Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
MemoriALE

L'incredibile assedio di Alessandria

Intorno all'anno 1000 inizia in tutta Europa un movimento di ribellione contro i signori feudali e le gerarchie ecclesiastiche. "Se gli alessandrini sono stati capaci di questo, mi sono detto, possono ritornare ad esserlo, anche se molte cose dovrebbero cambiare"
MemoriALE - "Personalmente - spiega Alessandro Ante, delegato Fai, grazie al quale riceviamo questo documento - credo davvero possa essere andata come scritto. 
Se gli alessandrini sono stati capaci di questo, mi sono detto, possono ritornare ad esserlo, anche se molte cose dovrebbero cambiare. 
Parlando da cittadino che vive da dentro l'avventura, perché tale è, che la Presidente della nostra Delegazione promuove mossa dal sincero ideale che la Cittadella possa risollevare le sorti culturali ed economiche di una città in seria difficoltà, mi chiedo da sempre come mai non si riesca a creare sinergie per un obiettivo comune più elevato. Ci sono un mare di associazioni ed iniziative di varia tipologia, ma ognuna di esse si muove nel proprio torrente... non si riesce mai far confluire questi rivoli di volontà collettiva in un fiume più travolgente, quello che davvero potrebbe cambiare le cose.
Questo è ciò che penso, pur non essendo personalmente nato ad Alessandria, ma oramai sono uno di voi, per tante ragioni..."


Questa la storia:
"Si prenderanno tutta la gloria loro vedrai - cosi' diceva nonno Adalberto da Alessandria al giovine nipote Fulgenzio una sera d'inverno del 1176 - Ma noi sappiamo che non e' andata cosi".
Racconteremo la vera storia della sconfitta del Barbarossa che di bocca in bocca si narrera' per secoli e secoli.
"Diranno che l'Imperatore e' stato sconfitto dalla cavalleria dei nobili a Legnano. Racconteranno che l'esercito nemico era forte e valoroso, si incenseranno e daranno tutto il merito alla strategia militare dei ricchi. Ma se non ci fosse stato l'assedio di Alessandria due anni prima, se il vero esercito di Barbarossa non fosse stato sconfitto e umiliato da una banda di straccioni, col cavolo che avrebbero poi perso a Legnano! E quale cavalleria, poi! Furono i fanti a distruggere l'Imperatore, anche li' straccioni armati dei propri arnesi da lavoro!"

Il nonno si infervorava sempre quando raccontava questa storia ma nel 1176 non esisteva ancora la pressione arteriosa e allora nessuno si preoccupava se diventava tutto paonazzo.
Il giovane Fulgenzio per calmarlo gli mise una mano sul braccio e con voce dolce disse: "Dai nonno, raccontamela ancora la storia dell'assedio di Alessandria e di come lo avete fatto nero..."


E Adalberto inizio':

Il tentativo dei signori feudali di instaurare un controllo piu' rigido della societa' erodendo liberta' e diritti che si erano conquistati durante il caos dei secoli precedenti, provoca le rivolte dei contadini.
Al loro fianco scendono gli artigiani delle nascenti citta' che mal tollerano le esose tasse imperiali.

Sulla rivolta soffiano banchieri, ricchi commercianti e imprenditori manufatturieri. Ma i signori feudali non capiscono come stanno le cose e, convinti che la loro cavalleria pesante sia invincibile, decidono di non concedere autonomie, esenzioni fiscali, spazi di autodeterminazione.

Milano viene espugnata per ben tre volte dall'Imperatore Federico I detto il Barbarossa che alla fine rade al suolo tutta la citta' lasciando intatte solo 17 chiese, fonde l'oro che rivestiva le colonne di San Lorenzo e infine fa trasportare le pietre delle case demolite fino a Pavia dalla popolazione vestita solo di un saio, col capo cosparso di cenere e le spade legate al collo.

Per essere sicuro di non dover tornare un'altra volta in Italia, oltre a scacciare la popolazione dalla citta', fa anche arare il perimetro urbano e lo fa cospargere di sale per renderlo sterile. Poi, visto che e' un tipo pignolo ci lascia anche una guarnigione con l'incarico di uccidere chiunque fosse sorpreso su quelle terre. Passa qualche anno, i profughi si accampano ai confini della citta', mentre i milanesi piu' ricchi trovano ospitalita' altrove. E' un'orda di straccioni e piccoli artigiani quella che una notte dell'anno 1167 rioccupa il perimetro della citta' massacrando la guarnigione tedesca.

Ricostruita alla meglio Milano, essi si pongono il problema di come affrontare di nuovo il Barbarossa. Fortunatamente i generali di professione erano fuggiti insieme ai banchieri, cosi' capi improvvisati
scelgono di combattere non facendo affidamento su mura ciclopiche e cavalleria pesante. Una follia!

