
Non è mai colpa o intenzione di nessuno, in questi casi. Ma sempre più spesso, anche in recenti cronache locali, se si parla di cooperative è per evocare il “babau”, lo spauracchio di un lavoro di serie B, con minori tutele e retribuzioni “da fame”. Ma è davvero così? Come funziona, nella nostra provincia, la galassia della cooperazione, quali sono i suoi protagonisti, e quali i problemi sul tappeto? Purtroppo esempi negativi ne esistono davvero, e non pochi. Non ci riferiamo solo ai casi eclatanti, agli scandali conclamati o alle truffe, che esistono, e che è compito delle autorità preposte smascherare. Chiunque abbia rapporti, contatti o relazioni con l’universo delle cooperative sa che c’è, purtroppo, anche una “zona grigia”, un livello, se non di manifesta irregolarità, almeno di forte difficoltà e disagio per i lavoratori del mondo cooperativo. Disagi che certamente oggi la crisi generale rischia quasi di far apparire “normali”, o necessari, ma che invece rappresentano, a ben pensarci, la negazione dei principi fondamentali grazie ai quali la cooperazione è nata ed è cresciuta nel nostro Paese. Per questo intraprendiamo un viaggio (quanto piccolo, o grande, lo decideremo strada facendo, anche in base agli elementi che emergeranno, e alle storie che voi lettori ci segnalerete) che consenta di accendere i riflettori su un settore essenziale del nostro sistema economico: troppo spesso sottovalutato, o volutamente tenuto “nell’ombra”, anziché mostrarlo alla luce del sole. Ne evidenzieremo potenzialità, ma anche limiti e storture. Esperienze positive, ma anche tutto quello che non funziona, o che potrebbe funzionare molto meglio. Seguiteci, e non abbiate timore, anche, di consigliarci nuove tappe o percorsi.
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