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Quest’analisi vuole essere un contributo al dibattito in corso sulla crisi del comparto orafo valenzano, tre anni dopo il Credit Crunch. Partendo da alcune note etnografiche circa la percezione della crisi da parte della comunità orafa nel 2011, analizzerò alcuni dei principali trend economici cittadini alla luce di due principali fonti di dati socio-economici per la città di valenza, il Monitor dei Distretti di Banca Intesa-San Paolo (2011) e il report sull’occupazione in Valenza curato dall’ Osservatorio Provinciale Mercato del Lavoro (2011).
Note etnografiche
Ho lasciato il campo nel gennaio 2011, in una fredda giornata poco dopo Natale, in quella periodo dell’anno in cui gli imprenditori chiudono il bilancio annuale e cercano di trarne conclusioni ed auspici. In quelle settimane non erano ancora disponibili statistiche ufficiali per misurare l’andamento effettivo dei trend economici dell'economia valenzana nel 2010. Gli orafi che incontrai erano sicuri che il 2010 fosse stato più "clemente" per la città rispetto al 2009 – "l’anno nero", "l’anno terribile" per l'industria cittadina, quando il fatturato dell’industria era crollato di oltre il 50% (Gereffi & De Marchi, 2010; Servizio Studi e Ricerche, 2010b). Seppure non disastroso, il 2010 appariva loro lungi dall'essere completamente rassicurante. Parlavano di difficoltà economiche e dell'incertezza del futuro. Guardavano all’anno che si stava aprendo con speranza e rassegnazione: per quanto positivo fosse stato l’ultimo anno, erano sicuri di vivere ancora all’ombra della 'Crisi'.
Raccogliendo queste ultime testimonianze terminava il mio lavoro sul campo ed io lasciavo l’Italia. Solo sei mesi più tardi, nel luglio 2011, ho avuto la possibilità di tornare a Valenza per ricerca. Sotto una cappa di calore bruciante e umidità oltre l'80%, il paesaggio cittadino appariva inalterato ai miei occhi. Tuttavia, nel primo semestre dell’anno, un’altra trentina di aziende aveva chiuso, stando ai dati della Camera di Commercio di Alessandria (cf. Camera di Commercio di Alessandria, 2011). Questi dati non distinguono la scala delle aziende ed in tal senso è difficile stimare l’impatto occupazionale di queste chiusure. Gli imprenditori orafi che incontrai immaginavano fossero principalmente piccoli laboratori di 5-6 persone, e dato la scarsa scala di queste realtà imprenditoriali i media non avessero prestato attenzione particolare a quello che venne descritto da loro come uno “stillicidio” imprenditoriale. In altre parole, i miei informatori sottolinearono lo scarso impatto di queste chiusure, ma fecero notare come, ormai dal 2008 nessun grande investimento industriale fosse stato fatto in città a fronte di un lento sgretolarsi del tessuto imprenditoriale cittadino.
Ancora nella primavera del 2008, il mondo politico e imprenditoriale cittadino si interrogava su un possibile futuro dell’oreficeria valenzana quale realtà di grandi fabbriche, dopo che gruppi internazionali, quali Bulgari e Damiani, avevano proposto la creazione di nuove, grandi stabilimenti nella periferia della città. Quattro anni dopo, gli stabilimenti, tanto temuti da parte di un mondo orafo che vedeva in essi la fine del mondo dell’ artigianato e della micro-imprenditoriale, non erano sorti e i gruppi avevano abbandonato tali progetti a seguito del dowturn internazionale del mercato del gioiello ed in particolar modo dell’entrata in crisi del “made in Italy”. Nell’estate del 2011, dopo tre anni di impoverimento per il tessuto produttivo locale, quegli stabilimenti apparivano agli stessi orafi che li avevano temuti promesse infrante, opportunità sprecate, un altro sogno di prosperità infranto.
