Sei in: AlessandriaNews / Focus / Provincia di Alessandria: una storia di banche (II) - 29/06/2012
Reportage Economia

Provincia di Alessandria: una storia di banche (II)

Seconda Parte: Fusioni e scollamento. Saranno prese in esame le più recenti trasformazioni, delineando alcune ragioni dello scollamento che ha interessato banche e territorio
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Nella prima parte di questo approfondimento sui cambiamenti del mondo bancario in provincia di Alessandria ho tratteggiato il profilo di questa realtà prima delle trasformazioni innescate dall’entrata in vigore della Legge Amato (L.218/1990) e delle successive disposizioni legislative mirate all’internazionalizzazione e resa concorrenziale all’interno del mercato globale del credito del sistema bancario italiano. In questa seconda parte prenderò in esame queste più recenti trasformazioni, delineando alcune delle ragioni di quello scollamento tra banche e territorio spesso lamentato da attori nel dibattito pubblico e accademico corrente.

Alla base del cambiamento
Per comprendere le grandi trasformazioni del tessuto bancario locale nell’arco dell’ultimo ventennio è necessario guardare ai principali cambiamenti strutturali a livello nazionale prodotti dai provvedimenti legislativi originatisi con la legge Amato. Tra questi, fondamentale è stata la trasformazione degli istituti di istituti di credito di diritto pubblico (per esempio Monte dei Paschi di Siena, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Banca Nazionale del Lavoro, e le Casse di Risparmio agenti nel territorio provinciale) in società per azioni (quindi società di diritto privato) operanti nel campo della raccolta e gestione del credito e controllate da fondazioni bancarie; fondazioni, queste, operanti nel terzo settore pur conservando una vocazione economica seppure limitata a scopi non lucrativi (L 461/1998). Nell’ottica del nostro ragionamento, si può notare come questa prima trasformazione fece sì che i pacchetti di controllo azionario dei singoli istituti bancari divenissero merce su d’un fiorente mercato del credito in cui co-parteciparono attori internazionali e nazionali, tra i quali le stesse neonate fondazioni bancarie, che vide la creazione ed espansione di gruppi bancari di grande profilo. A tale trasformazione si lega la privatizzazione delle banche di interesse nazionale (Comit, Credit e Banco di Roma) a seguito dello smembramento dell’IRI. L’immissione nel mercato di quote azionarie di queste banche può essere, infatti, vista come una prima e fondamentale tappa che portò alla nascita dei due gruppi bancari italiani (Unicredit e Intesa-San Paolo) stimati tra i maggiori trenta mondiali per indice di capitalizzazione (www.thebanker.com).

Un’epoca di fusioni
È alla luce di queste trasformazioni che si può vedere l’estremo dinamismo del sistema bancario degli ultimi vent’anni che si espresse principalmente con una serie di acquisizioni e fusioni che portò ad una prima semplificazione del variegato quadro nazionale e locale . Laddove la “foresta pietrificata”, ancora nei primi anni Novanta, si esprimeva in un tessuto fondamentalmente costituito da istituti di credito dalla vocazione localistica, spesso sub-regionale, nel corso dell’ultimo ventennio si son visti sorgere nuovi gruppi a vocazione sovraregionale, nazionale od internazionale. Questa trasformazione ebbe il duplice risultato, da un lato, di potenziare la competitività nazionale ed internazionale degli istituti bancari italiani, dall’altro, di deterritorializzare e sradicare dal locale gli istituti e le loro politiche economiche.
La recente storia bancaria della provincia alessandrina non si discosta dalle dinamiche italiane e propone una diffusa tendenza alla semplificazione del composito quadro locale, anche a fronte dei più ampi processi in corso a livello nazionale. Si nota, infatti, la trasformazione di realtà nazionali quali Banco di Roma e Credit, confluite rispettivamente la prima in Banca di Roma (1992) e la seconda in Unicredito Italiano (1998) per poi fondersi nel gruppo Unicredit (2008), e della Comit, acquisita da Banca Intesa (nata dalla fusione di Ca.Ri.P.Lo. e Banco Ambroveneto) nel 1999, a sua volta fusasi con San Paolo IMI (2006) nel gruppo Intesa-San Paolo, l’acquisizione e scomparsa di piccole banche locali, quali Banca di Alessandria (acquisita da Banca Popolare di Lodi) o Banca F.lli Ceriana (acquisita da CR Parma), l’integrazione all’interno di gruppi sovra-regionali di banche a vocazione più locale, quali CR AL (in Banca Popolare di Milano dal 2004 e dal 2012 fusa in Banca di Legnano), CR Tortona (acquisita da Banca Lombarda dal 1999 e tramite questa entrata a far parte di UBI Banca dal 2007), Banca Popolare di Novara (partner del Gruppo Banca Popolare dal 2007), e la conseguente subordinazione delle politiche economiche di quest’istituti all’interno di strategie più complesse. A questo rinnovato panorama si sono aggiunte nuove banche, alcune delle quali arrivate in provincia a seguito di dismissione di filiali da parte dei grandi gruppi nazionali (è il caso per esempio di Credito Valtellinese e CR Parma); altre per volontà di apmpliamento della propria rete di sportelli (ad esempio CR Asti e BCC Alba).

