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Provincia

"Con l'Outlet ho salvato l'occupazione"

Parla Antonio Molinari storico sindaco di Serravalle Scrivia. E se al posto dell'Outlet avessero fatto una fabbrica di lamiere?
E se al posto dell’Outlet ci avessero fatto una grande fabbrica da lamiere, magari inquinante, chi credete che protesterebbe, chi sparerebbe da quindici anni sulla nostra decisione? Antonio Molinari, 61 anni appena suonati, dei quali una trentina passati in consiglio comunale, quindici da sindaco, assessore a partire dal 1984, primo cittadino dal 1994, in tre tornate diverse, si leva qualche sassolino dalle scarpe nel giorno in cui spiega bene il suo addio alla vita politica, il saluto al consiglio comunale. Se lo leva quel sassolino, o quei sassolini, passeggiando leggero nel suo ufficio stretto, avanti e indrè dalla scrivania alla finestra, per lottare contro una leggera allergia, per sbuffare fuori il fumo della sigaretta, forse per sbuffare fuori anche il ricordo leggero, e pesante a volte, di una lunga, lunghissima vita amministrativa. È un solido ex Pci, che fa fatica a ricordare come il Pci si è chiamato, Pds, Ds e ora Pd, Quercia, Cosa e chissà che altro, ma che ricorda bene i passaggi chiave di un lungo regno, di un partito che è un altro, di una Repubblica che è cambiata e cambia ancora, di una democrazia che bisogna sempre difendere. Tutto qui, nella strozzatura di Serravalle, una strada che sale, l’altra che scende, il paese con il più alto tasso di immigrazione nella Provincia di Alessandria, quello dove strada statale, ferrovia, autostrada si contendono i centimetri appunto di una “valle serrata”.
«Oggi prevale la voglia di fermarmi», confessa questo uomo tutto d’un pezzo che parla chiaro, sorridendo ogni tanto, un filo di ironia e tutto l’orgoglio di avere fatto parte di una storia complessa, quella di un grande partito che lo ha incarnato più volte sindaco per guidare un piccolo paese, dove però i problemi politici sono uguali a quelli che esplodono ovunque. Oggi più che mai. Parla con nostalgia delle fabbriche che non ci sono più, ma non per operaismo reducistico, parla con orgoglio irsuto della scelta Outlet, quella per la quale passerà alla Storia, parla senza infingimenti degli errori politici di una generazione come la sua, quella di Berlinguer, che provò pure il compromesso storico Dc-Pci nel cuore di Serravalle, parla chiaro dei rapporti difficili con Novi Ligure, la città di sopra oltre l’Outlet, il “mostro” di cui bisogna per forza parlare, ma «è stucchevole». E annuncia, appunto, che il grande insediamento si allarga, decine di nuovi negozi, attrezzature ricettive, piscine, la giunta ha appena approvato, a regime aggiungerà 500 posti di lavoro ai 2500 che già ci sono. «Mi hanno mai proposto qualcosa di alternativo da un punto di vista occupazionale in quella zona dove i posti di lavoro venivano cancellati a centinaia, a migliaia?» chiede, retorico, guardandoti fisso negli occhi.

Sindaco quanto era diversa la Serravalle del suo ingresso in politica, 1984, consigliere comunale di minoranza nel Pci?
«Era un paese con una popolazione di 6 mila abitanti, che stava affrontando la grande crisi industriale, chiudeva la Fidass, 500 occupati, in maggioranza donne, si era già chiusa la Gambarotta, cento occupati, era in crisi quella che a Serravalle chiamiamo Delta e oggi si chiama Kme, crollava l’indotto intorno, anche quello dei bar, delle trattorie, crollava il comparto Fs, si incrinava la Cementir... Era una crisi epocale. Lottavamo per difendere posto di lavoro per posto di lavoro. Non si può dimenticare. Eravamo consapevoli che cambiava il mondo? No, non lo eravamo. Pensavamo che erano crisi passeggere. Grave errore. Non si sarebbe più tornati indietro. Abbiamo pagato per anni».

E la politica come reagiva, l’amministrazione del Comune?
«La prima Repubblica scricchiolava ma eravamo a tre anni dal fatidico 1992. tentammo una amministrazione Pci-Dc con sindaco il democristiano Gennaro. Diventai assessore ai Servizi Sociali e vicesindaco, avevo 32 anni. Poi passai ai Lavori Pubblici e in paese incominciava la “desertificazione” del centro storico, un processo che poi saremmo riusciti a gestire e che ancora oggi è uno dei problemi da affrontare. Nel 1992 tentammo di riunire le forze di Sinistra con una giunta Pci-Psi-Psdi e io diventai sindaco. Non era più la Prima Repubblica, ma stava diventando la seconda. Poi ho fatto il sindaco nel 1994 con la prima lista civica di sinistra, ma con i cattolici insieme a noi...»

