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Economia

Stefano Bisio: "facciamo progetti e investimenti. E scegliamo Alessandria"

Dal pennello per unghie in plastica al "Gira e Gratta", Stefano Bisio, della Bisio Porgetti, parla dell'azienda di famiglia e dell'imprenditoria alessandrina: "in Italia siamo in grado di fare cose che nessun altro sa fare. Se vogliamo ripartire, occorre fare qualche cosa, davvero, per aiutare gli investimenti"
ALESSANDRIA – L'ultima invenzione è un pennello delle dimensioni di quelli utilizzati per gli smalti per unghie, ma realizzato interamente in plastica, setole comprese: più economico ed altrettato efficace. Nel laboratorio della Bisio Progetti, le idee innovative – che diventano progetti e, a volte brevetti – nascono tra le mure un po' anonime di un capannone in zona D3, ad Alessandria. Dietro una vetrata, tra la zona uffici e il reparto di produzione dello stabilimento, c'è il team di progettazione, sei in tutto, guidati da Luigi e Stefano Bisio, padre e figlio. Scrivanie, computer, fogli con disegni ed appunti, come ci si immagina che sia un centro progetti. Oltre la vetrata, macchinari che non sanno di unto e di fabbrica, ma di nuovo e di plastica. 
L'azienda conta circa 90 dipendenti, 15 milioni di euro di fatturato nel 2012, a breve uno stabilimento nuovo da 11 mila metri quadrati, sempre in zona D3, ad Alessandria, che ha richiesto un investimento di 14 milioni di euro. “Siamo alessandrini e non abbiamo mai pensato di lasciare questo territorio”, dice orgogliosamente Stefano Bisio. La divisione progettazione è il cuore pulsante di un'azienda che guarda a 360 gradi al mercato nazionale ed internazionale, ma che ha la testa e i piedi ben saldi sul territorio.

Insomma, non tutto è crisi nell'alessandrino, verrebbe da dire..
“No, direi di no. Ci sono imprenditori bravi, che hanno la volontà di avere una visione del futuro, che sono già oltre la crisi. Per quanto ci riguarda, noi abbiamo sempre investito, in formazione, in macchinari e nuove tecnologie con l'obiettivo non di arricchirsi ma di fare lavorare l'azienda. Certo la crisi c'è, ci sono mercati più critici di altri, ma in Italia ci sono splendide realtà: facciamo cose che nel mondo nessuno è in grado di fare”.

Facciamo un passo indietro. Come nasce la Bisio Progetti?
“Nasce nel 1989. Facciamo parte del gruppo Guala. C'era l'esigenza di una realtà che facesse non solo produzione ma anche progettazione e così mio padre, che ha lavorato in Guala, ha creato una realtà che si occupasse di progetti. Oggi, andare incontro all'esigenza del cliente dalla progettazione, alla realizzazione degli stampi, fino alla produzione è il nostro punto di forza.
Brevettiamo circa 6 o 7 progetti in media all'anno ed abbiamo una gamma di circa 200 prodotti prevalentemente nel settore medicale e farmaceutico (60%), alimentare e cosmetico. Alcune progettazioni durano anche due anni, richiedono tempo e lavoro. Non si tratta di soluzioni di design, ma soluzioni tecniche. Cioè, nel momento in cui buttiamo giù un'idea pensiamo anche a come renderla realizzabile, come realizzare lo stampo e metterla in produzione. Lavoriamo prevalentemente con aziende italiane anche se il 70 -80% dei prodotti arriva all'estero, come destinazione finale”.

Il brevetto del pennello è valso il premio primo premio del concorso 'Sostegno all’innovazione tramite brevettazione' di Confindustria Alessandria. C'è un progetto o un brevetto al quale vi sentite più legati?
“L'idea del pennello è arrivata a seguito di una richiesta di un nostro cliente, nel settore medico, che aveva la necessità di un pennello per l'applicazione di un prodotto per curare un'infezione delle unghie: quelli a spatola, in uso in campo medico, non consentono una distribuzione omogenea. Quindi un pennello con setole, ma in plastica, in plastica, era in grado di coniugare le caratteristiche di quelli in setola, più costosi, e la spatola. Più in generale, sicuramente il punto di svolta per noi è stato il settore mediacale farmaceutico che ha necessità di controllo di qualità elevate. Il primo cliente ci ha fatto 'penare', ma alla fine ci ha consentito di acquisire un patrimonio di conoscenze enorme. Per il settore si lavora, infatti, in 'camere bianche', ossia in ambienti praticamente sterili ed anche gli addetti devono usare accorgimenti particolari, utilizzare tute, guanti e maschera.
Nel settore alimentare mi piace ricordare il gira e gratta, un progetto nato interamente dal nostro team, non su richiesta di un cliente. Si tratta di una grattugia monouso, confezionata qui. Dopo una buona partenza, oggi non ha avuto sul mercato il successo che speravamo e che secondo noi si meritava. Ma non molliamo. Abbiamo concluso un accordo con un produttore di formaggio per la fornitura del prodotto e vedremo come portare avanti il progetto”.

Tornando al legame con il territorio, si parla spesso di “distretti” industriali. Quello della plastica è sicuramente uno dei più importanti. C'è sinergia, collaborazione, tra le aziende del distretto?
Noi facciamo parte di un gruppo, e di Confindustria, quindi occasioni e possibilità di confronto ci sono. Però sostanzialmente ognuno si occupa del proprio settore. Certo, la possibilità di avere scambi ed indicazioni da chi opera in un mercato è utile. La presenza di 'distretti' crea poi un indotto specializzato, come nel caso della plastica, ed è un fattore sicuramente positivo. Così come sarebbe positivo un rapporto più stretto con le scuole per la formazione del personale”.

A proposito, come è il livello di preparazione, oggi, che offre la scuola in provincia?
“Il livello scolastico è fermo da anni. I ragazzi non hanno la preparazione che oggi serve in azienda e non basta certo uno stage di quindici giorni per acquisirla. Noi ci appoggiamo al consorzio Proplast per la formazione del personale, un sistema di formazione aggiuntivo. Quando si parla di investimenti, si parla soprattutto di persone e trovarne di valide e preparate è una risorsa per l'azienda. Nessun imprenditore si alza alla mattina con il desiderio di licenziare un suo dipendente, a maggior ragione se è valido, ma devono aver la necessità di poter scegliere e, se necessario, sostituire. Sul fronte della collaborazione con le scuole, è stata attivata l’iniziativa del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Alessandria che con il Comitato Tecnico Scientifico Cts per portare avanti un progetto finalizzato a sostenere le opportunità lavorative del territorio”.

Come giovane imprenditore, sarebbe pronto a scommettere sull'Italia?
“L'ho già detto, in Italia siamo in grado di fare cose che nessun altro sa fare. Certo se vogliamo ripartire, occorre fare qualche cosa, davvero, perchè ho l'impressione che la situazione stia peggiorando, invece di migliorare. Ci sono figure di giovani imprenditori a cui va data la possibilità di venire fuori. Io mi sarei aspettato che a livello nazionale si iniziasse a parlare di investimenti, di come promuovere l'occupazione. Sì, ci sono degli sgravi per chi assume, ma non basta. Le aziende devono capire che devono investire in tecnologie e macchinari e devono essere messe nelle condizioni di farlo”.
25/06/2013

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