
Ora per cercare lavoro non basta più internet, inteso come il web e basta. Da qualche tempo, infatti, in rete sono arrivati i social network che hanno cambiato molti aspetti della vita delle persone: anche il modo di cercare lavoro.
E, se da una parte bisogna fare attenzione a ciò che si scrive sul proprio profilo social (credenze politiche, religiose, informazioni personali), dall’altra questi network interattivi si stanno specializzando anche per diventare uno strumento fondamentale per chi offre e cerca lavoro. Si passa, così, dai social network ai “social professional network”.
In questo campo, il più utilizzato e certamente il più noto è LinkedIn, anche se non è l’unico a offrire servizi professionali. Il viaggio su LinkedIn inizia con l’iscrizione, semplice e gratuita, e prosegue con la compilazione dei diversi campi della propria scheda personale: studi, esperienze professionali, foto, eccetera. Poi, chi conosce bene le lingue, oltre alla scheda in italiano, può compilarne diverse in altre lingue. Una volta iscritti si potranno cercare amici e colleghi con i quali si lavora o si è lavorato e che – se iscritti alla piattaforma – una volta contattati potranno accettare l’invito a diventare una “connection”. Oltre alle connessioni, l’utente può ottenere anche delle “recomendations”, ovvero persone che scriveranno qualcosa su un altro utente: com’è, come lavora. Una sorta di breve lettera di referenze, che le aziende potranno condividere. LinkedIn viene usato soprattutto per essere presentati a qualcuno che si desidera conoscere attraverso un contatto reciproco e affidabile e per trovare offerte di lavoro, persone, opportunità di business con il supporto di qualcuno presente all’interno della propria lista di contatti o del proprio network. In base a uno studio dell’Università La Sapienza di Roma, circa il 96 per cento delle aziende utilizza LinkedIn per cercare i proprio talenti da assumere. Ma anche gli altri social network stanno diventando uno strumento per chi offre lavoro: infatti, il 37,5% delle imprese italiane segue una vera e propria policy per il recruitment attraverso i social network, ma addirittura il 73,6% delle aziende dichiara di avvalersi dei “social”. L’aspetto social del lavoro è però anche su Facebook (37,7%), Twitter (18,2%), Youtube (6,5%) e sui blog (5,2%). Sono circa il 20 per cento le aziende che utilizzano questi canali sociali anche e soprattutto per verificare le candidature e cioè per ottenere “informazioni sensibili” sul candidato, prima di decidere per un colloquio: attenzione quindi a quello che si pubblica!