Quest’esperienze etnografiche ritraggono un mondo industriale ed un tessuto imprenditoriale in crisi: indubbiamente non esautorato dal mercato, ma che fa manifeste difficoltà “sistemiche” ed un lento ed ininterrotto declino cittadino. Un dato che apparentemente contrasta con statistiche ufficiali e dati econometrici elaborati da istituti nazionali di ricerca (Servizio Studi e Ricerche, 2010a, 2011). Laddove questi indicano, dopo il tonfo del 2009, una sostanziale crescita delle esportazioni e dei fatturati dell'industria valenzana tra il 2010 ed il primo semestre 2011, nei miei incontri, le frasi, quali "l’oreficeria è alla canna del gas,” “Valenza non luccica più", e "'La Crisi non è mai finita", risuonarono più e più volte indicando un cupo futuro per la città "città dell'oro". Questa discrepanza appare una discrepanza profonda che sprona ad una riflessione sui dati oggi disponibili e sul loro significato al fine di far luce sullo stato dell’economia della città ed il suo futuro.
Incrociando i dati
Nel corso del 2011, un discreto corpus di ricerche quantitative ha dato modo di apprezzare alcuni elementi dello sviluppo dell’economia città, quali le esportazioni di prodotti “made in” Valenza e l'occupazione cittadina. In particolare, significativi sono il monitor dei distretti italiani di Intesa-Sanpaolo che propone un’analisi sui trend delle esportazioni del distretto orafo dal 2008 alla fine del primo semestre 2011 (Servizio Studi e Ricerche, 2011), e la relazione di Alessandria Provincia in materia di occupazione a Valenza tra il 2009 e il 2010(Osservatorio Provinciale Mercato del Lavoro, 2011).
Il Monitor di Intesa-Sanpaolo è stato pubblicato nel mese di settembre. A fronte di una macroanalisi dello stato di salute dei distretti italiani, esso offre un rapporto sintetico di tendenza delle esportazioni del distretto. Esso riporta un volume complessivo delle esportazioni nel 2010 di € 562.000.000, e una crescita sostanziale delle vendite dopo il 2009. Confrontando questo dato con i dati ISTAT sull’export valenzano 2007-2009 (Gereffi & De Marchi, 2010, p. 7), emerge che il fatturato 2010 il migliore dal 2007 e il 13% in meno rispetto al fatturato 2007.
Tale confronto suggerisce un recupero quasi totale dell’economia valenzana dopo un periodo di recessione tra il 2008-2009. Un’analisi basata unicamente su questi dati rischia di essere fuorviante. In primis, seppure durante l’ultimo decennio l'esportazione abbia rappresentato il 60% del fatturato della città (Paradiso, 2009), questi dati non mettono in luce l’andamento del commercio nazionale, che rappresenta una significativa frazione del fatturato del distretto e il principale mercato per molte aziende medio-piccole. Inoltre, il monitor non rende conto del saldo import-export, dato disponibile unicamente per gli anni pretendenti il 2008 (Paradiso, 2007, 2008), né, tantomeno, prende in esame il rapido e significativo aumento del costo delle materie prime dell’ultimo triennio.
Sul fronte del mercato interno, un recente studio di Federcommercianti Orafi (cf. Federdettaglianti Orafi, 2011) ha messo in luce una situazione del mercato nazionale del gioiello in recessione nel corso del 2010 ed in perdita media del 10% nel corso del primo semestre 2011. Questo studio non offre dati aggregati sulla base della provenienza dei pezzi venduti, per cui non è possibile dire con certezza l’andamento specifico dei prodotti “made in Valenza”, firmati e non firmati; esso, però, tratteggia un generale quadro cupo per la gioielleria italiana.
La mancanza del dato del salto import-export del monitor di Banca Intesa-Sanpaolo, alla luce del buio sul mercato nazionale, rende impossibile comprendere precisamente quanto incida l’export nella creazione della ricchezza cittadina. In fronte a tale incertezza è, però, possibile rileggere l’andamento dei fatturati del triennio 2008-2011 sulla dell'andamento dei prezzi dei metalli preziosi e gemme.
A partire dall’esplosione della bolla speculativa finanziaria nel 2008, i prezzi delle materie preziose ha iniziato una rapida e spinta crescita che non s’è ancora esaurita nel 2011. Tra il 2007 e il 2010, il prezzo di oro e diamanti, le principali materie prime delle produzioni valenzane, ha segnato un approssimativo +175% (cf. Kitco, 2010; Rapaport, 2010). Questo è un fattore di costo che incide direttamente sul prezzo finale di gioielli, senza lasciare margine di guadagno particolare alle imprese.
