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Alessandria

Incontro Rita Rossa - sindacati: domani a Roma con obiettivi comuni

Dopo lo sciopero di martedì il sindaco ha acconsentito ad incontrare i sindacati prima del tavolo interministeriale previsto per domani. Silvana Tiberti annuncia: "chiederemo a Rita Rossa di farsi portatrice della disobbedienza civile". Al tavolo romano obiettivi e richieste comuni: soldi, tempo, ammortizzatori sociali
ALESSANDRIA- 18.15 Incontro positivo: obiettivi comuni domani al tavolo romano

“Sentivo la necessità dell’incontro in questo momento così delicato e cruciale per la nostra città in cui ci apprestiamo ad andare a rappresentare le esigenze dalla nostra comunità a Roma - ha commentato il sindaco -. L’incontro è stato positivo. La città è un capoluogo di provincia e, pertanto, la sua valenza è strategica. Con queste parole il sindaco Rossa ha commentato l'incontro con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil di oggi pomeriggio. "Auspico che questo sia solo il primo di una serie di tavoli in cui, prossimamente, saranno coinvolte anche le parti sociali".
Nella sostanza, infatti, le richieste che l'amministrazione andrà ad effettuare non si discostano dalle precedenti, svolte nei mesi di battaglie comuni: soldi, tempo ed ammortizzatori ponte della durata di almeno 30 mesi.
Il sindaco ha infatti sottolineato come "Occorre tenere presente che la nostra città si regge per i 2/3 sul lavoro pubblico e che ci troviamo dentro una grave crisi complessiva: entrambi questi elementi saranno alla base delle discussioni che apriranno il tavolo di domani”.


12:30 Alle 15.30 i sindacati incontreranno Rita Rossa
Il giorno dopo lo sciopero generale, e subito prima del tavolo interministeriale, il sindaco Rita Rossa ha accettato la richiesta dei sindacati di un incontro preliminare, che avverrà oggi alle 15.30. "Apprezziamo che ci sia questo incontro - spiega Silvana Tiberti, segretario provinciale Cgil - come detto ieri durante la manifestazione abbiamo bisogno di sapere cosa il sindaco andrà a dire a Roma e quali sono gli obiettivi di questo tavolo interministeriale. Questa è anche l'occasione giusta per dire che il sindacato non ha chiesto né le dimissioni di Rita Rossa né la presenza di un commissario. Quello che abbiamo detto, e ribadiamo, è differente: se il sindaco fa il commissario e risana con una politica fatta di licenziamenti cosa cambia per la città rispetto ad avere un commissario? Noi vogliamo invece un governo politico della città. Il nostro è un invito all'unità a tutto campo e ribadiamo che senza soldi, tempo e ammortizzatori Alessandria non può uscire dalla crisi in cui si trova. Chiederemo durante l'incontro che il sindaco si faccia portatore a Roma della ribellione civile di una città a norme inique e ingiuste: se ovviamente il sindaco sceglierà un'altra strada se ne assumerà le conseguenze e sarà anche lei responsabile per questa situazione".


E’ iniziato con il blocco del traffico lungo la rotonda che porta all’uscita della città lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil, che ha coinvolto pubblico e privato in una azione di protesta “per non fare morire Alessandria”. Alla rotonda che si incontra con la statale e con la strada per Spinetta Marengo nelle prime ore della mattinata di ieri, 25 giugno, c’erano musica, palloncini colorati delle “Operatrici che non si arrendono”, bandiere e striscioni dei lavoratori della Cementir, della Zentrum di Negro, definiti come “le ultime due croci sul cimitero di aziende e di posti di lavoro che si perdono”. Tra i 400 e i 500 partecipanti.  Un’azione di blocco del traffico per un’oretta circa (dalle 8.30 alle 9.30) proprio all’ingresso della città, con la comprensione di alcuni automobilisti più disponibili e con l’intransigenza di altri, diretti al lavoro e con una certa “fretta”. I commenti spaziano quindi da “li capisco, sono rimasto senza lavoro anche io” ad altri che sostengono che “non si protesta creando disagio ad altri lavoratori, ma si va a Roma”.