Essi iniziano la costruzione della piu' grande trappola che mai nella storia sia stata costruita. Conoscendo il percorso che il Barbarossa seguiva ogni volta, nelle sue incursioni, scelgono una zona paludosa alla confluenza del Tanaro e del Brenta. Qui costruiscono una citta' in grado di ospitare circa 5000 abitanti. Per riuscire nell'impresa fanno un bando che offre a chiunque sia disposto a costruire e a difendere il borgo la cittadinanza cioe' la protezione dai signori feudali. Al libero comune viene dato il nome di Alessandria in onore del Papa Alessandro III, grande nemico di Barbarossa.

E' una citta' molto particolare. E' tutta fatta di legno, e soprattutto e' costruita per la maggior parte su barche. Anche le mura di cinta sono costituite da palizzate erette sopra barche. Una citta' galleggiante in mezzo a un acquitrino paludoso. Che strana idea. Per controllare il flusso dell'acqua i milanesi hanno addirittura costruito, con l'aiuto dei frati, tre dighe, una alla confluenza dei due fiumi e due a monte
su ognuno dei corsi d'acqua. Cosi'... gli piaceva l'idraulica.
Nell'autunno del 1174 arriva il Barbarossa forte di 4000 cavalieri, 6000 fanti e con un seguito di 10.000 persone tra artigiani, operai, servi, commercianti e prostitute.

Quando l'Imperatore vede quel patetico accrocco di pali chiede cosa sia. 
Si dice che gli sia stato risposto: "Alessandria, battezzata cosi' in tuo spregio!" e il Barbarossa disse allora: "Distruggetela!"

Cosi' inizio' l'attacco. Arcieri, frombolieri, fanti e genieri si misero a correre verso le mura. Fatte alcune decine di metri si trovarono ad affondare in un acquitrino profondo circa un metro o poco piu', quindi
proseguirono la carica. Incredibilmente dalla citta' non arrivarono segni di difesa. In effetti all'arrivo del Barbarossa si era visto un certo fuggi fuggi. Le truppe appiedate erano quasi giunte alle mura di
legno e praticamente la citta' era presa. Il Barbarossa, nella sua splendida armatura, diede allora ordine al primo scaglione della cavalleria (circa mille uomini) di attaccare, senza aspettare che i guastatori arpionassero le mura e piazzassero le scale.

I cavalieri erano entrati tutti nell'acquitrino, ancora non c'era stata alcuna reazione da parte dei difensori: la citta' appariva deserta. Poi, improvvisamente, con catapulte e con ogni altro mezzo, vennero gettate
sugli assalitori grosse pietre bianche che cadendo sugli attaccanti si rivelarono innocue perche' leggerissime. Gli incursori restarono per un attimo interdetti. Cosa stava succedendo? Dopo alcuni istanti l'acqua tutt'intorno, la' dove le pietre bianche erano cadute, inizio' a bollire. Le pietre erano blocchi di calce viva, a contatto con l'acqua iniziarono a sciogliersi, producendo cosi' una soluzione acida.

I cavalli impazzirono per il dolore provocato dalle ustioni, i fanti, urlando, cercavano di ritirarsi a riva ma i cavalieri che lottavano con i cavalli per tenerli a freno costituivano uno sbarramento formidabile.
Alla pioggia di blocchi di calce viva fece seguito una gragnuola di pietre che aggravo' la situazione. I cavalieri disarcionati dai cavalli, accecati dagli spruzzi di calce, ustionati all'interno delle pesantissime armature, agonizzavano ormai, mentre il resto dell'esercito del Barbarossa assisteva inorridito senza avere la possibilita' di portare aiuto ai compagni intrappolati.

A questo punto le porte della citta' si aprirono e ne uscirono barche cariche di uomini mentre altri lancieri sciavano sulla superficie montando su tappelle (specie di canoe-sci che i muratori usavano per
lavorare sugli stagni di calce). Questi si dedicarono a finire cavalieri e fanti, spogliandoli di armi, armature e insegne imperiali. Tutto il bottino fu poi esposto sulla palizzata della citta'. Cinquemila tra uomini e donne si fecero sulle mura e orinarono sulle insegne imperiali in segno di scherno lanciando insulti in tedesco appositamente imparati per l'occasione. L'obiettivo era quello di fare incazzare il Barbarossa.
Infatti lui si incazzo' moltissimo che mai era stato umiliato cosi' (tantomeno da un'orda di zotici). Cosi' pose l'assedio alla citta'. All'inizio cerco' di prendere d'assalto il borgo usando imbarcazioni munite di protezioni, scale e arieti. Ma le mura della citta' (montate su barconi) al sopraggiungere delle imbarcazioni avversarie si aprivano, scivolando anch'esse sull'acqua, avanzavano e poi si richiudevano sulle barche che si trovavano improvvisamente circondate da palizzate interne.

