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Interviste

Ferrari: “il Comunale va restituito alla città”

La bonifica “amianto” e la prossima stagione teatrale, ma anche il futuro della Fondazione e il ruolo delle politiche culturali in un contesto di crisi. L’ex direttore del Tra interviene nel dibattito in corso, e si candida, “a titolo gratuito, per dare una mano ad Alessandria”
 “Se è d’accordo partiamo dall’edificio: perché una politica culturale è essenziale anche in tempo di crisi, ma quel che gli alessandrini percepiscono prima di tutto il resto è quella struttura chiusa da due anni”. Franco Ferrari al Teatro Comunale di Alessandria è stato di casa per trent’anni, prima ai vertici dell’Ata, poi della Fondazione Tra. Ed ha al suo attivo anche altre importanti esperienze professionali al di fuori del nostro territorio.
Oggi, osservatore molto coinvolto sia come cittadino che come organizzatore culturale, guarda con preoccupazione ma anche con concreta lucidità alla situazione. Ci aiuta, in questa conversazione, ad identificare alcuni punti fermi, e a guardare oltre un orizzonte indubbiamente difficile.

Partiamo pure dall’edificio dottor Ferrari: non è che alla fine la boutade del parcheggio diventerà realtà?
Spero proprio di no, e non credo. Rimango convinto che, con tutte le trasformazioni e i miglioramenti che è giusto prevedere, contestuali al processo di bonifica e riqualificazione, il Teatro Comunale rimanga un unicum ad Alessandria. Non vedo spazi alternativi, per collocazione e potenzialità. Quell’edificio va restituito alla città, prima possibile. Come, e con quali costi e risorse, non sta a me dall’esterno valutarlo: certamente però abbiamo un ministro della Salute che sul tema amianto sta mostrando (penso al caso Eternit) una forte sensibilità, e che guarda caso è alessandrino. Perché non provare a coinvolgerlo, se non altro a livello di autorevole patrocinio?

Balduzzi, se ci sei batti un colpo insomma. Ma, anche ammesso che si trovi una soluzione, ci vorrà almeno un altro anno. Che farebbe, lei, rispetto alla stagione alle porte?
Mi faccia fare una premessa: pur nel disastro del dissesto, Alessandria non deve rinunciare ad avere una politica culturale. E il fatto di avere nel ruolo un assessore come Giorgio Barberis garantisce credo una visione del concetto di cultura ad ampio spettro (università, biblioteca, teatro, cinema e anche altro), e la ricerca di tutte le possibili sinergie e integrazioni. La prossima stagione teatrale, mi pare chiaro, dovrà essere costruita con criteri di emergenza, ma non per questo deve essere deficitaria sul piano della qualità. Certo, io ho l’imprinting dell’organizzatore, e credo che le location cittadine che sono state ipotizzate abbiano anche notevoli limiti: non ci puoi fare tutto insomma, bisognerà compiere delle scelte.

A mezza voce alcuni però cominciano a sussurrare che il Comunale non è struttura adatta agli anni di crisi che verranno: e, per contro, che già che ci siamo tanto varrebbe costruirne un altro….
Due punti di vista schizofrenici: io credo che rinunciare al Teatro Comunale, a vantaggio di una rete diffusa di luoghi individuati in città, possa essere solo soluzione di emergenza. E che, al contempo, sia demagogico pensare di reperire decine di milioni di euro (perché è questo l’ordine di grandezza) per realizzare una nuova struttura. Davvero: riqualificare, e bene, quell’edificio oggi chiuso e abbandonato mi pare l’unica strada. Pur senza trascurare il fatto che, non da oggi, si può fare teatro in molti luoghi diversi: dal teatrino parrocchiale al centro sociale. Si figuri, io ero tra i ragazzi che, al seguito di Dario Fo e Franca Rame, hanno vissuto negli anni Settanta l’inebriante stagione degli spettacoli alla Palazzina Liberty, a Milano.

Il Teatro Comunale era anche cinema, con tre sale. Tornerà ad esserlo?
Me lo auguro. E’ vero che il cinema non vive una stagione entusiasmante, ma con la recente chiusura del Galleria, che si somma alle altre degli ultimi anni, Alessandria è davvero sotto dimensionata quanto a sale cinematografiche: e la mancanza di un’offerta di qualità mi pare si senta, eccome.

La Fondazione Tra avrà un futuro secondo lei?
Intanto è una Fondazione e non una società partecipata, come correttamente ha di recente sottolineato l’assessore Pietro Bianchi. Il che significa che tutti i soci (che sono cinque: Comune di Alessandria, Comune di Valenza, Regione Piemonte, Fondazione CrAl e Amag) hanno il diritto, e il dovere, di prendere posizione. E mi pare che l’altro giorno il sindaco Rossa abbia ottenuto dalla Regione Piemonte importanti rassicurazioni.
Certamente però la Fondazione Tra è nata nell’ambito di un ambizioso progetto, voluto dall’allora sindaco Mara Scagni e che io ho pienamente condiviso, che aveva due direttrici: 1) sviluppare un legame forte con un altro Comune, Valenza, consentendo di riaprire quella splendida bomboniera che è il Teatro Sociale 2) l’intenzione della Regione di creare un nuovo centro di produzione territoriale, che portasse alla nascita del secondo Teatro Stabile del Piemonte.

In pochi anni, è cambiato davvero tutto….
Purtroppo sì, sprecando credo una grande occasione, e anche risorse a non finire: si pensi solo all’investimento in direzione del Delle Piane di Tortona, struttura che poteva avere enormi potenzialità, e giace lì, incompiuta. E’ chiaro comunque che se, in prospettiva, l’intenzione del Comune di Alessandria è quella di tornare a gestire in house il proprio teatro, la Fondazione ad un certo punto andrà superata. E’ importante però che questo avvenga con gradualità, soprattutto pensando alla necessità di non disperdere nessuna delle professionalità che esistono al suo interno. Anche perché immagino che la nuova stagione alle porte andrà organizzata e gestita da personale competente: e nell’organico del Tra, le assicuro, ci sono fior di professionisti, purtroppo in questi ultimi anni umiliati e maltrattati.

Dottor Ferrari, dalla passione dei suoi ragionamenti si sente che lei vorrebbe ancora essere della partita: è così?
Credo che la mia storia sia nota. Mi sono contrapposto alla linea di gestione Fabbio-Repetto-Mancuso perché non la condividevo, e ad un certo punto siamo arrivati ad una risoluzione consensuale del mio contratto di direttore, che era l’unica strada in quel momento percorribile. E anche nella recente campagna elettorale ho ritenuto di impegnarmi in prima persona, come indipendente nelle liste di Sel, perché era giusto farlo, considerato il contesto di emergenza. Di recente ho incontrato l’assessore Barberis, e ho dato la mia disponibilità per dare, a titolo assolutamente gratuito, una mano alla città, perché torni ad avere l’offerta teatrale e culturale che merita. Vedremo.

E’ in competizione con Nuccio Lodato, come si dice in giro?
(sorride, ndr) Né competizione, né alternativa guerreggiata, ci mancherebbe. Nuccio Lodato è un amico, e un intellettuale di grande valore, esperto di cinema, ma anche di teatro e di letteratura.
Le mie competenze invece si articolano più sul fronte dell’organizzazione culturale. Francamente, dato il contesto in cui ci troviamo, credo che ci sia bisogno di tutti. Ripeto: sono a disposizione…
19/07/2012

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