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Novi Ligure

Via libera al decreto salva Ilva

Approvato del consiglio dei ministri il decreto salva-Ilva. Ma il presidente del gruppo spinge sull'acceleratore delle polemiche: "Una settimana di autonomia per Genova, due per Novi se l'acciaieria pugliese non riparte"
18.00 - Via libera del governo al decreto salva Ilva che autorizza al proseguimento dei lavori degli impianti. 
La notizia è stata lanciata dalle agenzie di stampa al termine di una lunghissima riunione del consiglio dei ministri: 
Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge Salva-Ilva. Il provvedimento "stabilisce che la società abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'AIA".

Previsto il "Garante della vigilanza sull'attuazione degli adempimenti ambientali e di tutte le altre disposizioni del decreto, che sarà nominato con un successivo provvedimento".Il Garante "potrà proporre le misure idonee,tra le quali anche provvedimenti di amministrazione straordinaria"in caso di criticità. "Il garante - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricala' - deve essere persona di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza e sarà proposto dal ministro dell'Ambiente, dal ministro dell'Attività Produttive, e della Salute e sarà nominato dal presidente della Repubblica".

"Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall'AIA".


NOVI LIGURE – Il decreto legge sull’Ilva, come da programma, sarà sul tavolo del consiglio dei ministri di oggi. E non ci dovrebbe essere alcun problema per la sua approvazione: come ha ricordato ieri il premier Mario Monti, infatti, la chiusura degli stabilimenti Ilva causerebbe “un impatto negativo sull’economia stimato in 8 miliardi di euro all’anno”. Arrivano dunque notizie positive dal vertice tra governo e parti sociali avvenuto ieri a Roma: l’acciaieria di Taranto potrà continuare a produrre per altri due anni, fino allo scadere dell’Aia rilasciata a ottobre 2012. Ma nel frattempo i Riva dovranno procedere senza indugi al risanamento ambientale.

Nonostante il futuro sembri un po’ più roseo rispetto a qualche giorno fa, il presidente del Gruppo Ilva Bruno Ferrante continua a spingere sull’acceleratore delle polemiche: “I provvedimenti della magistratura stano provocando gravi ripercussioni sull’occupazione, ma il quadro rischia di peggiorare. Stiamo parlando di oltre 20 mila dipendenti che rischiano di saltare in caso di chiusura di Taranto”. Ferrante, al vertice di Palazzo Chigi, si è spinto fino ad annunciare la chiusura dello stabilimento di Genova Cornigliano entro sette giorni e di quello di Novi entro quindici. “Se la fabbrica pugliese non tornerà a regime il destino di questi stabilimenti è segnato”.

Il presidente dell’Ilva ha spiegato che ci saranno “ripercussioni anche per le case automobilistiche. Si rischia l’effetto domino su tutta la filiera dell’acciaio. Dovremo far ricorso nei prossimi giorni a nuovi ammortizzatori a causa dello spegnimento di alcuni altiforni”.
Insomma, la situazione è ancora tesissima. E il governo ha anche un’altra gatta da pelare: evitare che il provvedimento normativo che si appresta a varare cada falcidiato dalla scure della magistratura tarantina.

A far sentire la propria voce, ieri nella capitale, c’era una folta rappresentanza di operai provenienti dallo stabilimento novese di strada Boscomarengo. Con loro, i membri delle rsu della fabbrica, il sindaco Lorenzo Robbiano, l’assessore Graziano Moro in rappresentanza della Provincia, l’onorevole Mario Lovelli, già primo cittadino.

30/11/2012

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