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Alessandria

Aral: "ai creditori subito il 34%". Poi la speranza è riposta negli Sfp, strumenti finanziari partecipativi

Da un lato il Comune di Genova che ha deliberato per l'acquisizione da parte della sua partecipata Amiu Genova del 2% delle quote di Aral. Dall'altro il Consiglio comunale di Alessandria che ha approvato il "regolamento" che dovrà gestire gli "Sfp" Strumenti finanziari partecipativi con cui saranno pagati (in parte) i creditori. Il debito si trasforma in "strumenti di capitale", oggi "certificati" che diventeranno denaro con gli utili che tornerà a fare Aral
 ALESSANDRIA - Il Comune ligure ieri ha votato in Consiglio comunale la delibera che da mandato ad Amiu Genova di acquistare dal Comune di Alessandria il 2% delle azioni di Aral. Oggi ci sarà il passaggio ufficiale delle azioni. E così si potrà dire ufficialmente che Genova sarà, tramite la sua partecipata, socia di Aral. Il Consiglio comunale di Alessandria nel frattempo ha votato (a favore la maggioranza, mentre la minoranza si è astenuta)  il “regolamento” che deve gestire gli Strumenti Finanziari Partecipativi (SFP), con cui verranno “pagati” in parte i creditori chirografari di Aral. Approvazione che giovedì toccherà all'assemblea soci del Consorzio per arrivare pronti venerdì 22 febbraio alla consegna del Piano di Concordato in Tribunale ad Alessandria.

Un percorso ancora lungo, come è stato confermato dall'assessore Paolo Borasio e da uno degli advisor di Aral, Stefano Gilardenghi: “ora c'è la fase di analisi del Tribunale, con una fase di interlocuzione e possibili e probabili richieste di precisazioni e chiarimenti. Se il Tribunale lo accetterà sarà perché anche i creditori avranno detto si. Forse si potrebbe pensare ad una definizione di tutto il percorso a fine anno”.

Ed è proprio il “capitolo” creditori di questa prova di salvataggio dell'azienda di smaltimento rifiuti che è stata portata all'attenzione della commissione prima e del Consiglio poi. 20 milioni di debiti: ai creditori privilegiati subito nel 2020 quasi 4 milioni, poi nei tre anni successivi il pagamento “cash” del 34% del credito e il restante 60% invece attraverso questi “certificati”, gli Strumenti finanziari partecipativi. Che non sono azioni nel senso classico del termine perché non ci sono scadenze precise per la risoluzione del credito (sebbene nel piano di concordato sia previsto il loro pagamento negli anni 2023-2024) e non c'è “l'obbligo”, ovvero è una ipotesi, un impegno che si basa sulla “partecipazione” agli utili che farà Aral. Che “nell'orizzonte di piano” - come è stato definito – sono però previsti: 6 milioni l'anno di utili. Ma che non sono una “certezza matematica, sebbene i numeri inseriti nel Piano siano precisi”. Così i creditori chirografari diventano “portatori di SFP”: non ci sono interessi (quindi non gli si danno soldi in più), questi certificati sono “garanzia” di una conversione in denaro nel momento in cui ci saranno utili a bilancio e che saranno loro i primi a vedersi ripianato il credito che vantano, ancora prima degli azionisti di Aral (cioè i Comuni). E allo stesso tempo, di contro, se ci fossero perdite invece, sarebbero gli ultimi a partecipare ad un “ripianamento”. Il tutto “senza alcuna partecipazione nella gestione aziendale”, perché non sono azionisti o soci.

L'advisor di Aral ha risposto anche alle domande arrivate dai banchi dei pentastellati: “gli Sfp si possono scambiare e possono essere ceduti e ci può essere una conversione del debito in questi certificati se lo vuole e lo accetta il creditore. In caso di fallimento (del piano e quindi dell'azienda) comunque non cambia l'ordine di prelazione per i pagamenti: prima i lavoratori e poi i creditori”. Dubbi che sono rimasti però a Michelangelo Serra, che vede una “possibile penalizzazione verso i Comuni soci rispetto ai privati”. Oltre al fatto che incentivare una società a fare utili va bene, “se non si trattasse dell'azienda che tratta di smaltimento dei rifiuti, con il solo rischio di accrescere le quantità di rifiuti che arrivano”. E questo non piace ai pentastellati. Rassicurati dall'assessore Borasio: “i rifiuti di Amiu Genova e di Srt non vengono conferiti in discarica. Anche perché se così fosse, sapendo bene lo stato della discarica di Solero, in 6 mesi saremmo di nuovo in emergenza rifiuti!”. Che sul discorso lancia anche la provocazione al Movimento: “poi al di là di tutto dovremmo discutere dove li vorreste mettere i rifiuti. No ad altre discariche (sono d'accordo anche io), no al termovalorizzatore...e quindi? Quali sono le vostre soluzioni?”.

“Solo con l'utilizzo di strumenti di pagamento del debito come questi si poteva ristabilire un patrimonio netto positivo. Necessario per salvare l'azienda”. E non solo, “visto che questo sistema si è studiato perché se fallisce Aral a catena falliscono anche i creditori che in buona parte sono aziende alessandrine. Per questo bisogna tornare a fare utili e avere bilanci in positivo” sono state le parole secche dell'assessore. Strumenti finanziari partecipativi che sono già stati utilizzati in realtà più grosse, come Atac. “Che però non è un'azienda come Aral o Amag Ambiente che ha introiti dalla tariffa rifiuti, la Tari, che ha una copertura del 100% da parte dei cittadini – è intervenuto Enrico Mazzoni del Pd – Cioè essendo una tariffa funziona che se l'anno dopo vedo che ho speso solo 80, l'altro 20 lo devo restituire ai cittadini. Noi ora che facciamo? Lo consideriamo utile e lo utilizziamo per pagare i debiti?”. No perché il ragionamento sugli utili non dipende propriamente dalla Tari, “ma bensì dal trattamento dei rifiuti di Amiu Genova e Srt di Novi” gli è stato risposto da Borasio.

Insomma poche soluzioni alternative per salvare Aral. E altrettanto poche per i creditori. Forse questi Sfp sono il male minore.
20/02/2019

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