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Opinioni

Le città-giardino: come combattere il caldo con l'architettura (e la bellezza)

Dall'architettura le strategie per combattere le isole di calore e migliorare l'aspetto dei nostri centri urbani. In alcune città italiane si attivano politiche di raffrescamento urbano tramite alberature, tetti giardino... E ad Alessandria?
OPINIONI - L'isola di calore urbano (nota anche come UHI, dall’acronimo inglese Urban Heat Island) è un fenomeno microclimatico che si verifica nelle aree metropolitane e consiste in un significativo aumento della temperatura nell’ambito urbano rispetto alla periferia della città e, soprattutto, alle aree rurali circostanti. Con la stagione calda le nostre città si trovano a dover fare i conti con delle vere e proprie bolle di calore.
"Si tratta di un fenomeno conosciuto e studiato da alcuni decenni ed è causato principalmente dalle caratteristiche termiche e radiative dei materiali che costituiscono le superfici urbane (in primo luogo asfalto e cemento) nelle quali prevale l’assorbimento della radiazione solare rispetto alla riflessione. Certamente anche le attività umane che si concentrano nelle città e nelle loro immediate vicinanze contribuiscono a loro volta al riscaldamento delle aree urbane, sia in modo diretto attraverso le attività industriali, il traffico veicolare, gli impianti di riscaldamento e condizionamento, sia in modo indiretto alterando le proprietà radiative dell’atmosfera a causa degli alti livelli di inquinamento associati alle precedenti attività." (Stefano Marchesi, Stefano Zauli Sajani, Paolo Lauriola)
Superfici di colore scuro come le strade asfaltate possono raggiungere temperature di oltre 10 °C rispetto alle zone circostanti.
L’effetto isola di calore aumenta la concentrazione degli inquinanti peggiorando la qualità dell’aria. Ciò comporta un aumento dei consumi di energia elettrica per il raffrescamento estivo e, di conseguenza, delle emissioni di CO2. Il tutto si ripercuote ovviamente sulla salute e il benessere delle persone.
Come fare per contrastare questo fenomeno e rendere le nostre città più gradevoli sotto il profilo climatico?
Sicuramente una città non può prescindere dal dare più spazio al verde urbano.
Il verde urbano fornisce sia protezione solare che raffreddamento dell’aria. Uno studio sull’impatto degli spazi verdi urbani ha dimostrato che l’evapotraspirazione degli alberi aumenta l’umidità relativa dell’aria e contribuisce indirettamente alla riduzione della temperatura in città.
"Il verde urbano, inoltre, previene l’erosione del suolo stabilizzandolo, filtra gli inquinanti ambientali migliorando la qualità dell’aria, riduce lo stress degli abitanti e aumenta il valore delle proprietà immobiliari, rendendo la città più attraente" (Andrea Ursini Casalena).
Inoltre il verde pubblico consente l’incontro, il gioco, il riposo, la socializzazione e il relax durante il tempo libero di ragazzi, adulti e anziani, espletando così una funzione sociale importantissima.
Le persone che vivono in quartieri con una più elevata densità di alberi sulle loro strade riferiscono una percezione notevolmente migliore della salute e presentano meno patologie cardio-respiratorie.
In Italia stiamo assistendo alle prime sperimentazioni in questo campo. Modena per esempio (nella foto a destra), è stata protagonista del Progetto UHI, “Development and application of mitigation and adaptation strategies and measures for counteracting the global Urban Heat Islands phenomenon”, costituito da un gruppo di città europee “pilota” che per quattro anni hanno studiato le migliori strategie architettoniche per il raffrescamento urbano. La città emiliana ha messo a punto un progetto per ridisegnare la sua zona produttiva, "sistematizzando gli interventi più efficaci in un abaco delle best-practices anti caldo: tetti giardino, alberature stradali, tecnologia di copertura cool-roof, facciate e lastricati permeabili e chiari (effetto albedo). Il tutto è stato poi integrato nello strumento di governo urbanistico della città, concedendo piccoli premi volumetrici a chi seguirà queste regole di puro buon senso architettonico." (Alberto Grieco)
Un altro elemento perseguibile, specialmente nelle nuove edificazioni, è quello dell'inserimento dei cosiddetti "tetti verdi" nelle coperture piane degli edifici.
I tetti verdi e i giardini verticali possono contribuire in modo significativo all’abbassamento delle temperature urbane: la vegetazione, infatti, raffredda la temperatura superficiale dei solai e diminuisce il rilascio di calore nell’atmosfera.
Perché, dunque, non favorire l'inserimento di elementi vegetali o addirittura di orti urbani sui tetti delle nostre città?
In questa direzione l’esempio del collettivo "Orti Alti" di Torino (nella foto qui a sinistra), che trasforma i tetti piani degli edifici in tetti verdi e coltivabili, è significativo. Come riportano sul loro sito web, “oltre il 20% delle superfici urbane sono tetti piani coperti di catrame, non utilizzati e scarsamente accessibili. Autorimesse e magazzini nei cortili, edilizia pubblica e residenziale, capannoni industriali e centri commerciali. Migliaia di tetti piani in centro e in periferia che possono essere riconvertiti in nuovi spazi di rigenerazione urbana, in luoghi di socialità collettiva, in aree di produzione alimentare.”
Ad Alessandria siamo ancora ben lontani dall'adottare una politica urbanistica che tenga in considerazione il verde urbano come elemento fondamentale per uno sviluppo sostenibile. Le uniche iniziative orientate verso un aumento del verde in città riguardano piccole piantumazioni di alberature spesso limitate ai lati delle strade cittadine.
Anzi, sovente le aree vuote periferiche vengono destinate a insediamenti di vario tipo, o coperte da asfalto e cemento per far posto a parcheggi spesso sottoutilizzati, com'è il caso dell'ultimo intervento in fase di completamento nell'area adiacente a Via della Moisa dove, come viene riportato sul sito web del Comune di Alessandria, "la nuova piscina e il complesso sportivo da costruire mediante project financing non è stata realizzata e l'Amministrazione Comunale ha ritenuto di provvedere ad una riconversione del progetto, riprogettando l'area con una variante al progetto originario che prevede maggiore spazio per aree verdi e per quelle destinate ai giochi per i bimbi accanto ad un parcheggio pubblico di circa 120 posti a servizio della popolazione residente. Con questa variante progettuale è stata mantenuta integra la finalità iniziale di ricucitura tra gli interventi programmati dal Contratto di Quartiere II e il tessuto urbano preesistente."
Nel sedime verde prima abbandonato (che in anni passati avrebbe dovuto ospitare un palazzetto dello sport) verrà dunque realizzato, oltre ad un esiguo spazio verde con giochi per bimbi, un parcheggio che sarà probabilmente sottoutilizzato (non c'è una particolare richiesta di posti auto nella zona) che, certamente, non avrà la funzione "di ricucitura di porzioni di tessuto urbano preesistente" per la sua stessa natura di spazio destinato alle automobili e non di luogo pubblico di aggregazione.
Insomma, per il nostro capoluogo la strada da fare per invertire la tendenza ormai obsoleta alla cementificazione senza limiti dello spazio urbano è ancora tanta.

 
12/08/2016

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