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Alessandria

Atm: una storia esemplare?

Quarant'anni tondi tondi, per un’azienda pubblica piena di “acciacchi”. Ma è solo colpa dei trasferimenti in ritardo, e ora dei tagli, o c’è anche dell’altro? Un viaggio nell’ultimo tratto di storia della società alessandrina di trasporto pubblico, tra presunte assunzioni "facili" e "autisti non idonei". L’analisi del presidente Gian Paolo Cabella, in cui mandato è in scadenza a fine mese
ALESSANDRIA - Quarant’anni sono un traguardo importante, anche per un’azienda pubblica. E Atm, fondata appunto nel 1973, rischia di festeggiarli davvero nel modo peggiore: nella precarietà assoluta, con i (troppi?) dipendenti a manifestare in piazza o sul web il proprio malcontento, e a chiedere chiarezza a quel socio di maggioranza, il comune di Alessandria (94,54% delle quote, mentre il 4,52% è del comune di Torino, e lo 0,94% del comune di Valenza) che è inadempiente per un fiume di denaro. Ossia da Atm, come da tanti altri, compra servizi e non li paga. E da quest’anno ha drasticamente ristretto i cordoni della borsa, con un taglio netto di circa 3 milioni di euro, che significano, in sostanza, immediato ridimensionamento dell’azienda di trasporti. In queste ore c’è chi parla addirittura di cento esuberi, e chi dice che probabilmente bisogna fare “la tara”. Intanto però da marzo dovrebbero partire le prime decurtazioni concrete alle retribuzioni (sospensione degli accordi integrativi: si parla anche di 200-250 euro al mese netti in busta paga), e in pochi credono che basteranno. I sindacati sono sul piede di guerra, i dipendenti di Atm in stato di apprensione costante: che futuro li attende? 

Cda in scadenza

Alla domanda “quali altri provvedimenti saranno presi, e chi li prenderà”, il presidente dell’azienda di trasporto pubblico alessandrino, Gian Paolo Cabella, allarga le braccia, spiegando: “il mio compito e quello del cda si esaurisce a fine febbraio, con la presentazione del consuntivo 2012, che stiamo predisponendo.
Poi tocca agli azionisti nominare il nuovo consiglio di amministrazione”. Al quale Cabella, par di capire, non aspira particolarmente ad appartenere. Novese, una lunga esperienza come manager nel settore sanitario, Cabella è persona riflessiva e pacata, da sempre contiguo alla politica, e in Atm in quota Lega Nord (come del resto il suo predecessore, Gian Paolo Lumi, oggi ai vertici di Amv spa a Valenza, e in precedenza discusso presidente in Lungo Tanaro Magenta durante il quinquennio della giunta Fabbio). In Atm dal giugno 2011, Cabella sintetizza con efficacia la situazione: “fino ad oggi il problema è stato di liquidità, ovvero trasferimenti in ritardo. Anche se parliamo di cifre enormi: 21 milioni dal comune di Alessandria fino al 2011 (quindi rientranti sotto la normativa del dissesto), e altri 7 del 2012 non ancora corrisposti. In più, la Regione Piemonte ci deve ancora circa 4 milioni del 2012 come contributo per il trasporto suburbano, mentre altri 600 mila euro vengono annualmente erogati dalla Provincia per la tratta Alessandria Valenza”. Complessivamente, dunque, l’Atm vanta crediti da altri soggetti pubblici per almeno 32 milioni di euro, per cui è naturale che, sul fronte della liquidità, per pagare gli stipendi sempre più si facciano “i salti mortali”. Ma la situazione, da oggi in poi, sarà assolutamente più complicata, e vediamo perché. “Il comune di Alessandria – sottolinea Cabella – ci ha comunicato che, nel 2013, avremo un taglio nei trasferimenti di circa 3 milioni di euro: da 9.395.844 a 6.374.933 euro. E chiede all’azienda una proposta di piano industriale, che Atm però può elaborare solo dopo aver ricevuto dal comune stesso il contratto di servizio, che ancora non abbiamo visto”. Insomma, è evidente che un’azienda già mal messa di suo, con un parco mezzi di un centinaio di autobus in buona parte inutilizzabili o con problemi di manutenzione, e un organico certamente non leggero (“i dipendenti sono 229, non 233 come si legge in giro”, precisa Cabella), per risparmiare 3 milioni di euro non potrà che affrontare “il nodo dei nodi”, ossia appunto i costi del personale, e la riorganizzazione dell’organico. Il dilemma pare quello solito di queste settimane: tagli lineari (“lavorare meno lavorare tutti”), oppure licenziamenti selettivi, là dove si può con prepensionamenti, che però presumibilmente non basteranno? “E’ evidente – sospira Cabella – che da Palazzo Rosso devono chiarire se intendono fornire anche indicazioni di tipo politico, oppure se li limiteranno a guardare al saldo finale, lasciando ogni responsabilità ai vertici di Atm”. Vertici che, peraltro, sono “in uscita”: oltre al cda, già scaduto e “in prorogatio” per qualche altra settimana, anche il direttore generale Pierluigi Calizzano (sulla cui retribuzione si è parecchio polemizzato negli ultimi mesi) è prossimo al pensionamento, “mentre l’altro dirigente che avevamo in organico”, ricorda Cabella, è rientrato nei ranghi con la qualifica di funzionario, e adeguata riduzione di stipendio”. E aggiunge: “non vorrei che ci dimenticassimo che, a prescindere da singole ed eventuali violazioni che vanno dimostrate, e nel caso punite, in Atm viene applicato un regolare contratto collettivo di lavoro: che facciamo, lo modifichiamo e interpretiamo a piacimento? Chi se ne prende la responsabilità?”.

