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Casale Monferrato

A "paso doble" con la crisi casalese

Intervista doppia sullo stato dell’economia e del lavoro a Casale: a confronto le opinioni del direttore locale di Confindustria e del responsabile della Cgil
Val la pena di provarci, a capire qualcosa. Perché il prezzo dell’ignoranza è troppo alto. Che ne è dell’economia ai tempi della crisi? E che ne è del lavoro, e del nostro futuro? Soprattutto, c’interessa sapere qual è la situazione al livello più vicino possibile alle nostre vite: in città.
Per capirci qualcosa vanno considerati tre elementi. Il primo riguarda le sensazioni: sì, perché dalla percezione che abbiamo della situazione dipendono scelte pesanti, come quelle dei giovani, sempre di più, che vanno a cercare lavoro “fuori”. Sono spesso i neo-laureati ad andare all’estero, quarantamila dall’Italia negli ultimi cinque anni (fonte “Der Spiegel”), per una fuga di cervelli che trova riscontro nella cerchia di conoscenze di ciascuno di noi.
Il secondo elemento sono i dati. Come quelli forniti dal Centro per l’Impiego di Casale, diretto da Michela Rossi: 400 disoccupati in più da inizio anno. Si tratta di persone che non rientrano nella cassa integrazione o l’hanno già esaurita. Per quanto riguarda gli annunci di lavoro, le aziende cercano soprattutto lavoratori in mobilità; e quindi se non si è già lavoratori, poco si trova.
Tra la percezione soggettiva e la realtà oggettiva, stanno infine le analisi degli esperti. Abbiamo voluto confrontare, allora, il parere di due figure chiave della realtà economica locale: il dottor Fabrizio Riva, direttore della Confindustria ad Alessandria, e Mirko Oliaro, segretario della Cgil a Casale.

Nella nostra città è forte la convinzione che il tessuto economico e lavorativo sia pesantemente deteriorato, al punto da esser di fronte ad una sorta di “smobilitazione” dell’apparato produttivo. Conferma o meno questa visione?
Riva (foto a sinistra): Smobilitazione no. Semmai siamo in un contesto di crisi economica: l’Italia non è un’isola felice, e Casale non fa eccezione. Se ne avvertono quindi gli effetti in un territorio caratterizzato da un tasso di industrializzazione più alto della media, e quindi più esposto agli effetti della crisi. L’impatto è stato pesante – siamo 10 punti sotto rispetto ai livelli produttivi del 2007 – ma il territorio è impegnato a reagire. Certe realtà hanno affrontato con successo la crisi, altre meno: ma proprio il fatto di non essere monosettoriali (si pensi invece al Biellese) è un vantaggio.
Oliaro (foto sotto, a destra): Se smobilitazione significa abbandonare tutto e ritirarsi, beh: no. Anzi, il tessuto imprenditoriale locale è molto legato alla propria azienda e ci sono piccoli-medi imprenditori che cercano di resistere nonostante tutto. Come sindacati stiamo cercando soluzioni, quali l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per tamponare la perdita del lavoro. Ad oggi - tranne i fallimenti di Iar e Siltal – nel comparto metalmeccanico non sono previsti ulteriori tagli. In Cerutti ed Eltek si stanno utilizzando i contratti di solidarietà; in Mondial, Trade, Unifrigor è presente la Cassa Ordinaria; mentre aziende come ColdCar, Iarp, Euromac, Rotomec, Vendo, Smyth, pur con qualche rallentamento, non hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali. Tutto ciò non ci fa star tranquilli per i prossimi mesi, ma possiamo dire che fino ad adesso si è gestita la crisi con un atteggiamento costruttivo.

