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Alessandria

Alluvione '94: "Le imprese colpite non dovranno restituire gli sgravi fiscali"

La decisione dell'Unione Europea è arrivata e fa tirare un sospiro di sollievo alle imprese che erano state colpite dall'alluvione del 1994. La diatriba sulla possibile restituzione degli sgravi fiscali di cui avevano goduto le imprese alessandrine si è conclusa: "Errori commessi dall'Italia, ma ora è troppo tardi per richiedere quelle somme"
 ALESSANDRIA - Era dicembre 2014 quando la notizia arrivò come un macigno sulle teste delle imprese alessandrine che oltre vent'anni prima erano state colpite dalla devastante alluvione del 1994. L'Unione Europea rivoleva indietro i soldi degli sgravi fiscali e delle agevolazioni di cui avevano potuto usufruire circa 15 mila imprese del territorio. Si trattava soprattutto della riduzione del 90% delle imposte, dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi obbligatori. Agevolazioni finite nel mirino dell’Unione europea, che le considerava come aiuti di Stato al settore privato e per questo motivo si era spinta a chiederne la restituzione. Un incubo che aveva subito messo in moto l'azione concreta degli eurodeputati del territorio piemontese: dai primi interventi dell'europarlamentare Alberto Cirio, all'intervento più recente della 5 Stelle, Tiziana Beghin e alla richiesta urgente di intervento del sindaco di Alessandria, Rita Rossa, all'europarlamentare Daniele Viotti per mettere fine a questa diatriba che avrebbe penalizzato solo le imprese e l'economia locale.

Oggi finalmente è arrivata la buona notizia: la Commissione Europea ha preso la sua decisione (che era attesa per il mese di giugno). “L'Italia ha commesso alcuni errori nella concessione degli sgravi alle imprese colpite dalla terribile alluvione del 1994, ma ormai è tardi per chiedere il recupero delle somme. Quindi le imprese colpite non dovranno restituire i soldi degli sgravi concessi”. Questa è la conclusione a cui è giunta l'Unione Europea dopo una lunga indagine, partita nel 2012 su segnalazione di un giudice italiano, su alcuni casi di agevolazioni in seguito a calamità naturali. L'indagine della Commissione Europea ha valutato se gli aiuti concessi in occasione di sei calamità naturali avvenute in Italia tra il 1990 e il 2009 (ovvero il terremoto in Sicilia nel 1990, alluvione nell'Italia settentrionale nel 1994, terremoto in Umbria e nelle Marche nel 1997, terremoto in Molise e Puglia nel 2002, eruzione vulcanica e terremoto in Sicilia nel 2002, terremoto in Abruzzo nel 2009) fossero conformi alle norme previste dai Trattati Europei, per le quali questi aiuti sono ammissibili “purché si rispetti l'obbligo di notifica e non si verifichi una sovracompensazione dei danni”. In tutti i casi, tranne l'alluvione in Piemonte, non era stato richiesto di dimostrare l'esistenza di danni nè la loro entità, e solo nel caso del Molise nel 2002 e dell'Abruzzo nel 2009 era avvenuta la notifica. Una eventuale decisione sulla linea della restituzione dei fondi avrebbe rischiato di mettere in ginocchio migliaia di aziende in tutta Italia: sono, infatti, 80 mila quelle che hanno usufruito di questa forma di aiuto negli anni e 60 mila delle quali ancora in attività.

"L'Unione Europea è stata molto dura - ha commentato l'europarlamentare Daniele Viotti - L'Italia ha fatto molti errori.La Commissione europea sostiene anche che molte aziende abbiano lucrato su queste agevolazioni, ma il dato vero è che tutte quelle imprese che hanno subito veri danni, che non abbiamo visto con i nostri occhi, sono salve". Come a dire non dovranno subire un doppio danno, quello avuto dall'alluvione e quello dell'Europa. L'eurodeputato ha voluto anche ringraziare il sindaco di Alessandria e i primi cittadini di altri comuni "per aver saputo tenere i nervi saldi e aver saputo attendere la decisione della Commissione Europea". "Questo è stato importante". Resta ancora insoluto invece il problema dell'Italia "di essere totalmente impreparato a calamità naturali come quella vissuta dal nostro territorio 20 anni fa e anche più di recente".

“Questa indagine è stata la mia prima preoccupazione quando sono stato eletto al Parlamento Europeo a luglio 2014. Ho anche incontrato il Commissario Vestager, che si occupa di concorrenza, che ha concordato con me nel definire “crazy” la possibilità di richiedere alle imprese aiuti percepiti oltre 20 anni fa. La decisione della Commissione ha confermato la nostra linea:
nonostante ci siano state delle leggerezze da parte dei governi che si sono succeduti, non si può chiedere la restituzione di somme percepite da così tanto tempo, poiché la legge italiana non impone l'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni e quindi non si può più valutare se c'è stata sovracompensazione”. Questo è stato il commento dell'europarlamentare Alberto Cirio, tra i primi a prendersi a cuore questa storia. Che aggiunge: “questa decisione ci dimostra che la Commissione europea non è quel mostro burocratizzato che è stato spesso dipinto, e che se si lavora con serietà ed impegno e sopratutto si seguono passo passo le pratiche italiane si possono ottenere grandi risultati. Infatti non soltanto chi ha beneficiato di questi aiuti non dovrà restituirli, ma anche tutte quelle aziende che non lo hanno ancora fatto avranno un precedente importante per ottenere dal Governo italiano parità di trattamento”.
In merito ai numerosi casi pendenti davanti alla giustizia nazionale, infatti, la palla passa ora al Governo nazionale che dovrà adeguarsi a quanto stabilito dalla Commissione UE e soprattutto assicurare parità di trattamento a tutte le imprese dei territori colpiti da queste calamità.
20/08/2015

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