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Intervista

Bressan: “Alessandria ha perso il treno della logistica”

Retroporto, Terzo Valico, sviluppo e prospettive del nostro territorio come “snodo” per le merci in arrivo dalla Liguria. Ma anche un paio di “semplici” progetti che cambierebbero il volto di Alessandria. Ne parliamo con Mauro Bressan, manager privato ed ex assessore allo Sviluppo Industriale
“Sul fronte dello sviluppo della logistica il nostro territorio provinciale rimane naturalmente strategico, ma ho l’impressione che purtroppo Alessandria, come Comune, abbia invece perso un treno importante”. Mauro Bressan ha 59 anni, di cui gli ultimi 22 dedicati, professionalmente, ad attività manageriali nel comparto appunto di logistica e trasporti, o in senso più lato “della gestione dei processi industriali estesi”. Fu anche, per cinque anni, assessore comunale allo Sviluppo Industriale nella giunta Scagni, e tra una riunione e un aereo in partenza lo abbiamo incontrato per cercare di fare il punto su uno degli snodi critici dell’economia locale.

Ingegner Bressan, cominciamo dalla fine. A luglio il settimanale L’Espresso le ha dedicato un articolo non proprio lusinghiero, che in realtà in pochi sul nostro territorio hanno rilanciato o commentato. Allora è vero che lei fa parte di una lobby potente e temuta?

(ride ed estrae dalla tasca un foglio: è la querela per i giornalisti dell’Espresso, firmata dallo studio dell’avvocato e onorevole Giulia Bongiorno) Ma quale lobby! Mi fa piacere chiarire subito questa vicenda, che davvero è surreale. Guardi, io sono figlio di un operaio, mi sono laureato in Ingegneria Meccanica grazie ai sacrifici della mia famiglia, e ho cominciato a fare il dirigente d’azienda a 38 anni, dopo lunga gavetta. E ancora oggi, vent’anni dopo, corro come un forsennato dal nord al sud del Paese tutta la settimana. Altro che lobby: io davvero Palenzona l’ho incontrato 4 o 5 volte, per questioni di lavoro. Marcellino Gavio, quando ancora era in vita, e il suo manager Binasco non più di due. La mia carriera non c’entra nulla con questi signori, che pure hanno un loro importante percorso, che ognuno può apprezzare o meno. Da due anni sono direttore generale della Sud Trasporti, una realtà splendida e sana, con sedi a Catania, Milano, Torino e Rivalta Scrivia, di proprietà di tre ragazzi coraggiosi e perbene, che hanno deciso di accettare una sfida pesante ed impegnativa. Il resto sono chiacchiere, insinuazioni e offese gratuite, rispetto alle quali mi sto tutelando in sede legale. Perché quando ti attaccano in questo modo, senza neppure interpellarti per conoscere la tua versione dei fatti, non vedo che altro si possa fare.

Parliamo di logistica allora. Alessandria ha davvero perso il treno?
Io credo che esista una logistica del nord ovest, sistema all’interno del quale la provincia di Alessandria può ancora giocare le sue carte. Certo, rispetto a cinque anni fa altri territori, da Mortara a Milano, sono andati avanti, mentre il Comune capoluogo è rimasto assolutamente al palo. E questo è un settore in cui chi prima arriva, meglio alloggia. Nel senso che vanno realizzate infrastrutture mica banali: e una volta che ci sono, e che i grandi player decidono di utilizzarle, diventa complicato e forse inutile metterne in piedi altre.

Ci spieghi un po’ meglio la situazione presente…
Naturalmente i porti della Liguria continuano ad avere la necessità di ampie aree pianeggianti da utilizzare per lo sdoganamento e lo smistamento delle merci. Attenzione: rispetto alle previsioni del 2002 oggi il porto di Genova, per fare un esempio, ha un volume di affari che è circa la metà di quel che ci si aspettava. Ma nonostante la crisi presente io credo che, in prospettiva, progetti come il Terzo Valico restino necessari. Rispetto ad alcuni anni fa sono assai più dubbioso invece sulla Tav: un’opera i cui costi ho visto lievitare costantemente, a fronte di benefici che percepisco sempre più incerti. E naturalmente tralascio le valutazioni di impatto ambientale, rispetto alle quali non ho adeguate competenze. Comunque sia, per restare su Alessandria: cinque anni fa eravamo pronti a dare il via ad un Retroporto che davvero poteva diventare il trait d’union tra la Liguria e tutta il nord del nostro Paese, e anche oltre. Ma oggi, prima di procedere, bisognerebbe rifare seriamente un po’ di conti e lavorare sui numeri. Mentre vedo in giro parecchia demagogia, e persone così incompetenti che fanno quasi sorridere, se non fosse che gestiscono soldi pubblici, cioè nostri.