Quali sono le conseguenze sul lavoro, in particolare per i giovani?
Riva: La situazione non è brillante, ma i dati della Camera di Commercio di Alessandria indicano che la disoccupazione giovanile, pur forte, è cresciuta meno della media regionale.
Oliaro: Il lavoro stabile è un miraggio. Le poche aziende che assumono cercano giovani laureati con un minimo di esperienza e conoscenze linguistiche specifiche, mentre fra gli “operai” si cercano montatori meccanici disposti a trasferte all’estero. Molto spesso però si sfruttano i lavoratori in mobilità per brevi periodi e per poter accedere agli sgravi contributivi: contratti a termini e costi ridotti, il massimo per le imprese e il minimo per i lavoratori. Le prospettive non sono rosee né per chi cerca lavoro né per chi lo offre. [Per i neodiplomati che non vogliono proseguire gli studi è uscito da poco un bando provinciale dal titolo “Giovani verso il lavoro” ndr]

Quali sono le cause di questa situazione?
Riva: Non siamo di fronte alla crisi di un territorio, ma a fattori esterni.
Oliaro: Potrei elencare una miriade di cause imputabili a questa situazione: i mancati investimenti in ricerca e sviluppo, l’inadeguato supporto delle Banche, oppure l’eccessivo prelievo fiscale. Ma, più di tutto, la trasformazione del capitalismo in finanz-capitalismo: cioè la completa sottomissione del Lavoro e degli Stati al potere del mondo finanziario. Anche per la volontà da parte di alcuni di sopperire alle proprie mancanze di imprenditori con l’accesso ai facili guadagni della finanza. E’ essenziale che il lavoro torni al centro delle politiche nazionali.

Se alziamo lo sguardo sul futuro: cosa ci attende?
Riva: Le previsioni non sono rosee. Certo si accentua la tendenza a svilupparsi nei mercati stranieri, il che vuol dire che siamo competitivi. Occore inoltre fare delle scelte di politica industriale, ma a livello nazionale, per avere chiaro l’indirizzo da seguire, ad esempio nella green economy.
Oliaro: Nei prossimi anni a livello locale mi aspetto un’ulteriore riduzione dei volumi produttivi, con un passaggio ad un’industria fatta di poca trasformazione di prodotto e di molta progettazione. Nel settore del freddo, penso siano inevitabili processi di fusione tra le aziende; nell’imballaggio invece, la situazione è diversa tra la Rotomec - che ha fatto tagli per 70 persone nel 2004 ma oggi riprende ad assumere - e la Cerutti, che rischia di ridimensionarsi ancora.


Cosa dovrebbe fare la politica a livello locale? Quali risposte sono necessarie?
Riva: Serve una risposta da parte di tutti: i giovani, i politici e gli imprenditori. Questi ultimi sono legati al territorio, e desiderosi di crescere con esso, molto più delle multinazionali. Ai politici tocca fare la loro parte e Casale si sta muovendo con buone iniziative, come il progetto di recupero e smaltimento nel campo del freddo; progetto che era stato lanciato proprio da Confindustria all’atto di firmare il Protocollo del Freddo con la Giunta Mascarino. Quest’iniziativa produrrà lavoro e un’offerta di servizi più ampia per le aziende del settore. Anche la provincia è intervenuta con misure a sostegno dell’occupazione. Ai giovani, infine, raccomando fiducia in se stessi. L’invito è di prepararsi al futuro secondo le loro aspirazioni, ma con pragmatismo: con un occhio a dove va il lavoro e con l’umiltà di fare gavetta e di confrontarsi col mondo del lavoro. A Casale escono dal Sobrero periti chimici con ottimi sbocchi professionali, così come è utile la sezione distaccata di Economia, orientata alle piccole e medie imprese.
Oliaro: I tagli dallo Stato rendono difficile qualsiasi intervento. Ci vorrebbero misure di sostegno ai lavoratori che hanno perso il lavoro, con sovvenzioni per i figli a carico e riduzioni sulle bollette; servirebbe un’azione di coordinamento fra gli imprenditori per indurli a fare sistema. E bisognerebbe attrarre nuovi investitori (anche stranieri) nelle aree industriali, fornendo assistenza per tutta la parte burocratica richiesta nella fase di avvio. Sono piccole cose, ma è la continuità che rende affidabile un progetto, non misure sporadiche. Ognuno in questa crisi si sente solo. E solo una risposta di sistema può dare un futuro a Casale e all’Italia. Ma questo necessita un modo “nuovo” di pensare e di interagire tra tutti i soggetti.

Il toro è uno dei simboli dell’andamento della borsa. Ma per uscire sani dall’arena, stavolta, più che un torero occorre ancora il buon vecchio gioco di squadra.
25/11/2011

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