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Alessandria

La vocazione "pubblica" e "territoriale" del gruppo Amag che dovrà restare tale

"Amag, un gruppo industriale al servizio della comunità" era il titolo del convegno che si è tenuto a Palatium Vetus e che ha voluto presentare a tutta la cittadinanza alessandrina il lavoro svolto in questi anni dalle società del gruppo. Una vocazione "pubblica e sociale" e soprattutto "locale" che anche nelle prospettive future dell'amministrazione comunale "dovrà rimanere tale, con la ricerca di partner di uguale dimensione" come sottolineato dal vicesindaco Buzzi Langhi
 ALESSANDRIA - Di passi in avanti ne sono stati fatti molti. Soprattutto per arrivare al gruppo Amag di oggi “un gruppo industriale al servizio della comunità” come cita il titolo del convegno organizzato a Palatium Vetus nella mattinata di lunedì 11 giugno.

“Il gruppo ha fatto una strada tutta in salita che fino a 4 o 5 anni fa non sarebbe stata pensabile. Si parlava di salvataggio dell'azienda allora. Oggi il gruppo è cresciuto sotto l'aspetto patrimoniale, ha recuperato altri settori (come Amag Mobilità nata dalle ceneri di Atm e Amag Ambiente dalla vecchia Amiu e si accinge verso la strada anche di Aral, dello smaltimento rifiuti, ndr) e chiude con tutte le società del gruppo in utile e con grossi investimenti, dimezzando i debiti”. Queste sono state le parole del presidente Stefano De Capitani che ha comunicato le sue dimissioni anticipate “accogliendo l’invito del Comune di Alessandria per favorire l’avvio di una rinnovata fase strategica che ha nel nuovo piano industriale il suo fulcro a medio termine”. Ora per la guida alla presidenza dell'azienda è stato aperto un bando che scadrà tra una decina di giorni e dal quale a breve sarà nominata la nuova figura di riferimento ai vertici del gruppo. 

Un bilancio consolidato in positivo e nuovi ambiziosi obiettivi come dimostrano i numeri che l’Assemblea dei Soci ha approvato di un esercizio che vede tutte le società del Gruppo in utile e un debito dimezzato in quattro anni. 
I numeri chiave del bilancio consolidato 2017:
  • L’EBIT (il reddito operativo aziendale al lordo degli accantonamenti) passa da 8,6 milioni di euro (2016) a 10,2 milioni di euro (2017).
  • L’EBITDA aumenta a sua volta passando da 16,2 (2016) a 16,7 milioni di euro (2017).
  • Il CASH FLOW si mantiene alto e in leggero miglioramento attestandosi a 9,1 milioni di euro.
  • I debiti verso i fornitori hanno avuto un netto miglioramento negli ultimi cinque anni passando da 11,1 a 6,9 milioni di euro. Rispetto all’esercizio precedente sono in leggero aumento in considerazione dell’avvenuto avvio di investimenti rilevanti.
  • I crediti di Amag SpA più Amag Reti Idriche e Amag Reti Gas sono diminuiti attestandosi a 18,1 milioni di euro.
  • La posizione finanziaria a livello di consolidato è di 25,6 milioni di euro ed è migliorata nonostante l’apertura di nuovi mutui.
Un'azienda che ha due principali caratteristiche che sono quelle che negli indirizzi dell'amministrazione comunale “devono rimanere tali” anche nel prossimo futuro. La vocazione “pubblica e sociale” e quella territoriale. “Abbiamo già respinto l'idea precedente di cessione di parte della società e anche per la ricerca di nuovi partner, guardando quindi all'accorpamento con altre realtà industriali, vogliamo mantenere il carattere locale del gruppo, guardando quindi ad aziende di dimensioni simili al gruppo Amag escludendo di fatto quindi l'ingresso di grosse multinazionali” sono state le precisazioni del vicesindaco Davide Buzzi Langhi. Che ha parlato di “condivisione” di un piano industriale che ha visto il voler “far prevalere gli interessi della città e dei servizi ad altri, come quelli politici. Ora si passa a una nuova fase per cogliere le sfide industriali in rapida evoluzione, mantenendo il profilo di attenzione sociale e ambientale nella redistribuzione sul territorio del valore generato”. Ed è stato proprio il modo di interpretare l'azione di questa azienda, che è pubblica, a “fare comunità” come ha rimarcato l'amministratore delegato Mauro Bressan. “Con servizi pubblici nei diversi settori che funzionano e che portano i cittadini a riconoscersi nella loro azienda”.

