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Casale Monferrato

Stato di agitazione dei lavoratori della Clinica Sant'Anna

La direzione della clinica ha prospettato l’intenzione di procedere con licenziamenti e drastiche riduzioni del monte ore contrattuale con la conseguente perdita di salario: i sindacati Funzione Pubblica Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto l'apertura di un tavolo di crisi e hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori coinvolti
 CASALE MONFERRATO - Successivamente alla DGR 67/2015, che ha ridefinito la riorganizzazione della rete ospedaliera, l’articolazione dei posti letto e la determinazione dei budget in sanità privata, la Clinica S. Anna di Casale Monferrato, che oggi occupa circa 53 dipendenti, già alla fine del 2015 aveva manifestato una grave situazione aziendale derivante dal dimezzamento del budget assegnato, annunciando così la necessità di intervenire nella riorganizzazione dei quadri occupazionali.

La clinica richiese alla Regione Piemonte una proroga di 6 mesi al fine di proseguire l’ attività chirurgica della casa di cura in attesa della definizione da parte regionale dei livelli organizzativi previsti per i CAVS ed indicazioni in merito alla rete psichiatrica del Piemonte. “A seguito di questo la clinica disdettò il contratto di appalto con la ditta fornitrice del servizio di pulizia che aprì una procedura di licenziamento collettivo nei confronti di quei lavoratori proponendo agli operatori Oss di ridurre del 50% il monte ore contrattuale e conseguentemente il loro salario nonché di spostare quest’ultimi a mansioni di pulizia, in applicazione del 'demansionamento' previsto dal Jobs Act”. Anche altro personale subì la riduzione del monte ore contrattuale, come ad esempio il personale dell’ufficio accettazione, impiegati amministrativi e tecnici di radiologia.

Così i sindacati tornano sul piede di guerra nella battaglia della clinica casalese. “La Funzione Pubblica Cgil contraria sin da subito alle posizioni aziendali manifestò il proprio disappunto in merito al fatto che alcune scelte ricadevano solo sui lavoratori che da anni operano nella clinica, che ogni giorno con impegno e fatica garantiscono ai pazienti cure ed assistenza adeguate e che hanno diritto a mantenere le loro professionalità”. Nel mese di maggio di questo anno la Cgil unitamente alle altre organizzazioni sindacali ha richiesto un incontro urgente al fine di “proseguire il confronto con la direzione della clinica, anche in riferimento alla riconversione delle attività della clinica e all’incertezza che regnava tra i lavoratori, incontro che tra vari solleciti è avvenuto solo lo scorso 22 giugno”.

“Purtroppo anche in questo confronto la direzione della clinica ha prospettato l’intenzione di procedere con licenziamenti e drastiche riduzioni del monte ore contrattuale con la conseguente perdita di salario, data l’ormai quasi certa assegnazione alla clinica di 72 posti letto di riabilitazione psichiatrica” spiegano dal sindacato. A nulla è servita la richiesta di ricorrere ad ammortizzatori sociali prima di passare ai licenziamenti o alla riduzione di ore/salario: “eccessivamente costosi” è stata la risposta dell'azienda.

Nella stessa giornata si è svolta l’ assemblea sindacale con tutti i lavoratori della clinica che hanno dato mandato alla Cgil, Cisl e Uil di proclamare lo stato di agitazione già annunciato alla clinica con la riserva di proclamare lo sciopero e/o ulteriori mobilitazioni a sostegno della vertenza in atto. Contestualmente i sindacati hanno chiesto un incontro urgente per l’ apertura di un tavolo di crisi, al fine di individuare soluzioni per la salvaguardia dell’occupazione e il mantenimento delle professionalità e per risolvere la vertenza nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini.
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28/06/2016

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