Il sistema stava cambiando e lei governava sulle montagne russe di cambiamenti politici generali...
«Certo, nel 1994 è arrivato Berlusconi e quindi nel Pci avevamo più passione, più impegno, più voglia di fare, di dimostrare... Ricordo che in quel periodo da sindaco avevo una grande spinta a fare grandi cose a dimostrare come il nostro modo di governare era più efficiente, più incisivo... Ecco quel periodo dal 1994 al 1998 è stato il migliore di quelli passati come sindaco, proprio per questa spinta forte…»

E magari l’idea dell’Outlet è nata in quel periodo?
«È diventato un po’ stucchevole parlare sempre dell’Outlet... È stata una scommessa. Né io, né gli altri sapevamo cosa fosse un Outlet. Pensavamo che si trattasse un super-supermercato. Abbiamo avuto coraggio a dire di si. Ammettiamolo: con Novi ci furono grandi problemi. Oggi sono contento di avere spinto quella decisione. Era l’unica risposta a livello occupazionale per tutto un territorio che stava soffrendo terribilmente. Certo: era anche una sofferenza pensare di occupare tutto quel territorio, quello stupendo territorio. Ma se ci avessero proposto di occuparlo con una grande fabbrica da 2.500 posti, magari per fabbricare lamiere, pensate che ci sarebbero state e ci sarebbero ancora le stesse indignazioni, le stesse rivolte ambientaliste? Starebbero tutti zitti. Non avrebbero parlato di occupazioni di territorio, se ci avessero prodotto, appunto, lamiere, automobili, magari treni. Una cosa va rimarcata, dopo l’esperienza dell’Outlet: il lavoro ha sempre la stessa dignità, se si producono lamiere o camicie. Oggi grazie all’Outlet ci sono famiglie, dove non arrivava niente e arrivano 1.500 euro a famiglia, ci sono ragazzi che con quei soldi hanno potuto studiare».

Sì ma con quali contratti, c’è la Fornero che ha un diavolo per capello...
«I contratti li stabiliscono i privati e poi, via, i part time oggi si fanno anche nelle Fs, all’Enel, bisogna abbattere i vecchi santuari...»

Sindaco, in fondo, lei sente di lasciare questo insediamento come una pesante eredità commerciale su quel territorio?
«Ripeto: quello è un fenomeno complesso. Si poteva forse fare meglio... ai detrattori di quell’operazione ripeto forte: non abbiamo mai avuto proposte occupazionali alternative. Cosa farebbero Chiamparino e Fassino se gli cancellassero Mirafiori e migliaia di posti di lavoro? Dove si aggrapperebbero? L’Outlet crescerà ancora di 500 posti di lavoro con le decisioni che abbiamo appena preso, per nuovi negozi e nuove strutture ricettive».

E non interferirà con il Terzo Valico, la cui galleria sbuca proprio in fondo all’insediamento commerciale?
«Il Terzo Valico interferirà, ma sono già state previste le opere adeguate. La nuova linea esce in territorio di Serravalle e c'è un corridoio intorno al quale le nuove opere dell’Outlet sono commisurare proprio alle esigenze della ferrovia: Io sono favorevole al terzo valico, perché in una crisi pesante ancora di più di quella del 1929 porta lavoro e grandi opere. È un fatto positivo, ma ci vogliono tutte le cautele a incominciare da quella di obbligare Rfi a essere presente sulla scena. Dobbiamo obbligare ferrovie e il general contractor a dare risposte non a fare le figuracce, come quella della riunione di Voltaggio. È giusto pretendere un Osservatorio permanente magari alla francese, per ottenere non solo le opere compensative, ma soluzioni alla francese che prevedono non più campi base, supercantieri che si mettono e si tolgono, ma compenetrazione sul territorio sia logisticamente, che abitativamente. Ci vogliono canali privilegiati per le imprese e le maestranze del luogo. Questa è la vera compensazione che ci aspettiamo e per la quale la Regione Piemonte si deve muovere subito. Insomma non ci bastano il raddoppio di via Garibaldi e i sottopassi nuovi della compensazione già pattuita».

La recriminazione più forte per quello che da sindaco non è riuscito a fare e l’orgoglio maggiore per quello che, invece, è riuscito?
«Avrei voluto realizzare in quindici anni da sindaco la Circonvallazione che è la vera opera per salvare e rilanciare Serravalle, strangolata dal traffico nei secoli dei secoli. Abbiamo fatto qualche passo avanti, qualche passettino, purtroppo non di più. Se ci riuscissimo saremmo molto più vivibili ambientalmente e commercialmente. Qui girano ventimila macchine al giorno. L’orgoglio? Certo: abbiamo fatto tante piazze nuove, conquistati tanti spazi, ma la soddisfazione più grande è di avere gestito bene il fenomeno dell’immigrazione. Cinque anni fa dovevamo essere spazzati via dagli islamici, c'erano legittime paure e dubbi, Abbiamo vinto con una accoglienza continua e intelligente e ora quel rischio rientra. Sarà anche perché le ondate sono fermate dalla crisi, ma un po’ è merito nostro. O no?» 
22/04/2012
Franco Manzitti - redazione@novionline.net

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