Sei in: AlessandriaNews / Interviste / Barosini: “sarò il sindaco della gente” - 19/09/2011
Intervista

Barosini: “sarò il sindaco della gente”

I fallimenti della giunta Fabbio, ma anche Rita Rossa come “ritorno al passato”. Il leader Udc, presidente del consiglio provinciale, è scatenato, e si prepara ad una lunga maratona: l’obiettivo è la conquista di Palazzo Rosso
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Gianni Barosini è “un estremista di centro”, come lui stesso si definiva fino a poco tempo fa sul suo profilo di Facebook. Dove il coordinatore provinciale dell’Udc di Alessandria conta già quasi 5 mila amici, a riprova non solo della sua popolarità, ma dell’uso costante ed attento del “mezzo” Internet. Lo incontriamo nel suo ufficio di Presidenza del Consiglio Provinciale. E’ scatenato ed entusiasta, un fiume in piena, che punta diritto su Palazzo Rosso.

 

Presidente, alle comunali di maggio lei sarà il candidato di tutto il terzo polo?

Il terzo polo è un cantiere aperto, che spero possa dare all’Italia una vera opportunità di cambiamento, moderata ma rigorosa. Ad oggi però non c’è ancora, per Palazzo Rosso, un accordo strutturato con Fli e Api, che spero possa naturalmente concretizzarsi. Io sono il candidato dell’Udc, perché il partito me lo ha chiesto, e perché ci credo davvero: è la logica conseguenza di un cammino di alternativa, per questa città. Non le sembra ce ne sia davvero bisogno?

 

Ricordiamolo, questo percorso…

Inutile girarci attorno: noi in Fabbio abbiamo creduto, e lo abbiamo sostenuto contro la Scagni. Ma ci ha profondamente deluso, e ben presto ci siamo accorti dove stava andando, con quali scelte e in quale pessima compagnia. Ci siamo sfilati, coerentemente. Anche perché nel frattempo siamo diventati sempre più critici nei confronti di Berlusconi e dei suoi bluff: esattamente come tanti italiani moderati, e amareggiati. Nel 2009 abbiamo avuto un ruolo decisivo nella vittoria di Filippi e del centro sinistra in Provincia, e crediamo che la sua giunta stia operando bene. Le dico subito, in riferimento al balletto indecoroso e un po’ umiliante delle settimane scorse riguardo alle manovre del governo, che io sono favorevole ad un serio accorpamento delle Province, ma cancellarle mi sembra una mossa azzardata, propagandistica. Pochi risparmi, perché comunque le funzioni e i dipendenti andrebbero naturalmente mantenuti, e probabilmente tanti disagi, per tutti.

 

Rimaniamo su Palazzo Rosso però: ad un certo punto sembrò che Barosini e Udc dovessero appoggiare Rita Rossa, potenziale candidata del centro sinistra, Primarie permettendo. Cosa è cambiato?

Ma no, guardi, quelle erano tutte ipotesi di voi giornalisti. Se mi fa fare una battuta, direi che il problema di questa città è proprio, semmai, che non è cambiato nulla. Mi spiego: cinque anni di Mara Scagni e del centro sinistra, un fallimento. Poi cinque anni di Fabbio, con Pdl e Lega: peggio ancora, un vero disastro. E ora che facciamo? Torniamo alla Scagni, ma con la parrucca bionda?

 

Questa è bella Barosini…guardi che la scrivo…

Lo so che la scrive, e poi fioccheranno le critiche. Ma il discorso è politico, non personale: Rita Rossa io la apprezzo, qui in Provincia cooperiamo in maniera costruttiva. Però chi c’è con lei, dietro di lei? Gli stessi nomi, la stessa burocrazia che ha già amministrato questa città negli anni scorsi. E che gli alessandrini hanno mandato a casa. Per questo dico: ora se permettete tocca a noi. E sono certo, mi creda, che gli alessandrini concorderanno, e ci sosterranno.

 

Mi faccia fare la voce contro, presidente: voi siete il nuovo? Il partito di Casini, e del suocero Caltagirone?

Eh no, io le faccio fare quel che vuole, perché mi piacciono le interviste vere. Ma rispondo per le rime: io Caltagirone manco so chi sia, mai visto in vita mia, e credo che non lo incontrerò mai. A Palazzo Rosso comunque, e per fare il sindaco davvero, si candida Gianni Barosini, con la sua faccia e con il suo specchiato curriculum personale e politico. E, soprattutto, con una squadra di persone perbene…me ne fa parlare un attimo?

