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Alessandria

Provera: “basta speculazioni: Farm.Al appartiene alla mia famiglia”

Dubbi sugli azionisti della società che controlla le 6 ex farmacie comunali alessandrine? Un trust maltese che nasconde soci occulti? L’imprenditore Giovanni Provera fa chiarezza sulla situazione, e illustra i progetti futuri
“L’80% delle azioni di Farm.Al è completamente nelle mani mie, di mia moglie e dei miei figli. Chiunque sostenga il contrario è in errore, non so se in buona o cattiva fede”. Giovanni Provera, imprenditore alessandrino (nativo di Masio) a capo di una diversificata serie di attività nel settore dell’edilizia e dei servizi alla persona, non nasconde la propria amarezza: “da sempre, per scelta, badiamo alla concretezza, al lavoro, e ci teniamo alla larga dalle luci della ribalta, e soprattutto dai rapporti con la politica. Mentre ora ho l’impressione di essere tirato per la giacca, di essere messo in mezzo a polemiche pretestuose, con obiettivi che ignoro, ma che certo prescindono dal mio ruolo di imprenditore sano e serio”. E’ dei giorni scorsi la richiesta di chiarezza del consigliere comunale alessandrino del Pd, Giorgio Abonante, rispetto, appunto, all’azionariato di Farm.Al, a seguito dell’inchiesta di un giornale on line che ha sollevato alcuni interrogativi sulla governance della società che, dalla fine del 2008, controlla le 6 farmacie ex comunali (il Comune di Alessandria ha conservato il 20% delle quote).
“Non c’è assolutamente nessun mistero – spiega Provera – nel senso che le diverse società che compongono l’azionariato di Farm.Al sono tutte di proprietà della mia famiglia al 100%. E’ vero che una piccola quota di una di queste fa riferimento ad un trust di diritto maltese: ma è un trust di proprietà della mia famiglia da oltre vent’anni, dentro cui stanno proprietà mie e dei miei figli. E’ mai possibile che si debbano inventare misteri dove non ce ne sono, anziché lasciarci lavorare per il futuro delle farmacie alessandrine, in un momento così delicato del mercato?”.

Dall’edilizia alle farmacie

Ricostruiamo allora la vicenda dall’inizio, cercando di inquadrare anche come nasce il gruppo Provera, che oggi impiega, nei diversi settori, complessivamente oltre 300 persone. “Guardi, la mia famiglia lavora nel commercio da 4 generazioni, in Italia e all’estero. Siamo alessandrini, e a questa terra assai legati. Io nel 1960 ho cominciato ad operare, essendo geometra, nel settore costruzioni. Quasi sempre edilizia privata, e con qualche successo: siamo stati tra i primi, ad esempio, a fare il calcestruzzo, grande novità per l’epoca. Poi con l’andar del tempo abbiamo investito nell’edilizia sanitaria: in particolare la progettazione, la realizzazione e la gestione di case di riposo”. Appartengono alla famiglia Provera sia Il Platano di Alessandria (in piazza Basile), sia l’analoga struttura ad Acqui Terme, e anche una struttura casalese. Ma il gruppo Provera ha investito negli anni anche fuori provincia: hotel in riviera, palazzi, insomma tutto ciò che ruota attorno al primo amore, l’edilizia. Tra l’altro è di Giovanni Provera anche l’ex Hotel S. Michele: “lei cosa ne farebbe, ha consigli? Sarebbero ben accetti”, chiede sorridendo al cronista. “Seriamente: sono tempi difficili, l’abbiamo preso all’asta ad un prezzo conveniente, ora valuteremo se farci un centro servizi o che altro”.
Al business delle farmacie il gruppo Provera arriva nel 2008: “Non per caso – dice l’imprenditore - nel senso che, gestendo case di riposto, eravamo e siamo grandi consumatori di medicinali. Da Alfar, marchio storico nella distribuzione del farmaco, arriva questa proposta, che da imprenditori valutiamo con attenzione, decidendo di provarci. Oggi non so se lo rifarei, considerate le difficoltà subentrate per il settore, ma insomma ormai siamo in ballo..”. L’acquisto avvenne con un esborso di quasi 15 milioni di euro, di cui 10 prestati dalla Cassa di Risparmio di Alessandria: e anche questo sta sollevando qualche perplessità. Anche qui, secondo Giovanni Provera la situazione è però assolutamente trasparente: “Abbiamo sborsato per l’acquisto dell’80% delle quote quasi 15 milioni di euro, facendoci carico tra l’altra di una situazione debitoria di circa 5 milioni di euro. Chiunque abbia un minimo di competenza, capisce che il Comune di Alessandria fece un ottimo affare. Noi d’altra parte avevamo interesse per questo comparto, e abbiamo puntato su un investimento consistente. Consultate varie banche, ci è sembrato corretto puntare sulla CrAl, anche per legame con il territorio”. E a chi sostiene che la posizione di Carlo Frascarolo, presidente della Cassa di Risparmio e al tempo stesso membro del collegio sindacale di Edenfin (società di Provera che controlla il 40% di Farm.Al) genera una sorta di conflitto di interessi, Provera risponde: “ma nel 2008 Frascarolo non era presidente della CrAl, e noi trattammo la questione con i manager dell’epoca. Gli abbiamo proposto un coinvolgimento nel collegio sindacale per le sue riconosciute competenze di professionista, e anche perché amico di lunghissima data di un mio collaboratore. Mi spiace solo che qualcuno abbia cercato di utilizzare il suo nome per polemiche del tutto infondate”.
Intanto il gruppo Provera, in parallelo all’investimento alessandrino, è sceso in campo nel business delle farmacie ex comunali anche a Novara: “lì, direttamente come Edenfin, abbiamo acquisito sempre l’80%, lasciando al Comune il 20%. Segnalo, en passant, che quello è stato un investimento meno oneroso (circa 9 milioni di euro per cinque farmacie, e l’operazione è stata condotta con la Banca Popolare di Intra), e che là abbiamo rilevato una realtà con un avanzo di liquidità di 2 milioni di euro”.

