Sei in: AlessandriaNews / Focus / Provincia di Alessandria: una storia di banche - 21/06/2012
Focus

Provincia di Alessandria: una storia di banche

Prima Parte: Un profilo della locale “foresta pietrificata”. Nell'ultimo cinquantennio la scena locale della provincia alessandrina è stata specchio di quella nazionale. Istituti di credito di diritto pubblico, banche di interesse nazionale e altre aziende di credito ordinario regolamentate da un assetto normativo a garantirne l'immutabilità
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Qualche settimana fa, su queste colonne, si raccoglievano la voce di Luca ed altri testimoni raccontando il senso di smarrimento che oggi si percepisce in provincia nel vedere la scena bancaria mutare vorticosamente, a seguito della scomparsa di banche note e la comparsa di gruppi nuovi al territorio alessandrino o frutto di fusioni tra istituti bancari già attivi sul territorio. Dando seguito a questa sensazione diffusa, diventa utile fare un punto della situazione di questo cambiamento, cercando di dare ad esso ordine. Questo è l’obiettivo di questo reportage, che inizia con questa prima parte offrendo un quadro sintetico del mondo bancario provinciale prima degli anni Novanta.

A guardare la provincia alessandrina nell’ultimo cinquantennio ci si rende conto come la scena locale corrispondesse per caratteristiche a quella nazionale, presentando nel territorio la compresenza di istituti di credito di diritto pubblico (quali l’Istituto San Paolo, la Banca Nazionale del Lavoro, e il Banco dei Monte dei Paschi di Siena), banche di interesse nazionale (ovvero la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Roma ed il Credito Italiano), e altre aziende di credito ordinario (quali la Banca Nazionale dell’Agricoltura, il Banco Ambrosiano). A quest’ultima tipologia rientravano la Banca Popolare di Novara, la Banca del Piemonte, la Cassa di Risparmio [CR] di Torino, quella di Alessandria, e di Tortona.
Da questo rapido elenco, che prende in considerazione solo gli istituti di credito più diffusi nella provincia, si nota la prima caratteristica del sistema bancario italiano, ossia la frammentazione e la piccola dimensione media degli istituti bancari a fronte di un forte radicamento territoriale. Seppure con gli anni ’40 scomparvero dal territorio la maggior parte delle casse rurali ed artigiane (eg Tizzani, 2005), dal secondo dopoguerra al 1990, anno della promulgazione della legge Amato (L218/1990), il territorio presentava la presenza diffusa di piccole banche a vocazione territoriale provinciale e regionale. Le stesse banche nazionali, presentavano livelli di capitalizzione decisamente inferiori a quelli di istituti a carattere nazionali attivi in altri paesi europei quali il Regno Unito, la Germania o la Francia (La Francesca, 2004): un assetto bancario che di fatto ha fatto si che per oltre un cinquantennio nessuna delle banche nazionali emergesse come un grande attore del mercato del credito internazionale, ma che ha nutrito un legame simbiotico tra sistema bancario e territorio ben espresso dal ruolo giocato in provincia di istituti quali la CR Alessandria e CR Tortona.
A fronte di queste peculiarità vi è d’aggiungere un’ulteriore dato, ovvero la generale stabilità ed immutabilità del sistema bancario nazionale e provinciale nell’arco del cinquantennio successivo alla seconda Guerra Mondiale. L’assetto normativo in campo bancario vigente nel primo cinquantennio della repubblica sostanzialmente poggiava sul corpus giuridico varato nel 1936, in risposta alla crisi economica degli anni ’30: una legislazione che limitava le possibilità di integrazione orizzontale e verticale del sistema bancario, nonché espansioni delle singole banche nel territorio nazionale. Per oltre un cinquantennio, il sistema bancario apparve una “foresta pietrificata”, usando la definizione dell’allora ministro Giuliano Amato. A livello provinciale, tolto il terremoto del fallimento del vecchio Banco Ambrosiano (1982), il territorio si presentò immutato nell’arco del cinquantennio: un territorio in cui si è vista la compresenza di banche nazionali, e delle casse di risparmio provinciali di cui si è detto. È solo nell’arco degli anni ’80 che si iniziano a vedere i primi lenti cambiamenti, quali l’apertura della filiale della Banca Passadore ad Alessandria o l’espansione della CR Asti nei territori monferrino.
Pochi, piccoli cambiamenti che nulla davano a presagire dei grandi cambiamenti iniziati negli anni Novanta e di cui si vedrà nella seconda parte di questo reportage.


Glossario
Aziende di credito ordinario: definizione ampia sotto cui sono raggruppate diverse forme di istituti di credito: istituti di credito di diritto pubblico, banche di interesse nazionale, banche popolari, banche ordinarie, casse di risparmio, casse rurali e artigiane.
Istituto di credito di diritto pubblico: Sono persone giuridiche pubbliche che operano in ambito finanziario e creditizio a fini di interesse pubblico, il cui patrimonio è conferito originariamente sia da privati, sia dai enti pubblici, allo scopo di soddisfare bisogni pubblici mediante l'esercizio di operazioni di credito. A seguito della L. 218/1990, questi enti hanno deciso di assumere la forma di società per azioni. 
Banche di Interesse nazionale: Banche di diritto pubblico erano società operazioni con capitale per oltre il 70% di pertinenza IRI. Erano obbligate al ricorso ad istituti in compartecipazione per l’esercizio del credito a medio termine (oltre i diciotto mesi) e del credito fondiario. Avevano un’espansione su tutte le principali piazze del territorio nazionale.


Referenze Bibliografiche
La Francesca, S. (2004). Storia del sistema bancario italiano. Bologna: Mulino.
Tizzani, G. (2005). La Banca dei Preti: Storia di una piccola cassa rurale nata, vissuta e fallita all'ombra dei campanili di Lu. Lu: Associazione Culturale San Giacomo.
 
21/06/2012
Michele Fontefrancesco - redazione@alessandrianews.it


 
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