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Alessandria

“Ato6 in chiusura? Rumors assolutamente infondati”

L’Autorità di ambito territoriale ottimale che ‘vigila’ sulla qualità dei servizi idrici non dovrebbe subire ridimensionamenti, afferma il direttore della struttura Renzo Tamburelli. Anche se in Regione è in elaborazione un nuovo disegno di legge. Mentre sul territorio si ravviva la querelle tra Amag e Comunità Montane su un contenzioso da 2 milioni e mezzo di euro
Il futuro dell’Ato6 alessandrino, ossia l’Autorità d’ambito territoriale ottimale che vigila sulla qualità ed i livelli del servizio e sul rispetto degli obblighi da parte dei gestori dei servizi idrici, non è in discussione. “Questo almeno – precisa Renzo Tamburelli, direttore generale della struttura – è quanto posso affermare in base alle informazioni in mio possesso al momento. I rumors parlano di valutazioni positive sull’operato degli Ato a livello regionale, e quindi dell’intenzione di confermarli. Che poi ci possano essere assestamenti organizzativi non lo escludo: ma chi parla di cancellazione credo sia fuori strada, anche perché svolgiamo un compito essenziale”.

Da dove nasce allora la “voce” infondata? In realtà la Finanziaria 2010 prevedeva una ridefinizione (che non significa appunto chiusura) degli attuali Ambiti entro la fine dello scorso anno. Poi, di proroga in proroga, si è arrivati al 31 dicembre 2011. Che, appunto, è dietro l’angolo. “Ma nel frattempo gli organismi regionali – spiega Tamburelli – hanno portato avanti un disegno di legge, il cui iter di approvazione credo sia a buon punto, che rivede non solo i servizi idrici, ma anche gestione dei rifiuti e consorzi ambientali. Per cui rimaniamo in attesa delle novità che, ripeto, per quanto ci riguarda non dovrebbero essere traumatiche”.

Ma cosa fa Ato6, e in quale area territoriale opera? Con una legge del 1997 che ha portato ad attuazione un iter cominciato tre anni prima, la Regione Piemonte è stata suddivisa, sul fronte dei servizi idrici, in 6 Ambiti: quello alessandrino esercita la propria competenza su 148 Comuni (134 della provincia di Alessandria e 14 di quella di Asti), mentre tutta l’area del casalese e valenzano, ad esempio, ricade sotto altri Ato. Alla base dell’attuale sistema c’è la distinzione tra chi gestisce il servizio idrico, e chi controlla che la gestione avvenga nel modo più corretto. “I nostri due principali interlocutori sul territorio – spiega Tamburelli - sono senz’altro Amag e Gestione Acqua, che ‘servono’ circa il 95% dell’utenza, mentre l’altro 5% è ancora gestito in economia dai Comuni. Noi ci occupiamo di verificare il corretto funzionamento delle attività, e di stimolare gli investimenti: che sono al momento al 110% di realizzato rispetto alle previsioni. Con un andamento quindi molto positivo”.
Tutto rose e fiori dunque? Non proprio, soprattutto sul fronte Amag: da anni esiste tra la partecipata dell’acqua (e del gas) alessandrina e alcuni suoi soci di minoranza (in particolare Comuni che fanno anche parte delle Comunità montane Alta valle Orba Erro e Bormida e Langa artigiana) un contenzioso in merito a mancati trasferimenti di risorse proprio tramite l’Ato6. Si parla di un arretrati di circa 2 milioni e mezzo di euro, che cresce al ritmo di circa 500 mila euro l’anno. E che Amag ritiene di non dover versare, a fronte di altre forme di investimento già effettuate sul territorio. Ben diversa la posizione dei Comuni, che annunciano ulteriori imminenti battaglie legali per ottenere il riconoscimento di risorse che ritengono “dovute per legge”, e senza le quali affermano di non riuscire più a garantire la manutenzione dell’assetto idrogeologico del territorio.
“Sul tema – conclude Tamburelli – posso solo dichiarare che, non avendo mai ricevuto il corrispettivo del 3% delle tariffe, non abbiamo potuto girarlo alle Comunità Montane”. Si attendono sviluppi.
28/11/2011

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