Nuove aperture in Largo Catania e alla Coop

La logica, pare di capire, è quella dell’economia di scala: solo raggiungendo certe dimensioni, e una conseguente razionalizzazione dei costi e implementazione di sinergie comuni, si può pensare di fare utili. E’ così? “Assolutamente sì: purtroppo negli ultimi anni il comparto farmaceutico sta subendo pesanti penalizzazioni: dal contributo nazionale imposto dopo il terremoto dell’Aquila, ad una serie di brevetti in scadenza, alla vera invasione dei farmaci generici. Il tutto determina un calo del fatturato, già definito e inevitabile, del 30%. Il che significa che occorre compensare con altre forme di entrata, offrendo nuove prestazioni ai clienti, anche perché è nostra intenzione salvaguardare in primo luogo l’occupazione di tutti gli addetti del comparto farmacie. In quest’ottica vanno sia le ristrutturazioni (e in qualche caso anche il rinnovo delle sedi, davvero troppo anguste rispetto alle attuali esigenze), sia nuovi servizi, dal prelievo del sangue con analisi in tempo reale ai codici bianchi, che le nostre farmacie in parte già offrono, e sempre più offriranno. Penso ad esempio alla consegna a domicilio delle medicine, che per tanti anziani mi sembra un bel passo in avanti”. Sul fronte degli investimenti edilizi, da segnalare la nuova sede (dal costo di 800 mila euro) della farmacia degli Orti, che si trasferirà a fine ottobre da piazza Divina Provvidenza a Largo Catania, e il progetto di spostamento della farmacia della Pacto alla Coop. Anche su quest’ultimo punto le polemiche non mancano, ma Provera è perentorio: “senta, la farmacia della Pacto perde fatturato di anno in anno, genera un buco di bilancio perché è in un posto infelice, per tante ragioni che non sto a dettagliare. Intendiamo spostarla di qualche centinaio di metri, all’interno di un centro commerciale moderno, che tanti alessandrini del quartiere già frequentano: possibile che si debba aprire un nuovo fronte di polemica politica anche qui. Ma si rendono conto certe persone del momento storico in cui stiamo vivendo, e delle difficoltà che un imprenditore quotidianamente affronta per mantenere le sue aziende in utile, e in fin dei conti continuare a dare anche lavoro e occupazione? Noi non molliamo, ma a volte certi attacchi sono davvero scoraggianti…”.
28/07/2011

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