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L'opinione

Pensioni!

"I lavoratori dipendenti che hanno consegnato allo Stato il 33% dello stipendio, meritano una qualche attenzione oppure no? Sono loro la causa principale del debito? Bisogna non riconoscergli neanche gli adeguamenti? ... ma la cosa che pi mi colpisce la disinvoltura con cui si parla di prolungamento della vita lavorativa"
Non credo sia necessario premettere che non capisco un accidente di nulla di quanto mi ostino a leggere, sempre più meccanicamente, sull’argomento del giorno: le pensioni, intese non come i teneri alberghetti di un’Italia che fu, ma come il, generalmente meritato, sostentamento della nostra vecchiaia.

Do per scontato che dobbiamo accettare sacrifici e, in particolare, che una riforma delle pensioni sia indispensabile al risanamento, ma mi lascia perplesso il fatto che tale riforma venga presentata da settimane come l’intervento di gran lunga più urgente, con un’enfasi che talvolta lo fa sembrare una decisione pressoché risolutiva. Mi sembra invece logico che non lo sia, che debba cioè integrarsi ad altre lacrime e ad altro sangue; perché non tagliare le spese militari? Perché non imporre una patrimoniale ad personam a Berlusconi?  

I lavoratori dipendenti che, grazie ai costi sopportati dalle loro aziende, hanno consegnato - con cadenza obbligatoria, altrimenti subito sanzionata - allo Stato il 33% dello stipendio, meritano una qualche attenzione oppure no? Sono loro la causa principale del debito? Bisogna non riconoscergli neanche gli adeguamenti?

Ma la cosa che più mi colpisce è la disinvoltura con cui si parla di prolungamento della vita lavorativa. Quale mercato del lavoro hanno sotto gli occhi coloro che stanno decidendo? Una persona che, senza nessuna colpa, cessi la propria attività a, poniamo, sessant’anni, nell’attuale contesto può davvero trovare un’altra occupazione, che magari tuteli un po’ la professionalità conquistata in una vita? No, il lavoro non lo trovano i giovani, figuriamoci i vecchi. Probabilmente si pensa che tutti possediamo risparmi che ci faranno serenamente arrivare ai 67 anni (o più) ad inflazione impazzita; e quando ci sarà finalmente l’erogazione, sarà drasticamente ridotta. Non credo che i sessantenni abbiamo assimilato la cultura della previdenza complementare; non credo che fossero obbligati a farlo.

Ammesso che si risparmi, che “si faccia cassa”, trattenendo le persone sul posto di lavoro, servirà a favorire l’ingresso di nuove risorse, insomma: a creare possibilità di nuove assunzioni? Si dà per morto il posto fisso; occorre essere disponibili a carriere discontinue, a reinventarsi più volte un mestiere. Bene, con una vita di lavoro intermittente, come riusciranno i nostri figli a mettere insieme 43 anni di contributi?

Meno male che Cota vigila sul governo; quando non è impegnato al parlamento padano, si intende.

4/12/2011

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