Si riferisce alla logistica dell’epoca Fabbio?
Mah…esiste una logistica dell’epoca Fabbio secondo lei? Io dico solo che mi sono dimesso dalla presidenza dell’allora Parco Logistico nell’ottobre del 2007, quando ho capito che da parte degli enti coinvolti non c’era più nessuna intenzione di procedere seriamente. E naturalmente da allora i player del settore si sono mossi, e hanno battuto altre strade….

Ci fa esempi concreti?
Innanzitutto è ulteriormente cresciuto, e bene, l’Interporto di Rivalta Scrivia, che è una struttura privata di eccellenza europea, e al di là di tutte le chiacchiere è anche l’unico polo logistico a tutt’oggi funzionante in provincia. Ma attenzione: il porto di Savona ha puntato nel frattempo su Mortara, e con risultati che cominciano ad essere significativi. E, soprattutto, mi giunge voce di accordi in corso tra Genova e Milano, per bypassare scali intermedi, e indirizzare direttamente le merci in una nuova area attrezzata che si vorrebbe realizzare, in tempi rapidi, nella cintura del capoluogo lombardo. Credo che anche i non addetti ai lavori si rendano conto che, a questo punto, prima di riparlare di Retroporto di Alessandria, e di procedere nella realizzazione, occorre studiare con rapidità ma anche con precisione cosa è cambiato, attorno a noi, negli ultimi quattro anni. Ma poi, sinceramente: noi avevamo un grande progetto, di respiro europeo, e avevamo anche studiato a fondo il modello olandese. Qualcuno sa con precisione cosa vogliono fare gli attuali amministratori di Alessandria? Già è dura realizzare un’idea quando è buona, perché comunque vanno coinvolti e convinti non solo i soggetti pubblici, ma i grandi player privati della logistica, ossia i potenziali clienti. Se poi le idee sono vaghe e confuse: beh, forse allora conviene lasciar perdere…

Ingegnere, lei ha avuto modo di “annusare” la politica locale da vicino, sia pur come tecnico divenuto assessore. Come ricorda quell’esperienza?
Se la misuro coi parametri dell’esperienza umana, splendida. In realtà nel 2002 io pensavo di limitarmi, appunto per le mie competenze professionali, a dare una mano a Mara Scagni nel mettere a punto il programma elettorale, alla voce logistica, trasporti e sviluppo industriale. Quando, dopo l’elezione, il sindaco mi chiese di entrare in giunta, e con deleghe mica da ridere, forse non mi resi ben conto a che periodo di super lavoro andavo incontro. Perché io mica mi misi in aspettativa: ho continuato per cinque anni a svolgere doppia attività, senza orari e senza festivi. Però, come le dicevo, fu esperienza assai formativa, e nacquero rapporti personali, con il sindaco e con altri colleghi di giunta, solidi ancora oggi. Poi però devo anche aggiungere che, se valuto quei cinque anni con i parametri del dirigente d’azienda, dico: tanto lavoro, ma alla fine pochissimi risultati concreti. Forse è la politica in generale che funziona così, per tante ragioni. Il che peraltro spiegherebbe perché siamo così mal messi.

Ma lei lo rifarebbe? E cosa oggi, concretamente, ad Alessandria manca e si potrebbe fare, a prescindere da grandi progetti come Retroporto e Terzo Valico?
Rifarei l’assessore? Mah…sarei tentato di dire “ho già dato”, ma forse dipende in realtà da chi sarà il nuovo sindaco, e da quanta determinazione, coraggio e serietà metterà in campo. Cosa farei oggi? Due cose, semplici ma complicate, evidentemente, se in questi anni non ci sono riusciti. La prima è la consegna “unica” delle merci in città, per la quale in realtà nel 2007 avevo già predisposto quasi tutto. Ad Alessandria ci sono, o almeno c’erano allora, circa 400 ingressi al giorno in città dei mezzi più vari, per consegne di bancali, pacchetti e quant’altro. L’idea è molto semplice, e all’epoca con l’assessore Miraglia l’avevamo già messa a punto: affittare come Comune un magazzino in periferia, dove far convogliare le merci, che vengono consegnate in orari particolari a basso traffico, e basso impatto inquinante. Sul modello di Padova, ad esempio, e di altre città.

E la seconda trasformazione?
Riguarda la viabilità pubblica. Neanche ce ne rendiamo conto, però il Comune di Alessandria non ha una sola stazione Fs, ma numerose: San Giuliano, Spinetta, Cantalupo, San Michele, e via dicendo, fino anche a stazioni limitrofe, anche se extra comune. Tutte periferie trascurate, che potrebbero tranquillamente essere collegate al centro cittadino con un treno navetta, in convenzione con Fs e anche con Atm. E poi in città occorre valorizzare la funzione del trasporto a chiamata, con pulmini piccoli e moderni. I carrozzoni ancora in circolazione sono assolutamente antistorici….
21/08/2011

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