Riconsiderando le percentuali di crescita proposte dal monitor alla luce di questo aumento. il quadro generale cambia drammaticamente. Seppure il 2010 resta sempre un anno di ripresa rispetto al 2009, se si confronta il risultato del 2010 con quello del 2007, anche da una semplice comparazione basata sull’aumento percentuale medio delle due materie prime appare che gli effetti della crisi sono ben lungi dall'essere recuperati. Il fatturato 2010, in tal senso, emergerebbe come circa la metà del 2007 e la crescita del 2011 limitata al di sotto del 10%. Queste cifre sono solo indicative, in quanto sarebbe possibile ottenere un dato preciso unicamente considerando gli effettivi consumi di materie preziose: dati non disponibili e difficilmente reperibili. Per quanto indicative, esse mostrano un’economia che ha sofferto ed ancora soffre degli effetti del rapito down-turn vissuto tra 2008 e 2009, seppure rappresenti ancora un’importante ed attiva realtà internazionale.
Laddove, il monitor rappresenta uno strumento per riflettere sull’andamento economico della città, il lavoro dell’Osservatorio Provinciale Mercato del Lavoro (2011) può essere uno strumento per leggere le ripercussioni sociali della crisi. Il report prodotto riassume i principali indicatori occupazionali per la città. Da esso emerge che, nel 2010, 684 contratti orafi sarebbero stati conclusi, a fronte di 189 nuove assunzioni (Osservatorio Provinciale Mercato del Lavoro, 2011, p. 13). Un saldo di -495 posti di lavoro, 284 dei quali sono da ricondurre alla chiusura d’imprese. Parallelamente a questo dato, il report mette in luce una generale flessibilizzazione del lavoro, ovvero la crescita di contratti a tempo determinato o part-time a fronte di una riduzione dei contratti indeterminati a tempo pieno (Osservatorio Provinciale Mercato del Lavoro, 2011, p. 8) ed una complessiva erosione della popolazione orafa. Indubbiamente il 2009 ha rappresentato l’anno nero per l'industria della gioielleria anche dal punto di vista occupazionale, portando alla scomparsa di approssimativamente mille posizione e al conseguente aumento della disoccupazione cittadina ad oltre duemila disoccupati, in una città che fino al 2005 aveva una disoccupazione effettiva stimata attorno ai 500 casi(Fontefrancesco, 2006). Laddove il 2009 registra il picco massimo di disoccupazione, nel 2010, il numero di disoccupati è sceso a 1854 persone (Osservatorio Provinciale Mercato del Lavoro, 2011, p. 1): un dato indubbiamente positivo, ma lungi dai livelli pre-crisi (Assessorato al Lavoro, 2011, p. 152). I dati completi per il 2011 non sono ancora disponibili, ma i primi dati forniti ai media dalla Provincia e sindacati (eg. Giacosa, 2011), mostrano la perdita approssimativa di altri duecento posti di lavori nel settore orafo e il perdurare dell’attivazione di cicli di cassa integrazioni anche in aziende grandi.
Conclusione
Da questi dati, sembra che anche i costi sociali della recessione non siano ancora recuperati. Anche se la fase critica del 2009 sembra essere stata superata, alla luce dell’aumento dei costi delle materie prime, le performance valenzane s’attestano con valori sostanzialmente inferiori a quelli del pre-2009. Seppure mentre scrivo il mercato per il gioiello valenzano sembra essersi stabilizzato ed in lenta crescita, non sono disponibili dati per appurare la solidità di questo nuovo trend. A fronte di questa stabilizzazione, l'attuale condizione socio-economica delle comunità orafa e della città è, però, stata profondamente intaccata nel corso del triennio 2008-2011.
Questa mia analisi ha voluto fornire elementi per comprendere come il sentire degli orafi, la loro incertezza sul futuro di Valenza. Seppure appaiono oggi essere stati smentiti quei presagi che nel 2009 vedevano come certa una rapida dipartita della gioielleria valenzana, nel 2011, Valenza continua a vivere una fase difficile ed incerta, ed il futuro della città e della sua industria rimane un’incognita.
Riferimenti bibliografici
NOTA: questa analisi segue la ricerca sul campo condotta in Valenza tra dicembre 2008 e 2010, di cui i risultati sono stati parzialmente presentati il programma radiofonico “Valenza: l’oro, le persone, la crisi”, prodotto da Radiogold nel 2009, e in una serie di pubblicazioni scientifiche tra le quali (eg. Fontefrancesco, 2011, Forthcoming)
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