Questa sembra comunque l’unica forma di “reazione” della città alla manifestazione: infatti a parte gli automobilisti che si sono visti “costretti” ad assistere, il resto della città ha lasciato passare sotto silenzio presidio e corteo fino a Palazzo Rosso. I sindacati si sono detti soddisfatti dell’adesione, “non solo del pubblico”, ma allo stesso tempo la città, e soprattutto i commercianti, sono rimasti a guardare il passaggio di una “fetta” di città. Le tre sigle sindacali continuano a fare appello “a tutta la città” proprio perché “il problema non riguarda solo il posto di lavoro dei dipendenti pubblici – come spiega Silvana Tiberti (Cgil) – ma tutta l’economia di Alessandria: sono già andati a fondo commercianti, artigiani, aziende…”. La volontà è di parlare a tutta la città che risentirà dello shock provocato dai 27 milioni di economia che si ferma, che non gira più: “con questi numeri e con queste norme Alessandria è una città che muore e se muore non c’è più nessuna scialuppa di salvataggio per nessuno”.
Il corteo, con in testa un camioncino e due casse che riproducono musica e voci, appelli e stati d’animo, arriva sotto le mura di Palazzo Rosso, dove una folta schiera di Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia e Municipale) fa da blocco davanti al cancello, chiuso, del Comune. “Questa volta non ci sono petardi, ma avete chiuso le porte del Comune lo stesso. Oggi ci sono solo persone, bandiere e palloncini colorati: questa volta non avete scuse”, urla dall’altoparlante Maura Settimo, rsa Uil di Aspal.

L’appello dei lavoratori e dei sindacati è all’unità, non certo alla divisione che è tornata però a dividere la parte sociale e quella politica. “Il sindaco non deve andare a Roma (giovedì al tavolo interministeriale, ndr) per salvare la sua amministrazione, ma deve andare per salvare la città, perché Alessandria non può e non deve morire” ribadisce Silvana Tiberti in un discorso dai toni duri tanto contro l’amministrazione comunale, quanto rivolta allo Stato centrale, al Governo, “che non può lasciare sola Alessandria: non si può solo occupare di Napoli, altrimenti saremo la prima città del nord Italia destinata a morire. E questo noi non lo possiamo permettere!”. E’ proprio il riferimento alla convocazione del tavolo romano a mettere in evidenza tutta l’amarezza di Cgil, Cisl e Uil: “noi a questo tavolo non ci saremo, anche se alcune cose ottenute in precedenza sono state fatte anche grazie al nostro intervento, quello dell’11 aprile a Roma con tutti i lavoratori”. Ed è proprio rivolgendosi al balcone del primo cittadino che viene lanciato l’appello: “Vogliamo sapere con quali proposte l’amministrazione comunale va a Roma giovedì! Con la proposta delle 188 cavie? Che se i numeri (veri) e le norme restano queste, sono in realtà 600? Davvero non c’è un’altra strada, e l’unica scappatoia sono i licenziamenti?” chiedono lavoratori e sindacati. Che allora con una domanda retorica si chiedono: “allora se la strada da percorrere è questa che differenza c’è tra un sindaco e un commissario ad amministrare la città?”.

Un appello quindi rivolto a “cambiare rotta”, ad andare nella capitale con un piano di risanamento, non di esuberi, chiedendo “soldi, senza i quali nessun risanamento è possibile, tempo e ammortizzatori sociali sicuri”. Anche perché con l’attuale situazione, “ogni progetto è destinato a restare letteratura”, ma con un “fermento” sociale che cresce sempre di più: il paragone è arrivato dalle parole di Umberto, uno dei lavoratori presenti, “la pentola è ormai piena e il coperchio quando salta non lo si ferma più: bisogna agire e fare qualcosa prima!”. Le parole, in questo caso, non sono rivolte solo all’amministrazione comunale, ma anche al Prefetto di Alessandria, affinché “intervenga prima che sia tardi”. L’incontro dei confederali di Cgil, Cisl e Uil alle 17 di ieri era proprio rivolto a ciò: “chiedere anche attraverso la figura che rappresenta lo Stato sul territorio, un incontro, un confronto con il sindaco e l’amministrazione prima del viaggio di giovedì nella capitale”. Queste sono le richieste dei sindacati e dei lavoratori, che non trovano però iniziale riscontro a Palazzo Rosso: una delegazione di lavoratori e rsa voleva, a fine manifestazione, salire ai piani alti per poter esporre dalla finestra lo striscione “Alessandria non deve morire”, ma è stata fermata dalle forze dell’ordine e anche dal “no” della giunta, appositamente riunitasi per decidere sul da farsi. Intanto è dalle pagine di ieri, 25 giugno, del quotidiano Il Manifesto che il sindaco Rita Rossa si esprime sullo sciopero, sulle iniziative dei lavoratori e di Roma: “comprendo – si legge nell’intervista – la protesta dei lavoratori, ma la verità è che a Roma siamo andati divisi e siamo stati presi tutti in giro, illusi, sia amministrazione, che lavoratori, che sindacati. E’ da due mesi che aspetto l’incontro interministeriale di giovedì”.
26/06/2013

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