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Lavoro

Ilva, sciopero nazionale. Lovelli: 'Riva, basta alibi'

Giovedi 8 ore di astensione dal lavoro e manifestazione nazionale a Roma. I sindacati incontreranno il governo per chiedere un intervento straordinario. I deputati Pd: "Stop alle decisioni unilaterali, così si mette a rischio l'intero settore siderurgico. L'azienda si assuma le sue responsabilità".
NOVI LIGURE – Sono circa 650 le famiglie degli operai che lavorano allo stabilimento Ilva di Novi Ligure. E per loro sono giorni di ansia terribile. Come è noto, dopo la decisione della magistratura tarantina, che ha spiccato sette mandati d’arresto “eccellenti” e ha disposto il sequestro dei semilavorati già pronti a partire via nave per Cornigliano e Novi, la famiglia Riva ha annunciato la chiusura di tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.

Subito dopo – a Taranto e non solo – è stato il caos. Nell’acciaieria pugliese i badge degli operai sono stati disabilitati, per impedire ai dipendenti di entrare in fabbrica. Praticamente una serrata. A Novi e Racconigi (dove lavorano 200 persone) è subito scattato l’allarme e i lavoratori si sono riuniti in assemblea. “Tecnicamente le due fabbriche possono continuare a produrre forse per due, tre settimane – ha spiegato Gianfranco Verdini, coordinatore regionale Uilm – Quello che è certo è che si tratta di aziende legate a filo doppio con l’Ilva di Taranto di cui trasformano i coils e non possono contare su una via d’uscita autonoma”.

In ogni caso la strada – almeno per i lavoratori – è obbligata: sciopero. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato per domani 8 ore di sciopero con manifestazione nazionale a Roma. La decisione, hanno affermato, è “a salvaguardia dell’occupazione, degli insediamenti industriali e della loro rapida ambientalizzazione e per richiedere al Governo un intervento straordinario”. Anche da Novi partiranno pullman di operai diretti alla manifestazione.

Nella capitale i rappresentanti dei lavoratori incontreranno il governo, come aveva auspicato anche il deputato Mario Lovelli. “Il gruppo parlamentare del Pd – ha detto l’ex sindaco di Novi – ritiene che il governo debba emettere un provvedimento normativo per dare attuazione all’Aia [Autorizzazione Integrata Ambientale; ndr], così che l’azienda sia obbligata a mettere al più presto in atto gli interventi di tutela ambientale, mantenendo contemporaneamente l’attività produttiva”.

Insomma, bisogna dare a Riva una via d’uscita e obbligarlo a seguirla. Impedirgli di utilizzare la chiusura degli impianti come spauracchio nei confronti di lavoratori, opinione pubblica e istituzioni. “La catena di produzione dell’acciaio non deve essere bloccata da una presa di posizione unilaterale che potrebbe mettere a rischio l’intero comparto siderurgico nazionale – ha dichiarato ancora Lovelli – Il governo deve individuare il sito produttivo di Taranto come area di interesse strategico nazionale, che come tale dovrà essere tutelata. E l’azienda deve cominciare ad assumersi la responsabilità della grave situazione di Taranto, procedendo al risanamento. Lo stabilimento di Novi, che in passato è stato oggetto di grandi investimenti in ambito tecnologico e ambientale, rappresenta l’esempio che conciliare salute, tutela dell’ambiente e lavoro è una via percorribile”.

Anche il sindaco Lorenzo Robbiano ha scritto al presidente del consiglio manifestando la propria preoccupazione. Insieme al collega di Racconigi, inoltre, ha concordato che, nel caso l’incontro di domani a Roma non dovesse portare risultati positivi, promuoverà una riunione dei sindaci delle città in cui hanno sede gli stabilimenti Ilva.



28/11/2012

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