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Venezia

In diretta dal Lido… prima puntata

Parallelamente alle glorie mediatiche del red carpet si è anche alzato il sipario sulla meno esposta ma spesso ricca di spunti interessanti sezione parallela delle Giornate degli autori, nel contesto più informale della Sala Darsena
VENEZIA - È iniziata la Settantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ad aprire le danze il glamour delle star George Clooney, ormai un habitué del Lido, e Sandra Bullock, protagonisti di Gravity di Alfonso Cuaròn. Un ottimo inizio per questa Mostra, il film racconta una storia semplice quanto capace di inchiodare alla poltrona: due astronauti mentre sono all’esterno dello shuttle vengono travolti da una tempesta di detriti che distrugge l’astronave e li lascia sospesi alla deriva, costringendoli ad un’estrema e disperata passeggiata spaziale per provare a salvarsi. Girato in 3D con avanzatissime risorse digitali il film si apre con una scena che potrebbe già valergli un posto nella storia: un piano sequenza di venti minuti in assenza di gravità dall’impatto straordinario. Il regista coniuga lo spettacolo di una storia agli estremi limiti del cinema d’avventura con l’evocazione di un piano metaforico ed esistenziale entro cui fà perdere i due protagonisti. Sandra Bullock regala un’interpretazione intensa e complessa, confermandosi una delle attrici di maggiore talento e maturità del panorama hollywoodiano. 

Parallelamente alle glorie mediatiche del red carpet si è anche alzato il sipario sulla meno esposta ma spesso ricca di spunti interessanti sezione parallela delle Giornate degli autori, nel contesto più informale della Sala Darsena. A festeggiare il decennale della rassegna è stato chiamato l’estremo e controverso regista canadese Bruce LaBruce, fotografo e regista indipendente formatosi nell’ambiente parecchio underground della pornografia gay, presente in sala assieme ai due giovani protagonisti del suo Gerontophilia, storia di un adolescente irresistibilmente, eroticamente, attratto da uomini anziani. Il tema non è di quelli facili e LaBruce non risparmia molto allo spettatore mettendo esplicitamente in scena la “stranezza” del suo protagonista, la sua libido per i corpi in disfacimento, mettendo in crisi i concetti di bellezza e salute. Ma il film è ben scritto, la recitazione è meravigliosamente diretta, lo sguardo sulla storia affettuoso ed empatico. Il regista riesce quasi per qualche minuto, nella seconda parte che vira verso il road movie, a far diventare Gerontophilia quasi una love story tradizionale, in cui i sentimenti della strana coppia che il protagonista forma con un vecchio attore ottantenne assumono una dimensione quotidiana e universale.

Mentre scrivo intanto sta per essere consegnato al grande William Friedkin il Leone d’oro alla Carriera. Premio oltremodo meritato per un maestro dell’horror e del thriller, figura chiave della New Hollywood, autore di film straordinari come Il braccio violento della legge, L’esorcista, Vivere e morire a Los Angeles. In suo onore è stato inserito nel succoso calendario di proiezioni di film restaurati uno dei suoi titoli meno famosi e meno apprezzati all’uscita, Il salario della paura, del 1977. Si tratta di un capolavoro assoluto, un thriller ad altissima tensione girato per gran parte in un’infernale giungla dove quattro fuggitivi (un rapinatore, un terrorista, un finanziere in bancarotta e un killer) si trovano a dover portare un carico di dinamite altamente instabile per guadagnarsi i soldi necessari a proseguire la loro latitanza. Poco da dire, la sensazione è che di novità del livello di questo film giustamente recuperato e riportato all’antico splendore, sarà difficile trovarne in questa Mostra e nei nostri cinema… 
29/08/2013
Giacomo Lamborizio - staff@paperstreet.it

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