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Intervista

Bellotti: “Ho paura: non mi ricandido…”

Clamorosa decisione del combattivo consigliere comunale Idv: “la mia incolumità fisica è a rischio: mi fermo qui”. Ma sarà davvero così? Con lui ripercorriamo trent’anni di politica alessandrina, fino al lancio della sedia del consigliere Caridi e alla lite con il suo segretario provinciale Vincenzo De Marte
“Non mi ricandido, perché ho paura per la mia incolumità fisica”. Paolo Bellotti è forse il più combattivo consigliere comunale alessandrino, e ama stupire con comportamenti e frasi ad effetto. Mai fini a sé stesse peraltro, ma con un obiettivo preciso da raggiungere. Stavolta, però, sembra terribilmente serio e convinto, mentre annuncia, dopo una trentina d’anni di presenza sulle scene di Palazzo Rosso, la decisione di fare un passo indietro. Anche se occorre anche saperlo interpretare, Bellotti: quando afferma che non si ricandiderà come consigliere (e quindi neppure alle primarie del centro sinistra, come qualcuno auspicava e altri temevano) non significa che intenda abbandonare la politica. Sarebbe, del resto, come chiedere ad un pesce di vivere senz’acqua. E, in ogni caso, la primavera è ancora lontana.

Bellotti, lei sta scherzando, vero? Davvero intende abbandonare la politica?
No, questo no. Io politica la faccio da quando avevo 17 anni, e ora ne ho 51. La farò sempre credo, in forme e modi via via diversi. Io le sto dicendo che ne ho parlato a lungo con persone a me vicine, affettivamente, che mi hanno chiesto di fare un passo indietro, per poter vivere d’ora in poi, loro ed io, un po’ più tranquilli.

Ma davvero si sente minacciato? Dalle nostre parti, di solito al più si viene compatiti, isolati: gli alessandrini tolgono il saluto, mica vanno oltre…
Lo dice lei questo. Io nei mesi scorsi mi sono visto tirare addosso una sedia dall’allora presidente della commissione Politiche del Territorio, poi arrestato per vicende legate all’ndrangheta. Successivamente sono stato aggredito sulla mia auto dal segretario provinciale del mio partito, l’Italia dei Valori.

Bellotti, la vicenda della lite tra lei e De Marte in effetti, più che spaventare, fece sorridere tanti, diciamocelo. Lei sta dicendo che c’è dell’altro?
C’è un’indagine in corso, e non intendo in nessun modo ostacolarla, mi scusi. Ho davvero pieno rispetto e fiducia in chi la sta portando avanti. Posso però ricordare che lo stesso De Marte (anche se la sera in cui mi aggredì francamente non ne fece cenno) ha dichiarato lui stesso ai giornali che il motivo dello scontro fu la variante collinare di Valle. E qui mi fermo, punto.

Però restiamo ancora sull’Idv alessandrina, a cui lei è iscritto da un paio d’anni. Non c’è un po’ di confusione? Per Palazzo Rosso in fin dei conti avete rinunciato ad un vostro candidato. E si parla di dimissioni del tesoriere provinciale, per questioni legate alla gestione interna. Ne sa qualcosa?
Per quanto riguarda le vicende amministrative interne, il segretario regionale ci ha chiesto di non rilasciare dichiarazioni, e io mi attengo alle disposizioni. Per quanto riguarda le primarie, ad un certo punto ho appreso dai giornali dell’autocandidatura del segretario provinciale. Pare che sia anche andato a Vasto a parlarne con Di Pietro, che non so se lo abbia neanche ricevuto. Ma insomma il partito fa le proprie scelte, ed io le rispetto.

Ma lei la tentazione di candidarsi alle primarie non l’ha avuta?

Assolutamente sì. Io amo fare politica in questa città, e non fosse stato per la questione sicurezza personale di cui le ho detto all’inizio probabilmente mi sarei candidato. Però guardi, mi faccia dire una cosa su questa storia dei politici vecchi e “compromessi” che dovrebbero lasciare spazio ai giovani. Io credo che lo spazio ci sia per tutti quelli che hanno passione e onestà. Personalmente faccio politica da trent’anni, e vivo del mio lavoro di dipendente del Ministero di Giustizia: come tanti sanno, sono educatore al carcere di San Michele. Abito in affitto, possiedo un’auto sgangherata che ha 15 anni e una moto che ne ha 30. Mio padre, Vittorio Bellotti (a cui è intitolata anche una piazza al Cristo) fu sindacalista Cisl, e viveva nelle case popolari. Mio fratello fa l’operaio. Le sembro uno che si è arricchito, o ha fatto carriera grazie alla politica?

