti” oscilli, a seconda delle statistiche, tra il 53% e il 55%. Chiaro che, in questa situazione, i lavoratori si ritrovano stipendi netti “leggerissimi”, mentre gli imprenditori hanno un così elevato livello di rischio, e di tassazione su eventuali utili, che preferiscono attendere, o investire in rendite finanziare. Uno scenario insostenibile.

Guardiamo al nostro territorio provinciale Ferraris: ci sono segnali di speranza, almeno “a macchia di leopardo”?
C’è un dato generale: le aziende che lavorano molto con l’export finora hanno “tenuto”, ottenendo risultati importanti, dato il contesto. Però l’acuirsi della crisi internazionale potrebbe penalizzare anche loro. Procedendo per distretti territoriali, direi che purtroppo i segnali più negativi arrivano da Valenza, dove sul fronte del distretto orafo è buio profondo, e senza inversioni forti di tendenza si rischia la desertificazione. Nel casalese, invece, dopo la crisi del “bianco” e della metalmeccanica, proprio dalla filiera del “freddo” potrebbe arrivare qualche segnale di ripresa: si parla di insediare attorno a Casale una sorta di anello finale della filiera stessa, ossia attività di stoccaggio e smaltimento. Naturalmente vanno fatte tutte le verifiche del caso sul fronte della sostenibilità ambientale, ma potrebbe comunque essere un modo per ripartire, e per ridare occupazione a centinaia di addetti.

E il resto della provincia?
Il novese è l’area decisamente più dinamica e reattiva, grazie alla buona tenuta sia del polo agro dolciario, sia di quello metalmeccanico. Naturalmente confidando che non arrivino ripercussioni locali sul fronte Ilva, data la delicatezza della vicenda di Taranto. E' senz'altro positivo che la produzione non si fermi: speriamo ora che si trovi una soluzione capace di tener conto della necessità di salvaguardare l’occupazione, ma anche la salute e la sicurezza. E’ davvero l’unica strada percorribile.
Naturalmente non scordiamoci poi, nella panoramica novese, anche la presenza di un grande polo commerciale come l’Outlet. Tra l’altro c’è anche qualche segnale di nuovo insediamento. “Sfumato”, almeno per quel che se ne sa, l’arrivo di Maruzzella, è però in arrivo, nell’area ex Smurfit una società russa, la Dkc, che opera nel settore elettrico, e dovrebbe dare occupazione ad una sessantina di addetti. Poi c’è Ovada, che è stata tra le prime aree a risentire della crisi, ma ora sta sia pur gradualmente rialzando la testa, e il tortonese che è stabile dopo la tempesta, direi. Con il rammarico di aver indotto la M&G di Rivalta ad indirizzarsi altrove, ossia a Crescentino, per la messa a punto dell’innovativo impianto per la produzione di bioetanolo.

Poi c’è Alessandria dottor Ferraris: davvero città solo di pubblico impiego?
Non direi: Michelin, Solvay, polo della plastica con capofila la Guala Clousures. Mi pare che aziende forti e competitive ce ne siano anche qui. E poi, ma questa riflessione vale per tutta la provincia, c’è la grande opportunità del Terzo Valico, e della logistica correlata.

Su cui i sindacati, non solo Cisl, hanno deciso di puntare, non senza qualche polemica…
Quelle ci sono sempre, ma compito dei sindacati è di guardare anche allo sviluppo, naturalmente in un contesto di tutela dei diritti, del lavoro e della salute. Il Terzo Valico, a determinate condizioni di sicurezza e con l’indispensabile attenzione sul fronte amianto e falde acquifere, può e deve essere un enorme volàno di sviluppo per il nostro territorio. Naturalmente occorre che, contestualmente, si sviluppino snodi logistici di eccellenza, da S. Bovo ad Alessandria, che consentano non solo lo stoccaggio, ma anche la trasformazione delle merci. Insomma, la crisi non durerà per sempre: e la nostra posizione è pur sempre privilegiata, grazie ai porti di Genova e Savona, rispetto alle rotte in arrivo dal Mediterraneo, e dal nord Africa, e dirette verso tutta Europa. Per questo scelte di disimpegno come quella manifestata poche settimane fa dalla Regione lasciano perplessi, e con l’amaro in bocca. Qui non si tratta di siparietti della politica, e delle opposte fazioni: è in gioco il futuro di un intero territorio, e di chi ci abita, e lavora.

E arriviamo, segretario Ferraris, alle dolenti note del dissesto del Comune di Alessandria, e più in generale alla crisi della macchina pubblica. Come se ne esce?
Lo scenario di Alessandria, per quanto preannunciato da mesi, si sta dispiegando in tutta la sua gravità. Non possiamo che confidare nel serio e rapido operato da un lato dei commissari in arrivo, dall’altro degli attuali amministratori di Palazzo Rosso, che devono affrontare un’emergenza al giorno. Noi come sindacati lo abbiamo detto chiaro: sappiamo bene che ci sono quadri normativi diversi per i dipendenti a tempo indeterminato di Palazzo Rosso, per i precari, per i dipendenti delle partecipate con contratto privatistico, per i lavoratori delle cooperative e così via. Ma crediamo davvero che nessun anello della catena possa essere sganciato, e abbandonato: i costi sociali per l’intero sistema sarebbero enormi.

Ma non ha l’impressione che, se perdono il lavoro migliaia di lavoratori privati tutti quanti ormai alziamo le spalle con fatalismo, mentre se ai dipendenti pubblici arriva lo stipendio con 3 giorni di ritardo si scatena il pandemonio? E alla fin fine la macchina pubblica, anche ad Alessandria, non è davvero sovradimensionata?
Ripeto: non esistono lavoratori di serie A o di serie B: vale per privato e pubblico, e per le differenti contrattualizzazioni di cui parlavamo prima. Cgil, Cisl e Uil, fin dai tempi del governo Prodi, presentarono un memorandum per la riorganizzazione della pubblica amministrazione. Che è un settore nevralgico ed essenziale del nostro Paese, e che certamente presenta ampi margini di miglioramento, per ridurre la spesa e per aumentare l’efficienza. Ma se la strada è quella della spending review del Governo Monti, e dei tagli lineari che “strangolano” gli enti e i lavoratori, diciamo no con fermezza. Così si crea solo disagio sociale, non le condizioni per un nuovo sviluppo. E per quanto riguarda il pubblico impiego, si tenga conto che davvero negli ultimi dieci anni è stato uno dei settori più penalizzati: riducendo diritti e conquiste, senza al contempo innovare alcunché: si pensi alla contrattazione di secondo livello, o alla mobilità fra gli enti, che sono rimasti progetti sostanzialmente sulla carta.

Sinceramente: Alessandria e tutto il nostro territorio ce la faranno a ripartire?
Ce la devono, anzi ce la dobbiamo fare. Guardi, esistono qui da noi davvero tutte le condizioni perché le forze sociali, sindacali, imprenditoriali riescano, insieme, a trovare nuove strade di crescita, e di valorizzazione di tante competenze e potenzialità. Penso a tanti progetti messi in piedi con profitto in questi ultimi anni: il tavolo permanente per la gestione della crisi, gli anticipi di cassa, il protocollo sui problemi abitativi, la campagna del micro credito, la formazione permanente e molto altro. E’ come se ci fossero davvero tutti gli ingredienti per una collaborazione che faccia ripartire il territorio. Manca forse solo il detonatore, ossia l’elemento scatenante che accenda la miccia. E questo credo sia, oggi, il compito della politica.

 
8/08/2012


 
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