Logiche di scollamento
A vent’anni dalla legge Amato, anche guardando la realtà locale della provincia di Alessandria, notiamo come la scena bancaria sia particolarmente vivace, dinamica. A fronte di questo dinamismo, però, si riscontra sia nei piccoli risparmiatori, sia negli imprenditori e nell’amministratori pubblici un forte senso di disagio. Nelle interviste che hanno informato la stesura di quest’articolo, confrontando il presente alla realtà degli anni Ottanta, persone dai profili più disparati hanno più volte rimarcato tra le origini di questo disagio lo “scollamento” delle banche dal territorio, ovverossia l’allontanamento delle politiche economiche degli istituti bancari dalla realtà contingente del quotidiano provinciale. Quella che emerge nelle interviste come una sensazione, può essere vista come il risultato di un effettivo cambiamento del ruolo e della struttura delle banche a livello territoriale.
Una prima ragione dello scollamento può essere trovata nella radicale trasformazione strutturale della gestione del credito e delle filiali locali. Quanto meno all’interno dei maggiori gruppi bancari, gli anni Novanta ed i primi Duemila, hanno rappresentato il tramonto del modello della filiale generalista, ovvero della filiale gestrice di ogni tipo di clientela all’interno dell’ambito di sua competenza territoriale. Al posto di questo modello è sorta una gestione ispirato al così detto “Modello Mckinsey” e basato sulla divisionalizzazione della clientela. In esso le filiali locali, chiamate comunemente filiali retail, oggi servono unicamente piccoli risparmiatori e piccoli imprenditori laddove più abbienti clienti sono serviti da appositi servizi private e corporate delocalizzati rispetto il territorio locale. In tal senso, le filiali sono state de-potenziate delle loro funzioni e, conseguentemente, hanno perso quel ruolo sociale che svolgevano localmente.
A fronte di questa trasformazione gestionale è da notare come la divisione tra banche e fondazioni ha fatto si che le prime divenissero propriamente delle realtà imprenditoriali la cui ragione sociale è quella della massimazione dei profitti, esternalizzando alle fondazioni il più delle funzioni etiche e sociali: realtà, quindi, con obiettivi diversi, spesso divergenti. Alla luce di questa differenza di obiettivi e ruoli, si può notare come le fondazioni bancarie locali, in primis, la fondazione CRAL e quella CR Tortona, pure essendosi fatte in passato promotrici di progetti di indirizzo politico-economico per i territori della provincia, proprio a seguito dei processi di aggregazione bancaria, abbiano visto ridurre le possibilità di dar seguito a questi progetti nella gestione strategica del credito verso le imprese ed i privati, essendo ormai partner marginali all’interno di grandi gruppi bancari il cui centro ed interesse appare sempre più lontano dalla provincia.

Emerge quindi chiaramente come il presente e recente passato del mondo bancario del nostro territorio dietro l’apparente vivacità e dinamicità nasconde, in realtà, una più cupa storia di periferizzazione della provincia di Alessandria e di straniamento dal territorio delle ottiche della gestione del credito. 
29/06/2012
Michele Fontefrancesco - redazione@alessandrianews.it


 
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