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Serravalle Scrivia

Kme, il futuro è un grande enigma

Rientra anche lo stabilimento di Serravalle Scrivia nell’accordo che Intek, attraverso la controllata al 100 per cento Kme Ag, ha siglato con la finlandese Cupori per la cessione delle attività francesi e italiane nel settore dei tubi e barre di rame
SERRAVALLE SCRIVIA - Rientra anche lo stabilimento di Serravalle Scrivia nell’accordo che Intek, attraverso la controllata al 100 per cento Kme Ag, ha siglato con la finlandese Cupori per la cessione delle attività francesi e italiane nel settore dei tubi e barre di rame. Kme cederà il 60 per cento del capitale di Kme France relativamente agli stabilimenti di Givet e Niederbruck, mentre in Italia saranno vendute le attività di tubi svolte presso lo stabilimento di Serravalle Scrivia, che fa capo a Kme Italy.

Una bella notizia per la Francia – lo stabilimento di Givet sembrava destinato alla chiusura con le prevedibili ricadute occupazionali che questa ipotesi avrebbe portato con sé – ma che preoccupa per il futuro di Serravalle, messo ancora di più in crisi dall’esito dei sopralluoghi di tecnici specializzati in coltura idroponica. Lo stabilimento non avrebbe le metrature e la posizione adatta per l’idrocoltura, una delle tecniche per la coltivazione fuori suolo della verdura.
A riassumere la situazione dell’azienda è Mirko Oliaro, segretario provinciale Fiom Cgil. "Per quanto riguarda Kme spa, i contratti di solidarietà sono stati rinnovati per due anni. Stiamo parlando di 250 lavoratori. La joint venture tra Cupori e Kme, che ha una propria capacità finanziaria, è elemento di garanzia per questi due anni, ma cosa accadrà dopo è il vero problema". E la vera incognita in particolar modo ora che il progetto legato all’idroponica sembra subire una battuta d’arresto.

Il rinnovo dei contratti di solidarietà vale anche per i 150 dipendenti di Kme Brass, "ma solo per un anno – precisa Oliaro – Si parla del possibile accordo con Eredi Gnutti, ma ancora non si sa nulla".
Il pericolo è che l’azienda decida di concentrare la produzione in Germania, abbandonando l’Italia e chiudendo gli stabilimenti. Uno scenario terrificante per i 400 lavoratori delle due società che producono tubi di rame e barre di ottone e per tutto l’indotto.
31/12/2015
Lucia Camussi - l.camussi@ilnovese.info

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