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Novi Ligure

Made in Italy, la Lega presenta la legge per evitare altri casi Pernigotti

Salvini e Molinari: "Legare le produzioni storiche al territorio di riferimento, vietando l'utilizzo del marchio a chi delocalizza". Fornaro, firmatario della prima proposta di legge su Pernigotti: "Disponibili a lavorare insieme"
ROMA – Legare le produzioni storiche italiane al territorio di riferimento, vietando l’utilizzo del marchio a chi delocalizza: è l’obiettivo della proposta di legge che è stata illustrata ieri in una conferenza stampa a Roma dal vicepremier Matteo Salvini. Con lui, anche il capogruppo alla Camera, il deputato alessandrino Riccardo Molinari [nella foto con gli operai Pernigotti], primo firmatario della proposta. Un testo che il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva promesso dopo il “caso Pernigotti” e su cui però la Lega ha anticipato gli alleati di governo.

La proposta di legge prevede innanzi tutto la formazione di un registro dei “marchi storici nazionali di alto valore territoriale”, vale a dire quei marchi registrati relativi a un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata a uno specifico luogo di produzione, la cui domanda di registrazione sia stata depositata da più di cinquant’anni. Un comitato dovrà poi occuparsi di vigilare sui livelli produttivi degli stabilimenti principali delle imprese titolari di marchi storici e sulle conseguenze dell’eventuale apertura di nuovi stabilimenti in altre aree. Chiunque decida di acquisire l’azienda sarà vincolato a mantenerne la produzione principale nel Comune in cui lo stabilimento produttivo era situato alla data di registrazione del marchio. In caso contrario decadrà dal diritto all’utilizzo del marchio. Le imprese iscritte nell’albo avranno la possibilità di aprire nuovi stabilimenti di produzione in aree diverse, purché non si determini, in conseguenza di ciò, la riduzione della produzione nella sede produttiva principale.

«Vogliamo difendere con le unghie e con i denti e con leggi di buonsenso le aziende italiane – ha detto Salvini – Molti marchi storici oggi sono di proprietà di multinazionali straniere che spacciano per made in Italy quello che made in Italy non è. L’obiettivo non è ledere il libero mercato. Chi vuole investire in Italia è il benvenuto. Ma se vuoi usare il marchio, devi mantenere la produzione in Italia. Se vuoi aprire uno stabilimento con il nome Pernigotti o Borsalino in Cina, liberissimo di farlo, ma la produzione in Italia va conservata».

A proposito del caso Pernigotti, il ministro dell’Interno ha detto: «Vediamo se con questa multinazionale turca [quella dei fratelli Toksoz, proprietari della Pernigotti; ndr] siamo in grado di agire andando a toccare altri tasti». Ha aggiunto Molinari: «Sulla Pernigotti, nonostante l’attenzione del governo, non c’è stato nessuno strumento politico che abbia garantito che la multinazionale turca accettasse accordi con altre imprese disponibili ad acquisire lo stabilimento a patto che ci fosse anche il marchio. La nostra proposta di legge detta un punto di svolta perché tutti i marchi storici verranno registrati. Stop quindi a delocalizzazioni estere. Se quindi il detentore del marchio vorrà delocalizzare chiudendo la fabbrica in Italia, perderà il marchio storico che diventerà dello Stato».

Sulla vicenda è intervenuto anche il capoguppo di LeU alla Camera, l’ovadese Federico Fornaro, il primo a depositare insieme a Pierluigi Bersani e a Guglielmo Epifani una proposta di legge per la tutela dei marchi storici, lo scorso 17 gennaio. «Siamo pronti a lavorare con la Lega alla ricerca di un testo condiviso, ma fino a ora è stato il Governo a bloccare l’iter delle proposte di legge in attesa di una iniziativa legislativa, più volte annunciata, del ministro Di Maio. Ancora una volta, dunque, sono le divergenze nel Governo a bloccare l’attività parlamentare», ha affermato Fornaro.
15/03/2019

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