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Economia

Coldiretti Alessandria: “servono subito il rispetto del Made in Italy e la filiera corta”

Dall’ortofrutta alla suinicoltura, passando per il latte e gli alimenti prodotti nel nostro Paese, Coldiretti lancia un appello accorato per la trasparenza delle etichette, la produzione nostrana e la filiera corta, unica via per arginare la crisi dilagante
In un periodo di sempre maggiore crisi dei mercati e di forte speculazione in tanti settori, compreso quello alimentare, si intensificano le iniziative di quanti denunciano “le difficoltà del mondo agricolo, minacciato non solo dall’andamento metereologico e dagli effetti delle contaminazioni batteriologiche ma anche, e forse soprattutto, dall’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato e della distribuzione commerciale”. E’ quanto sostiene Coldiretti Alessandria, che torna a far sentire la propria voce per difendere l’autentico “Made in Italy” dalle speculazioni e di quanti “approfittando di normative poco chiare, riescono a far passare come produzione locale ciò che invece, purtroppo, ha poco da spartire con i nostri allevamenti: basti pensare - affermano Roberto Paravidino e Simone Moroni, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Alessandria - che tre prosciutti su quattro venduti in Italia sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero, ma i consumatori non lo sanno perché non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza”. Questa situazione, sottolineano i responsabili dell’organizzazione alessandrina, è doppiamente grave, infatti “non solo danneggia gli allevatori e i coltivatori, ma anche i consumatori, perché mentre negli allevamenti italiani i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione ‘Dop’, all’estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali come è accaduto nel recente scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania e utilizzati negli allevamenti di polli e maiali”.
Per far fronte a questa crescente concorrenza, ritenuta nociva e sleale dalla Coldiretti, gli allevatori associati mediante un comunicato hanno chiesto che “vengano emanati i provvedimenti applicativi previsti dalla legge nazionale sull’etichettatura di origine approvata all’unanimità dal Parlamento italiano all’inizio dell’anno che prevede l’obbligo di indicare l’origine per tutti gli alimenti. Dal maiale alla braciola il prezzo passa da 1,4 euro al chilo a 6,85 euro al chilo, secondo le elaborazioni sui dati Sms consumatori. Il risultato è che per ogni euro speso per l’acquisto di carne di maiale appena 15,5 centesimi arrivano all’allevatore, 10,5 al macellatore, 25,5 al trasformatore e ben 48,5 alla distribuzione commerciale”.

Un altro tema caldo, strettamente legato a questo, è quello legato poi agli aumenti dei costi per trasporti, combustibili ed energia, fattore che rischia di pesare in maniera decisiva sui prezzi dei prodotti al dettaglio, “rendendo poco competitiva una realtà come quella italiana, dove l’86 per cento dei trasporti commerciali avviene su gomma”. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti a corredo del comunicato, svolta su base Istat, in occasione del nuovo record storico raggiunto dal prezzo della benzina al sud. “Secondo questi studi - osservano Paravidino e Moroni - sui 2.453 euro spesi mensilmente dalle famiglie italiane ben 471 euro, ossia il 19,2 per cento vengono destinati a trasporti, combustibili ed energia elettrica, mentre 467 euro, il 19 per cento, all’alimentazione. Proprio per questo - concludono il loro intervento - l’aumento dei carburanti pesa notevolmente sui costi della logistica e sul prezzo finale di vendita dei prodotti alimentari, ma spinge anche verso il consumo di prodotti locali e di stagione che non devono subire lunghi trasporti. E se per l’agricoltura il momento che stiamo vivendo non è facile, l’unica arma per recuperare una veste competitiva vera per il settore è il Progetto per il Paese di Coldiretti destinato a ‘quella straordinaria Italia del buonsenso’ che ogni giorno lavora e produce, senza alzare la voce”.
31/07/2011

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