Perché “non necessariamente pubblico significa disservizi, spreco e ruberie” sono state le parole di Giovanni Valotti, Presidente Utilitalia, la federazione nata dalla fusione tra Federutility e Federambiente, che riunisce i gestori del servizio idrico, dell’energia elettrica, del gas e dell’ambiente: 477 imprese associate, 90 mila addetti e un valore della produzione complessivo di 38 miliardi di euro. Presidente di A2A e Professore ordinario di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, presso l’Università Bocconi che ha partecipato al convegno. “I servizi pubblici sono come l'aria che respiriamo: ci accorgiamo che non li abbiamo o non funzionano quando ci manca (l'aria)”. Oltretutto “dove i servizi sono gestiti peggio, anche i costi per i cittadini sono più alti”. E l'esempio calzante, che in questo periodo ci riguarda da vicino con la crisi di Aral, è stato proprio sul sistema rifiuti, “con le discariche che sono la cosa peggiore come da indirizzo dell'Unione Europea” sono state le parole di Valotti. Che ha parlato anche di una “velocità” nel cambiamento sempre crescente: il cambiamento che ci si deve aspettare nei prossimi 5 anni sarà ben più radicale di quello avvenuto negli scorsi 5 anni”. E quindi “più il mondo va veloce, più si deve allungare l'orizzonte delle scelte da fare”, altrimenti il rischio è di rimanere indietro.

Così secondo il professore della Bocconi, “serve una buona politica, di alta qualità che sappia investire sul futuro”. Poi servono soggetti industriali forti, con competenze e di una certa professionalità che siano competitivi sul mercato (anche da un punto di vista economico, ovviamente) fuori quindi dall'ipocrisia del “pagare poco un manager di alto livello”. E infine serve “capacità attuativa”, ovvero saper mettere in atto e realizzare gli investimenti che si progettano. A questo Giovanni Valotti aggiunge anche la necessità di una certa “autonomia di manovra” del gruppo industriale rispetto alla amministrazione comunale, sebbene si tratti di una azienda pubblica. “Bisogna lasciare liberi di fare impresa, ovvero di fare bene e con risparmi di gestione maggiori rispetto a quanto potrebbe fare la pubblica amministrazione, un Comune”.

Valotti, sottolineando il percorso virtuoso di Amag, ha ricordato come “l’importanza di servizi pubblici efficienti non è limitata alle sole ricadute economiche ma anche all’impatto attrattivo nei confronti delle città e dei territori”. Territori che, in seguito ai processi costanti di aggregazione tra società, aumentano come estensione d’ambito e necessitano nuove politiche e collaborazioni in rete, come evidenziato da Paolo Romano, Presidente della Water Alliance Piemonte, un network di 12 imprese del settore idrico integrato che hanno costituito un unico soggetto giuridico che vale oltre 600 milioni di euro di fatturato e copre circa l’80% della popolazione regionale servita.

Non meno importanti dei risultati economici sono quelli legati alla responsabilità sociale del Gruppo Amag che fanno comprendere l’entità della redistribuzione del valore dell'azienda nei confronti del territorio: Ivana Stefani, Simonetta Zaccara e Barbara Laveggio hanno illustrato una serie di importanti risultati e premi che le società Amag hanno conseguito grazie ad azioni innovative su rapporti con le scuole e mondo della ricerca, welfare aziendale (Premio Welfare Index PMI), depurazione e ciclo idrico (Premio PA Sostenibile), finanziamenti europei (di particolare rilievo quello ottenuto per l’efficientamento energetico della sede Amag e di parte della adiacente ex Palazzina dei Vigili del Fuoco). Tutte azioni che verranno misurate nel primo Report di Sostenibilità che verrà pubblicato nei prossimi mesi.
12/06/2018

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