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Agricoltura

Uve Moscato: non raggiunto l'accordo sui prezzi

Dodici ore di trattativa per nulla. Per la Confederazione italiana agricoltori aumenti delle rese e dei prezzi devono andare di pari passo
“Non sono bastate dodici ore di tavolo della paritetica per trovare un accordo sul Moscato tra la parte agricola e quella industriale e di questo ne siamo un po’ rammaricati”: questo il commento a caldo di Carlo Ricagni, rappresentante della Cia del Piemonte al tavolo delle trattative.
Nel corso della lunga giornata di venerdì 5 agosto l’Asso Moscato, prima, e la Vignaioli Piemontesi, dopo, hanno abbandonato il tavolo della paritetica lasciando le sole organizzazioni professionali agricole a rappresentare i produttori e a mantenere le trattativa aperta esprimendo di fatto la volontà e la speranza di ottenere un risultato positivo in accordo con la parte industriale.
“Dal momento in cui Asso Moscato e Vignaioli Piemontesi – sottolinea Carlo Ricagni – hanno lasciato il tavolo, la trattativa ha imboccato un percorso positivo e reale. A questo punto è stata la parte industriale a non comprendere che la composizione del tavolo stesso era cambiata e non ha saputo cogliere le possibilità venutesi a creare da questa novità”.
Per la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, l’obbiettivo imprescindibile rimane l’aumento del prezzo delle uve che deve essere portato almeno a 1 euro al kg mentre gli industriali non hanno dimostrato di voler andare incontro alle esigenze della parte agricola, mantenendo ferma esclusivamente la loro richiesta di aumento delle rese.
“Abbiamo la sensazione – afferma il rappresentante della Cia – che gli industriali siano divisi: molti sono disponibili a rivedere anche il prezzo delle uve ma per la cocciutaggine di una parte di essi non siamo riusciti ad uscire da questa situazione di stallo”.
Ma per la Cia lo scenario è molto chiaro. “Non sappiamo – prosegue Carlo Ricagni – cosa farà l’assessore regionale all'agricoltura Sacchetto, se ci convocherà prima di ferragosto oppure dopo. Resta solo il fatto che per noi non cambia nulla: l’aumento delle rese deve trovare come contropartita un aumento del prezzo; se si ritocca l’accordo del 2010 deve essere fatto, di pari passo, per entrambi gli aspetti. Ci guarderemo bene – conclude Ricagni – dall’accettare aumenti di resa incontrollati come da più parti si sta già ventilando, in particolare nelle classiche chiacchiere da corridoio che troppo spesso nascondono verità”.
7/08/2011

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