 

Assolutamente sì…

Guardi, ci tengo perché siamo un team straordinario, di gente con tanto amore per questa città, e tra l’altro con pochissimi soldi da investire nella campagna elettorale: i nostri personali e basta. Io del resto diffido di chi, per fare il sindaco di Alessandria, spende centinaia di migliaia di euro: dove li prende? Chi glieli dà, e cosa poi chiederà in cambio? Siamo concreti, e sinceri: io sto preparando alcuni semplici e spero incisivi cartelloni sei per tre, con lo sfondo giallo, il colore che abbiamo scelto per la campagna elettorale. E in primo piano la mia faccia, senza neanche simboli di partito: perché voglio davvero essere la voce della gente.

Con me ho due amici storici, della prima ora, con cui faccio politica da sempre, che sono Marco Travaino, segretario cittadino del partito e organizzatore instancabile. E Paolo Onetti, una persona perbene e preparata, allontanata in maniera indecorosa dalla presidenza Aspal per pure “giochetti di bottega” della politica. E poi professionisti di valore come l’avvocato Paolo Strozzi e Alessandro De Faveri, revisore dei conti della Provincia.

 

Ma soprattutto pezzi importanti di società civile Barosini. Un’operazione intelligente, la sua…..

Grazie, ma guardi che non c’è calcolo politico. Lei si riferisce, immagino, all’alleanza importante con due esponenti dell’Alessandria della gente, e non del Palazzo. Ossia Pier Carlo Lava, con la sua lista I cittadini prima di tutto, e Gianna Calcagno, da vent’anni impegnata in città nei comitati a difesa degli alluvionati e non solo. Mi sono sbilanciato a dichiarare che la vorrei vice sindaco, e la cosa ha fatto subito rumore. Ma intendevo sottolineare in quel modo che con queste persone c’è una vicinanza vera, vissuta: e la voglia di cambiare questa città, di restituirla agli alessandrini, togliendola alle piccole consorterie del centro destra, e del centro sinistra.

 

Barosini, lei è alessandrino di adozione da quasi trent’anni: la sente davvero sua ormai, questa città?

Totalmente. E vorrei sfatare la retorica degli alessandrini gente chiusa, o addirittura ostile. Ma quando mai? Io qui sono arrivato per lavoro, mi sono integrato meravigliosamente, e oggi non riuscirei a pensarmi minimamente altrove, se non in vacanza.

 

Alcuni lo sanno, altri no: lei è anche uomo di teatro….

Che esagerato. Diciamo piuttosto che il teatro, e la scuola dei Pochi in particolare, sono stati per me un importante strumento di integrazione, oltre che di crescita culturale. Ho avuto docenti straordinari come Dollfus e Parise, e nel corso con me c’erano Massimo Poggio, che tutti conoscono, e Aldo Ottobrino, meno noto forse al grande pubblico, ma straordinario attore di teatro. Io ero sicuramente meno bravo di loro: diciamo che però un certo esibizionismo c’è anche in chi sceglie di fare politica, e il palcoscenico mi ha comunque insegnato molto, in termini di comunicazione. Ma mi creda, vedere come la giunta Fabbio ha gestito il Teatro comunale in questi anni, fino alla vicenda dell’amianto, e all’attuale chiusura della struttura fino a quando non si sa, mi addolora. Ecco, magari potessi diventare sindaco per restituire davvero ad Alessandria una politica teatrale e culturale di qualità. Mi creda, lo farei anche solo per quello…

 

Invece la sua collega/rivale Rita Rossa punta sui Grigi: mi sa che spostano più voti loro del Comunale Barosini…

Ma io sono tifosissimo dei Grigi, ci mancherebbe. Oltre che della mia Lazio naturalmente, ma finchè l’Alessandria non arriva in serie A, conflitti di interesse non ne ho. Con mio figlio Filippo, liceale sedicenne al liceo Plana, spero di seguire tutta la stagione al Moccagatta, e che il campo ci dia le stesse soddisfazioni dello scorso anno, quando avevamo un gruppo di ragazzi straordinari. Comunque lo scriva: Barosini allo stadio va in curva, e soprattutto paga sempre il biglietto di tasca sua.

 

Si sente già in campagna elettorale insomma. Da qui a maggio sarà una gara ad ostacoli: si sente pronto?

Più che agli ostacoli penso alla maratona. E sono prontissimo, e carico: la mia campagna elettorale sarà tutta in strada, fra la gente. E del resto è quel che faccio da quindici anni a questa parte, e che si chiede ad un politico: non sempre i problemi possono essere risulti. Io almeno la bacchetta magica non ce l’ho, e poteri forti alle spalle neppure. Però la capacità di ascolto deve essere massima: solo così del resto capisci davvero che aria tira. E io glielo dico per tempo: ad Alessandria tira aria di cambiamento vero…

19/09/2011


 
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