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Alessandria

Landini ad Alessandria, "si insegue il modello americano, in Italia meno democrazia"

Il segretario generale della FIOM è stato ospite ieri sera, mercoledì 28, dell'associazione Cultura e Sviluppo. Si è discusso di lavoro, delle prospettive futuro del sindacato e delle politiche sociali in Italia. "Serve un nuovo modello di uguaglianza sociale, le persone devono tornare ad avere un peso reale nella società e nella politica"
ALESSANDRIA - Maurizio Landini ha certamente il dono dell'eloquenza, per sua stessa ammissione trova qualche difficoltà in più con la scrittura. Una battuta riferita al libro “Forza lavoro”, scritto insieme all'ex direttore de “Il Manifesto” Gabriele Polo ed edito da laFeltrinelli, presentato ieri sera in occasione degli incontri culturali del giovedì – per l'occasione eccezionalmente di mercoledì - dell'associazione Cultura e Sviluppo.

Un modello sociale da rifondare per riavvicinare le persone, mai come oggi in balìa delle disuguaglianze. Questo è l'obiettivo che Landini si pone con il suo progetto di coalizione sociale, annunciato ormai da parecchio tempo ma che al momento sembra avere contorni ancora piuttosto vaghi. In discussione prima di tutto il sindacato “che deve rinnovarsi, rimettere al centro i lavoratori affrontando un processo di democratizzazione e di rappresentanza. Le scelte strategiche devono essere prese coinvolgendo prima di tutto i lavoratori”. La critica di Landini parte però dal sistema sociale ed economico globale degli ultimi anni, caratterizzato da forti frantumazioni e divisioni, soprattutto tra le classi più deboli. “L'idea dell'uguaglianza e della giustizia sociale è stata messa in discussione dall'affermazione di un modello liberista, - afferma Landini – che ha come uniche priorità il mercato e l'impresa, a supporto del quale c'è il cosiddetto pensiero unico. Tutto ciò che è critica, contestazione o visione alternativa viene considerato un fastidio, qualcosa di cui non è necessario tenere conto”. Per il segretario generale della Fiom in grave pericolo sarebbe la forza mediatrice delle parti sociali. “Oggi la tendenza nel sistema impresa-finanza è quella di mettere in discussione la mediazione sociale e la contrattazione collettiva. La disoccupazione e le disuguaglianze sono inevitabile frutto di questo modello”, più precisamente, “in Italia il Governo mira all'estinzione del sindacato confederale, dei contratti nazionali, e ad un ridisegno del sistema di democrazia dei rapporti. Si punta a ridurre tutto ai soli contratti aziendali, con una politica in cui non esisterebbero più i corpi di rappresentanza ma soltanto un rapporto diretto ed autoritario di gestione delle imprese da parte del Governo, con i lavoratori nel mezzo”.

Per opporsi a questa tendenza, però, occorre avere un quadro preciso delle misure da intraprendere. “Il sindacato deve porsi il problema dalla piena occupazione, affrontando da protagonista i tanti problemi legati la mondo del lavoro, come evasione fiscale, corruzione ed appalti irregolari. Se vogliamo parlare di produttività e competitività nel nostro sistema bisogna affermare un modello d'impresa diverso da quello che si sta diffondendo, che premi solo i più meritevoli”. Lo Stato deve e può indicare la via, “sono convinto che, per sperare in una ripresa degli investimenti pubblici, si debba rilanciare con forza l'idea di un intervento statale, che indichi le vie d'uscita e gli investimenti necessari”. Riportare al centro del dibattito politico i lavoratori quindi, con un nuovo modello di uguaglianza sociale, se necessario “mettendo in discussione una serie di vincoli europei”.

Un dato di fatto è che la crisi degli ultimi otto anni ha generato sfiducia e frustrazione tra le classi medio-basse, “negli anni '70 votava il 90% della popolazione, oggi si supera a stento il 50%. E' chiaro che non esiste un reale grado di rappresentanza del pensiero politico degli italiani. Ormai va a votare solo chi sta meno peggio, a tutti gli altri il voto non interessa più. Ma per la politica di oggi questo non è un problema, meno gente va a votare e più facilmente si può restare al potere”. La Coalizione Sociale di Landini vuole quindi partire prima di tutto dai territori, “è necessario ricreare luoghi in cui le persone possano confrontarsi ed insieme iniziare a pensare che qualcosa possa cambiare. Le persone devono tornare ad avere un peso reale nella società, la frantumazione sociale ha reso tutti più vulnerabili”. Una riflessione sul pensiero economico degli ultimi anni in Italia, che sembra aver sancito “la vittoria culturale del liberismo. Si sta andando verso un'idea di americanizzazione totale, in cui i sindacati rivestano un ruolo del tutto trascurabile e limitato. C'è un problema di riduzione della democrazia, se non esistono più spazi per poter esprime il proprio dissenso, bisogna battersi per poterli riconquistare”.
 
29/10/2015
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it

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