Gli anni dell’opulenza

Insomma, se il futuro di Atm appare quanto mai incerto (in linea peraltro con il resto della “galassia” di Palazzo Rosso), può essere interessante rivolgere lo sguardo al passato degli ultimi anni, per capire come si è arrivati fin qui. Naturalmente senza enfatizzare le voci spesso “fuori controllo” (anche sul web) di dipendenti ed ex dipendenti pronti a lanciare accuse “forti”, ma difficilmente dimostrabili. Però anche cercando di capire se esiste una “chiave di lettura”, e se magari può essere applicata anche ad altre partecipate. Non sono in pochi a ritenere, in sostanza, che la galassia Palazzo Rosso sia sempre stata (come tante altre realtà pubbliche) soggetta alla logica del controllo politico, per cui “ci sono da inserire tre nuovi addetti: uno è mio, l’altro tuo, il terzo dei sindacati”. Ma anche che, ad un certo punto, ci si sia fatti prendere la mano, perdendo di vista la “sostenibilità finanziaria”, oltre naturalmente agli aspetti di massima efficienza nell’erogazione dei servizi. E’ andata così, in Atm? Di certo ci sono bilanci aziendali (a partire dal 2007, almeno) tutt’altro che disastrosi. Ma anche tanti punti interrogativi su una serie di scelte attualmente in via di ridefinizione.
Partiamo dai numeri dunque: nel 2007 Atm perde circa 205.000 euro, Spra (la società comunale che gestiva parcheggi a pagamento e segnaletica stradale) più o meno 550.000 euro. Qualche assunzione “a chiamata diretta” già pare ci sia, sul fronte ad esempio degli addetti alla segnaletica, mentre entra in funzione Eccobus, per un costo di circa 500 mila euro, capitalizzato. A fine 2008 (siamo già da un anno nel quinquennio Fabbio: il presidente Atm è Gian Paolo Lumi, l’assessore ai Trasporti Serafino Vanni Lai), dopo l’incorporazione di Spra in Atm, la perdita complessiva è di 935 mila euro. Con un trend che poi si ripete negli anni a venire, fino ad oggi, alternando modeste perdite ad altrettanti lievissimi utili.

Ausiliari, avvocati, impiegati: tutti indispensabili?

