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Alessandria

Costruire Insieme: "sempre più servizi, nessuna risorsa". Mancano 300 mila euro

A fare il punto della situazione sono le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil: "a fine maggio finisce la cassa integrazione. Vengono affidati all'azienda speciale sempre maggiori servizi, ma le risorse investite non esistono. C'è una mancanza di 300 mila euro per il mantenimento dello status quo. Ora vogliamo risposte"
 ALESSANDRIA - Sono passati ormai 3 anni dal 2012, ma le preoccupazioni per l'azienda speciale Costruire Insieme e per i suoi lavoratori non sembra fermarsi nemmeno oggi. Il 30 maggio scade la cassa integrazione: dei 45 dipendenti, “la metà si trova in regime di cassa integrazione che è parametrata anche sul part-time, dalle 15 alle 28 ore settimanali ” spiega Rosario Trupia, funzionario della segreteria Uil Tucs. Sono coloro che sono andati a ricoprire ruoli nei musei, alla biblioteca civica, ovvero in tutti i servizi aggiuntivi che sono stati affidati all'azienda speciale. “Poi ci sono anche coloro che sono invece in cassa a zero ore e che quindi sono tre anni che sono 'fuori' dal mondo del lavoro. Per tre di loro si è riaperta la porta grazie alla solidarietà dei colleghi che hanno scelto di fare meno ore per reintegrarli”.

Ma oggi ad un mese dalla fine della cassa integrazione quali sono gli scenari all'orizzonte? Sembra davvero essere questo il punto che dà preoccupazione e fa anche un po' rabbia ai sindacati, Cgil, Cisl e Uil. “Ancora nell'ultimo incontro con l'amministrazione comunale – che ci ha presentato il nuovo CdA di Costruire Insieme che sappiano non avere la bacchetta magica – non si è parlato di licenziamenti o esuberi. Ma in realtà ci è stato chiesto, ancora una volta, un sacrificio” ha spiegato Trupia. “Non sappiamo quale sia, ma lo immaginiamo: si tratterà di una ulteriore riduzione di ore di lavoro”. Infatti ai sempre maggiori servizi che vengono gestiti dai lavoratori dell'azienda speciale non corrispondono altrettante risorse, altrettanti investimenti economici. “Non si prospetta la volontà politica di investire e anzi abbiamo una mancanza di 300 mila euro per poter mantenere lo status quo. Ed è già stato detto chiaramente dall'amministrazione che questi soldi non ci sono. Che al massimo si riuscirà a coprire con fondi un 70 mila euro. Questo quindi cosa significa? Che si arriverà a parlare di tagli se i soldi non ci sono” aggiunge Cristina Vignolo, Fisascat Cisl. “Questo ultimo anno, con la conclusione della cassa integrazione – ha spiegato Alvaro Venturino Cgil Fp – avrebbe dovuto rappresentare la vera partenza di questa azienda, per iniziare a camminare da sola. Questa condizione si conosceva da tempo e si doveva quindi agire prima per cercare le risorse”.

Quello che i sindacati vogliono, quindi, è un segnale netto da parte del Comune di Alessandria, un “investiremo” su questa azienda. “Da un lato ci affidano sempre maggiori servizi e di una certa importanza per la città, dall'altro però ci chiedono sempre e solo sacrifici”. Quello che viene chiesto da Cgil, Cisl e Uil è che la progettualità vada di pari passo con l'investimento economico. “E' troppo tempo che tutti noi ci mettiamo parte della nostra vita, che ci mettiamo più di quanto ci viene chiesto. A credere in questa azienda sembriamo solo noi”. E aggiungono: “dal 2012 sentiamo dire che non è stato licenziato nessuno. Che nessuno sarà lasciato indietro. Ma ora vorremmo che a dimostrarlo fossero i fatti”. Perchè “lavorare così, senza sapere nemmeno l'orario del giorno dopo, inizia a diventare difficile”. A sostegno di questa presa di posizione dei sindacati ci sono gli “ottimi risultati” di tutti i servizi gestiti da Costruire Insieme. “Quando tutto funziona, con un ritorno di produttività....viene affondato tutto” incalza Venturino.

Caso a parte è Aspal: in questo anno si doveva completare la liquidazione, ma dentro questo contenitore nel “limbo” si trovano ancora due servizi. Quello dei tributi che è stato messo a gara ma che ancora oggi non apre scenari stabili ai 10 lavoratori che lo gestiscono. “Non sono ancora passati nella nuova azienda ed è impossibile rintracciare e contattare il liquidatore” spiega Trupia. Il secondo “caso vergogna” è quello del Sit “che oltre a costare di più come già avevamo detto, non funziona nemmeno!”. 22 persone allo sbando, 4 delle quali oggi sono distaccate ad Aspal dal Csi Piemonte e non sanno ancora cosa si prospetta nel loro futuro. “Il problema è che una volta terminata l'acquisizione delle banche dati – aggiunge Trupia – non si potrà più tornare indietro. E' stato smembrato un gruppo di lavoratori che funzionava bene per approdare nel Csi con un servizio più caro e anche più scadente”. Forse questo servizio e questa gestione – per i sindacati – meriterebbe una risposta pubblica dell'amministrazione. E (forse) non sono le uniche risposte che si attendono.
29/04/2015

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