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Opinioni

Antica cattedrale di San Pietro: una proposta per il recupero

Dagli architetti Luca Zanon e Irene Cerruti una proposta per il recupero e la valorizzazione dei resti dell'antica cattedrale in piazza della Libertà
OPINIONI - L’antica cattedrale di Alessandria, dedicata a San Pietro, fu fondata nel tardo secolo XII.
Era una Cattedrale isolata, vasta, a tre navate, fiancheggiata da cappelle e sacrestie, dall’impianto basilicale, con una facciata che presentava un paramento in “opus mixtum” di fasce alterne in cotto e in pietra, con l’andamento “a capanna” del tetto e con gli “occhi” come uniche aperture a illuminare le navate.
“Com’è noto, la prima Cattedrale di Alessandria venne costruita quasi contemporaneamente alla fondazione della città nel tratto sud-orientale della piazza centrale, la Platea Maior (oggi piazza della Libertà): quindi, ampliata, rinnovata e riadattata nel corso di oltre seicento anni, fu abbattuta tra il febbraio e il luglio del 1803, in pieno regime francese, perché ritenuta “ingombrante” nel quadro della futura riorganizzazione funzionale urbana. Anche se scomparsa, tuttavia, essa merita un particolare riguardo sotto il profilo storico, in quanto manifestazione congiunta degli interessi civici ed ecclesiastici che vi convergevano, riflesso diretto della vicenda plurisecolare di una comunità, testimonianza eloquente delle sue risorse culturali e artistiche.” (Giulio Ieni, 1988).
Recentemente, nel 2006, furono condotti alcuni scavi finalizzati a riportare alla luce la navata settentrionale e una serie di cappelle laterali, che misero in evidenza l’originaria struttura architettonica ottimamente conservata. Tuttavia, dopo un periodo di studio e una successiva opera protettiva, queste testimonianze archeologiche rinvenute furono nuovamente coperte.
Solamente attraverso una discreta rappresentazione grafica e pittorica l’immagine dell’antica cattedrale arriva fino ai giorni nostri. Tra le raffigurazioni più suggestive ricordiamo i disegni a penna acquerellati di un artista anonimo piemontese della metà del XVIII sec., quello della rappresentazione della facciata da parte di un altro pittore anonimo risalente al 1803, e le più recenti rielaborazioni grafiche dell’architetto Luigi Visconti e quelle pittoresche di Alessandro Scarrone.
“Eppure, ricostruire a distanza la fisionomia di un monumento perduto e del suo corredo, ricucirne la storia attraverso i frammenti documentari, sparsi in mille rivoli archivistici, diventa un’impresa se non proprio ardua, almeno intricata soprattutto per i periodi più remoti, quando il dato oggettivo è lacunoso oppure rivestito di patine leggendarie e devozionali.” (Giulio Ieni, 1988).
In un’ottica di riqualificazione dell’intera piazza, volta ad incentivare la fruibilità pedonale di questo spazio e dell’intero centro storico, sarebbe interessante proporre un progetto di riqualificazione di questa testimonianza archeologica, restituendo evidenza tangibile dell’antica presenza monumentale.
Piazza della Libertà, l’antica Platea Maior, storicamente presentava una dimensione più contenuta rispetto all’attuale proprio per la presenza dell’antica cattedrale e del Corpo di Guardia della Piazza con le case del Capitolo a fianco della basilica, che ne delimitavano lo spazio. Un intervento volumetrico, inserito in prossimità dei resti del vecchio duomo, contribuirebbe a riproporre questa armonia spaziale perduta.
Un esempio recente che, con non poco scalpore, ha saputo dare una suggestione della memoria storica, è l’intervento dell’artista Edoardo Tresoldi, che ha ricostruito con uno scenografico gioco di trasparenze le forme perdute della basilica paleocristiana di Santa Maria di Siponto, in Puglia (nella foto a destra).
Dell’antica chiesa, attraverso un percorso condiviso con archeologi e storici dell’arte, Tresoldi ha ricostruito gli ambienti con un realismo a dir poco impressionante, sottolineato dalla luce che attraversa le trasparenze della rete metallica, che si è inserita nella presenza storica dei resti in maniera delicata: un’installazione monumentale e, al tempo stesso, con un impatto a dir poco “leggero” eppure spettacolare sotto il profilo visivo ed emozionale.
 
Non si deve avere la pretesa di ricostruire la cattedrale “tale e quale”, cadendo nel classico errore del falso storico: quello proposto è un intervento moderno che si inserisce nel campo dell’installazione artistica, che però può contribuire a riconfigurare volumetricamente questo spazio urbano, andando a riprendere quella che era la conformazione antica prima della demolizione della cattedrale.
Tra gli alessandrini è tangibile la voglia di dare significato al centro anche ripercorrendo la memoria storica che ha conformato e plasmato la città attuale, a maggior ragione visti gli ultimi interventi di recupero che hanno interessato e valorizzato il volto dell’Alessandria medioevale, come il recupero del “Palatium Vetus” nella stessa Piazza della Libertà. Operazioni come quelle dell’artista Edoardo Tresoldi possono contribuire a dare una suggestione tangibile di una presenza storica ormai perduta.

[foto in copertina e in alto a sinistra - rielaborazione grafica di Alessandro Scarrone]
[foto in basso a sinistra - rielaborazione grafica dell’architetto Luigi Visconti]



 
12/04/2016
Luca Zanon - Irene Cerruti - redazione@alessandrianews.it

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