Facciamo allora un breve viaggio nel suo passato politico Bellotti: lei bastian contrario lo è nato, o lo è diventato?

Mah…io le regalo alcuni flash, poi giudichino i lettori. Io sono stato iscritto alla Federazione Giovanile Comunista, e poi al Pci. A poco più di vent’anni ho avuto la fortuna di frequentare i corsi delle Frattocchie, la mitica scuola politica del partito, a Roma. E le garantisco che lì si studiava la macchina pubblica, l’amministrazione, gli atti. Ho acquisito così la forma mentis che mi porto dietro: analizzare i documenti, e incalzare sui numeri e sui fatti.

Lei però ci ha messo poi del suo: la ricordo tre anni fa sventolare un paio di mutandoni in consiglio comunale, davanti al naso di un esterrefatto sindaco Fabbio…

Quella è stata la scuola di Pajetta, il mitico esponente del Pci che ammiravo enormemente. Da lui ho imparato che non basta aver ragione, e studiare numeri e dati: al momento opportuno serve anche saper attirare l’attenzione, far accendere i riflettori su una certa questione. Le mutande che lei ricorda servivano per segnalare agli alessandrini la vicenda Aristor, mi pare. Che già allora si capiva che piega avrebbe preso, ma all’epoca ero appunto l’unico a parlarne.

Quando è entrato per la prima volta come consigliere a Palazzo Rosso?
Era il 1981: morì l’avvocato Punzo, e fui chiamato a sostituirlo. Fu per me un grave dolore da un lato, perché ero molto legato a Punzo. E dall’altro, a 21 anni, cominciavo il mio percorso politico cittadino.

Per diversi anni fu in maggioranza, con le giunte di allora targate Psi/Pci. Dopo Tangentopoli, e la vittoria della Lega Nord nel 1994, è passato all’opposizione?
Sì, e fui anche capogruppo del Pds. Feci opposizione fino al 2002, quando decisi che era il momento di prendermi una pausa da consigliere, dopo più di vent’anni. E con la vittoria della Scagni divenni presidente del Cissaca.

Che ricordo ha di quell’esperienza?
Splendido: e vorrei sottolineare che furono anni, per il Cissaca, di crescita costante sul territorio, ma anche di bilanci in attivo. Chiudemmo il 2006 con un attivo di 700 mila euro: a vedere come sono ridotti oggi, mi piange il cuore, perché davvero credo sia una realtà essenziale per un territorio che voglia dirsi civile, e sappia offrire assistenza a chi ne ha bisogno. Io comunque mi dimisi da presidente, vorrei sottolinearlo, 6 mesi prima della scadenza del mio mandato: mentre molti altri in ruoli simili puntano i piedi, e cercano di resistere a oltranza. Io semplicemente ero in disaccordo ormai con Mara Scagni, e chiesi le primarie, senza ottenerle. Così mi candidai comunque come consigliere nel 2007, e fui eletto, pur nella débacle elettorale che tutti ricordano.

Lì comincia l’era Fabbio, e lei fa opposizione dura….
Anche perché, per almeno tre anni, altra opposizione se ne è vista poca, soprattutto da parte del Pd. Io fui espulso dal partito, tenni per un anno il marchio Ds (l’alternativa era finire nel gruppo misto con l’avvocato Rovito: persona degnissima, sia chiaro. Ma politicamente lui ed io insieme sarebbe stato troppo, no?), e poi ci fu la mia adesione all’Idv, quando Di Pietro sposò la battaglia della legalità, e si avvicinò al popolo viola e a tematiche di sinistra.


E dopo tutto questo percorso, Bellotti, lei a 51 anni vorrebbe scrivere la parola fine? Sa che dopo averla ascoltata a lungo ci credo ancora meno?
(sorride, ndr) Ad oggi, mi creda, le cose stanno così. Vedremo naturalmente cosa succederà nei prossimi mesi…
 
10/10/2011

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