Sei in: AlessandriaNews / Economia e Lavoro / Inps: l'esercito dei 102 mila pensionati e l'incertezza per gli esodati - 11/06/2012
Interviste

Inps: l'esercito dei 102 mila pensionati e l'incertezza per gli esodati

Un utilizzo evoluto del web, ma anche sedi e presidi in tutta la provincia. Il direttore dell’Inps di Alessandria, Alessandro Casile, illustra le attività dell’Istituto, analizzando numeri e dinamiche. E fornisce un aggiornamento sulla vicenda “esodati”
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E’ una mattina feriale, e agli sportelli della sede alessandrina dell’Inps, in via Morbelli, c’è in consueto via vai di persone: pensionati o pensionandi, ma anche disoccupati e titolari di imprese, che cercano aiuto e chiarimenti fra normative e regolamenti non sempre di facile interpretazione. Mediamente, ci spiegherà il direttore provinciale dell’Istituto, Alessandro Casile, sono più di 800 i cittadini che quotidianamente si rivolgono direttamente ai funzionari dell’Istituto, “senza contare l’utilizzo del canale web, sempre più diffuso”. Fra pensionamenti anticipati, “esodati”, disoccupati e cassintegrati, lo abbiamo incontrato per farci raccontare come funziona l’attività di una struttura che, soprattutto in un territorio con un’età media della popolazione particolarmente elevata, assume un ruolo sociale sempre più centrale e strategico.

Dottor Casile, lei è direttore dell’Inps provinciale da quasi un anno. Che idea si è fatto?
Consideri che, prima di arrivare ad Alessandria, ho lavorato in realtà come Novara, Verbania, Asti e Torino. Le strutture dell’Inps in Piemonte, insomma, le conosco piuttosto bene, e posso dire che Alessandria ha un radicamento territoriale molto particolare, che certamente risponde a ragioni di tipo storico e culturale. Oltre alla sede del capoluogo, infatti, abbiamo significative strutture a Tortona, Novi Ligure, Acqui Terme e Casale Monferrato. Si tratta di uffici che impiegano mediamente 12/15 persone, a cui va poi sommato anche il “punto cliente”di Ovada, in cui lavorano stabilmente due addetti. Complessivamente l’Inps provinciale ha 162 dipendenti, diminuiti di circa il 20% negli ultimi cinque anni.

Senza contraccolpi sul piano dell’attività?
Direi di no, anche se certamente i carichi di lavoro non sono leggeri. La carta vincente è comunque l’informatizzazione, su cui l’Istituto ha molto investito, a livello nazionale, da vent’anni a questa parte. E negli ultimi anni in particolare una svolta positiva è arrivata dal web: Internet per noi è uno strumento prezioso di lavoro, di informazione e di interazione immediata con l’utenza. Consideri che ormai, ad esempio, alle imprese è consentito utilizzare il web per espletare tutta una serie di pratiche ed incombenze burocratiche per le quali, in precedenza, occorreva recarsi allo sportello. E questo consente un notevole risparmio di tempo e risorse sia per noi, che per l’utenza.

Quindi è retorica la vecchia immagine della burocrazia “soffocante”, con giornate perse agli sportelli dell’ente?
Diciamo che l’opzione sportello esiste sempre, anche perché non tutta la popolazione è preparata, ad oggi, ad una relazione con l’Istituto via web. Anche qui, comunque, i dati sono confortanti: su oltre 800 persone che, in una giornata media, si rivolgono fisicamente ai nostri diversi uffici provinciali (oltre 300 ad Alessandria, e gli altri dislocati presso i vari sportelli sul territorio) i tempi di attesa medi non superano i 12-13 minuti, e i tempi di risoluzione della pratica sono anche più rapidi, a meno che non si tratti di modulistica e casi molto specifici.

La domanda più ricorrente immagino sia: “quando andrò in pensione”?
E’ certamente uno dei temi, con relativo calcolo dell’entità dell’assegno previdenziale. Ma sono anche tante le richieste di chiarimenti sul fronte disoccupazione e cassa integrazione, e sul comparto delle invalidità.

Poi c’è la vicenda “esodati”: brutta parola che però tiene banco da mesi. A che punto siamo?
E’ una questione delicata, e sono tanti i lavoratori che ci contattano per avere chiarimenti. Anche se francamente non siamo in grado di dire quanti sono gli “esodati” in provincia, per le stesse ragioni per cui non esiste un numero ufficiale a livello nazionale. Non c’è un elenco unico, ma tante diverse realtà che si sommano tra loro. In sostanza: un numero cospicuo di lavoratori, volontariamente o anche non volontariamente, è uscito negli anni scorsi dal mercato del lavoro, con formule di solidarietà (si pensi ai bancari, agli impiegati pubblici, ma anche dell’industria e di altri comparti) e di sostegno, prevedendo un “aggancio” alla data della pensione. Nella seconda metà del 2011 il governo ha cambiato la normativa vigente sui diritti previdenziali, stabilendo nuove regole in vigore a partire dal gennaio 2012. Nei giorni scorsi è stato firmato il decreto ministeriale che dovrebbe fare chiarezza sul futuro previdenziale di questi lavoratori, e ora siamo in attesa di ricevere tutti i chiarimenti e dettagli operativi.

Quanti sono oggi i pensionati in provincia di Alessandria?
Tanti, indubbiamente. Le posso dare un po’ di numeri riferiti al 2011, che credo offrano uno “spaccato” significativo: alla fine dello scorso anno le pensioni dirette erogate dall’Inps erano 102.393, le reversibilità 35.919, gli assegni di invalidità/inabilità 11.688, e gli invalidi civili 18.169. Naturalmente occorre tener conto che ci sono persone titolari di 2, e in casi particolari anche 3 pensioni. Ma d’altra parte anche che esistono oltre all’Inps diversi altri enti previdenziali, legati alle diverse professioni.

Ma le pensioni sono solo una parte delle vostre attività: l’altra grande area è l’universo dei disoccupati…
Certo. Sempre nel 2011 hanno avuto accesso alla disoccupazione ordinaria 11.241 persone, all’agricola 1.289, e alla mobilità 934. Ma vanno poi considerate le diverse forme di cassa integrazione: ordinaria (1043), edilizia (4.453) e straordinaria o in deroga (1.668). Abbiamo poi avuto 826 casi di trattamento di fine rapporto, e 8.820 maternità. Per la cassa integrazione, esiste da noi, come in alcune altre province, un proficuo rapporto di collaborazione con la Provincia, che in alcuni casi definiti anticipa l’erogazione, e viene poi da noi rimborsata.

Vi occupate anche dell’indennità di malattia?
Sì, per tutto il periodo di malattia il lavoratore è pagato da noi. E qui abbiamo implementato un’importante innovazione di metodo: se prima il lavoratore era obbligato, per quanto malato, ad inviare la documentazione attestante la sua condizione di malato con raccomandata, o inviando qualcuno ai nostri sportelli, oggi il certificato può essere inviato, via Internet e in tempo reale, direttamente dal medico di famiglia. E’ un cambiamento non da poco, che agevola molto i lavoratori, ma snellisce anche notevolmente il nostro lavoro. Naturalmente questo non elimina la procedura delle visite di controllo dei medici a domicilio, che sono un’altra questione.

 
11/06/2012


 
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