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Alessandria

Gabriele Del Grande presenta “Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori”

Giovedì 14 giugno a Cultura e Sviluppo il giornalista, scrittore e regista presenta il suo libro, un inchiesta di giornalismo narrativo per capire l'Isis e come l'organizzazione è entrata nelle teste di chi ha trasformato Siria e Iraq in un Califfato del terrore. Interventi musicali del cantautore Alessandro Sipolo
ALESSANDRIA - Nonostante la sterminata bibliografia esistente sull’Isis, è senza precedenti l’inchiesta di giornalismo narrativo realizzata da Gabriele Del Grande per cercare di capire come funziona questa organizzazione dal suo interno, i suoi meccanismi ed entrare nelle teste di chi ha trasformato Siria e Iraq in un Califfato del terrore. Il giornalista, scrittore e regista racconterà come ha costruito questo tipo di inchiesta durata 18 mesi (sei di viaggio, dodici di studio e scrittura), durante la quale ha incontrato alcuni dei disertori dei massimi livelli dell’organizzazione, che facevano parte dei servizi segreti dello Stato Islamico. Con queste persone Gabriele Del Grande è stato in cella, arrestato dai Turchi nell’aprile 2017 mentre tornava dalla Siria in compagnia di un ex miliziano. Ha documentato la sua esperienza nel libro Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori che ha realizzato attraverso il crownfunding e che presenterà nell’ultimo appuntamento di questa stagione dei Giovedì Culturali a Cultura e Sviluppo. Non si tratta di un romanzo, ma di una presa diretta delle storie di chi ha scelto di servire lo Stato Islamico, chiamato Dawla dai suoi leader.

Gabriele Del Grande, dopo profonde riflessioni anche di tipo etico, ha infatti scelto “il punto di vista dei carnefici certamente più scomodo di quello delle vittime, con le quali tutti noi empatizziamo, con un effetto consolatorio, rimanendo però del tutto incapaci di intravedere le ragioni sulle quali il Dawla ha costruito il proprio consenso”. Le ragioni si comprendono attraverso testimonianze straordinarie che entrano nel cuore della questione: come ha fatto una regione con una tradizione borghese e tollerante, seppur per gli standard arabi, ad abbracciare la dittatura coranica?

Questo e ad altri interrogativi saranno al centro della serata di giovedì 14 giugno alle 19 (con pausa buffet alle 20,30 e termine alle 22,30) a Cultura e Sviluppo in piazza De Andrè. Durante la serata eseguirà alcuni interventi musicali il cantautore Alessandro Sipolo che, oltre a svolgere la sua attività artistica, lavora per il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) ed è collaboratore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano, fondato e diretto da Nando Dalla Chiesa. Presenterà la serata e modererà il dibattito Rosmina Raiteri, esperta in educazione interculturale.
12/06/2018

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Cultura e Sviluppo


 
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