Ma è appunto negli anni della giunta Fabbio, secondo l’interpretazione di alcuni addetti ai lavori (“ma non citarmi, non è il caso”) che le assunzioni non proprio indispensabili si moltiplicano: potenziando strutture come quella legale o quella dell’ufficio paghe, che continueranno ad avvalersi anche di consulenti esterni, e poi soprattutto raddoppiando nel giro di poco tempo il numero degli ausiliari del traffico, che oggi sono complessivamente 32. E’ vero, è falso, è esagerato? “Io non c’ero – premette Cabella -, ma è indubbio che esisteva un progetto dell’assessore dell’epoca orientato ad aumentare in maniera significativa le zone blu cittadine, ossia la sosta a pagamento. Il che non si è poi realizzato, quindi la sofferenza c’è sicuramente. Peraltro gli ausiliari del traffico sono nostri dipendenti, ma a disposizione funzionale del Comando dei Vigili. L’incasso delle multe va al comune, a noi invece gli introiti dei parcheggi e delle zone blu. Ma attenzione, con un’anomalia: Atm versa al comune ben 1 milione e 400 mila euro all’anno di Cosap, come concessione amministrativa sui parcheggi. Il che ci sta, se poi tu sei libero di fissare le tariffe con cui “rientrare”: ma nel nostro caso le tariffe le fissa il comune, e non mi pare equo”.

Per quanto riguarda ufficio legale e ufficio paghe, il presidente Cabella è diplomatico: “l’ufficio legale stiamo cercando di impegnarlo a fondo nel processo di recupero delle multe effettuate sugli autobus, ai ‘portoghesi’: ne abbiamo almeno 2-3 mila arretrate, e tra l’altro anziché spedire le raccomandate, almeno in città, invieremo due nostri addetti, come messi notificatori, per risparmiare. Comunque consulenti esterni l’ufficio legale non ne ha, e l’ufficio paghe interno conta su due persone, di cui una a mezzo servizio: e deve gestire anche tutto il flusso dei diversi orari, per forza di cose un servizio di outsourcing è necessario”. Sul tema Cabella sottolinea poi un altro problema, legato al Durc: “da più di un anno siamo indietro nel versamento dei contributi previdenziali dei dipendenti, nella parte a carico aziendale. Mentre 1/3, quello che rientra nel lordo della busta paga, lo versiamo regolarmente. E’ un altro degli effetti negativi della cronica mancanza di liquidità. Per fortuna conseguenze previdenziali per chi va in pensione non ce ne sono. Ma per l’azienda sì, eccome: perché senza Durc in regola non puoi partecipare ad appalti per servizi da fornire a terzi”.

Gli autisti tornano idonei: la crisi fa miracoli?

Poi c’è la questione autisti, essenziale. “In organico sono 115 – dichiara il presidente Atm – e ne mancano almeno 10 per coprire tutte le linee e i turni: certo, se si dovesse stabilire la sospensione o soppressione di alcune corse o linee, la questione potrebbe cambiare”. Anche qui, però, negli anni scorsi sarebbe mancata un po’ di trasparenza, e nella “distrazione” di tanti si sarebbero registrati fenomeni curiosi, come in qualche caso assunzioni di autisti ben presto dichiarati inidonei alla guida dall’apposita commissione dell’Azienda Ospedaliera, e sostanzialmente destinati ad altri incarichi interni, non sempre essenziali. “Posso solo sottolineare – evidenzia Cabella – che il medico precedente, dipendente dell’ospedale, ha ritenuto di rimettere l’incarico, che oggi è affidato direttamente da noi ad un professionista, mentre in precedenza noi pagavamo, per il servizio, l’Azienda Ospedaliera dopo emissione di apposita fattura”. Ma quanti erano gli autisti ritenuti inidonei alla guida? “Mi pare una ventina, ma alcuni con formula temporanea, che è già stata revocata”. L’aria di crisi insomma, e il timore di ridimensionamento degli organici, talora sembrano avere anche benefici e inattesi effetti taumaturgici.

Ma cosa c’è nel futuro dell’Atm, oltre ad un parco mezzi obsoleto e fatiscente, e a sequestri di autobus per insolvenza, come il recente caso della linea di Valenza di qualche settimana fa?

E’ possibile che subentri un socio o acquirente esterno, o si andrà inesorabilmente verso un drastico ridimensionamento di struttura, organico e servizi erogati?
Cabella è cauto: “Non so risponderle. La vicenda di Valenza è in via di risoluzione, e ci si accorderà per una rateizzazione del debito, che non è enorme: si tratta di circa 120 mila euro, al netto degli interessi e delle more. E’ tutto il resto, in effetti, a destare le preoccupazioni più grandi, e non pochi punti interrogativi”.
11/02/2013

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