Quando le mura si riaprivano sulle barche c'erano solo cadaveri spogliati di ogni cosa. Non riuscendo a prendere la citta' con un attacco diretto, Federico Barbarossa tento' con uno stratagemma.
Informato da un traditore che al centro di Alessandria c'era un isolotto, fece scavare un tunnel sotto l'acquitrino che sbucava sulla terra ferma al centro della citta'. Poi chiese una tregua sperando che
i difensori si ubriacassero; voleva prendere il caposaldo ribelle facendovi entrare nottetempo un gruppo di soldati (attraverso la galleria). Ma gli Alessandrini sventarono l'attacco e massacrarono gli incursori.

A questo punto Barbarossa decise che l'unica era eliminare l'acquitrino. 
Si provo' prima costruendo un grande pontile di legno ma i ribelli lo attaccavano di notte mettendolo a fuoco. Allora Barbarossa inizio' a far arrivare centinaia di carri carichi di pietre allo scopo di riempire l'acquitrino trasformandolo in terraferma cosi' da poter, infine, arrivare alle mura di legno e farle a pezzi con le macchine da guerra.
L'opera prese del tempo. Intanto in aprile erano iniziate le piogge, i fiumi si erano ingrossati. Il terrapieno era quasi pronto e gia' il prode Federico assaporava il massacro che, come al solito, avrebbe organizzato in grande stile. La notte prima dell'ultima battaglia pioveva a dirotto.

Sulle mura vennero accesi dei fuochi. A questi altri falo' risposero al di la' dell'accerchiamento imperiale. Altri fuochi ancora brillavano sui fianchi delle colline lungo il corso dei due fiumi in piena fino a raggiungere i monasteri sugli altipiani. C'era un buio pesto quando un boato, sovrasto' il rumore della pioggia. Un secondo boato si udi' poco dopo. Le due dighe costruite sul Tanaro e il Bormida erano state fatte crollare dai ribelli. Due valanghe d'acqua si riversarono a valle e anche la terza diga (a monte di Alessandria) crollo' investita dall'acqua. La valle fu inondata con una violenza spaventosa. Mentre Alessandria, la citta' di barche, si sollevava sulla marea resistendo, bene o male, all'impatto, l'accampamento del Barbarossa fu devastato. Molti uomini annegarono imprigionati nelle tende, altri travolti dalle masserizie o dagli animali che si dibattevano nella corrente. Quando l'alba si levo' sul diluvio incessante, migliaia di cadaveri di uomini, cavalli e buoi giacevano nel fango.

Gli imperiali erano senza cibo e avevano perso buona parte delle armi, delle attrezzature e delle bestie; per giunta i ribelli che dall'esterno appoggiavano Alessandria assediata, iniziarono ad attaccarli continuamente (fino ad allora avevano compiuto solo piccoli agguati e sabotaggi). Nella pianura allagata gli alessandrini, a bordo di piccole imbarcazioni veloci, attaccavano i resti di quella grande armata, attestati su collinette che emergevano dall'acqua. Di 10.000 soldati che componevano l'esercito imperiale, poco piu' di 3.000 erano ancora vivi. Diserzioni, imboscate e malattie avevano decimato quella che era stata la piu' potente armata d'Europa. A questo punto un esercito di circa 5.000 soldati avanzo' verso Alessandria. Erano le armate della Lega Lombarda che ricchi commercianti e generali avevano messo insieme rapidamente, visti i successi ottenuti dal popolo con la trappola di Alessandria.

Tutti davano il Barbarossa per spacciato ma, astutamente, l'esercito regolare dei lombardi invece di finire l'Imperatore firmo' una tregua e gli accordo' protezione mentre si ritirava verso la Val di Susa, dove resto' a lungo a leccarsi le ferite e riorganizzare l'esercito distrutto. Poi, l'anno successivo, vi fu la battaglia di Legnano ma e' tutt'altra storia di come ce la raccontano. Questa e' la vera storia di come Federico fu distrutto dai lombardi, nessun libro scolastico la riporta.

Tutta l'attenzione e' concentrata sulla battaglia di Legnano, cantata da quel trombone del Carducci. Ma anche i fatti di Legnano vengono falsificati all'ovvio scopo di dare almeno un po' del merito alla fantastica cavalleria lombarda composto dal fior fiore dei figli dei banchieri, dei ricchi commercianti e degli imprenditori manifatturieri.

"Incredibile eh? Ma adesso sono stanco ed e' ora di dormire" disse nonno Adalberto "come e' andata la battaglia di Legnano ve lo racconto la prossima volta..." 

La Delegazione FAI di Alessandria, che si è occupata della diffusione del testo, desidera ringraziare personalmente Jacopo Fo per aver concesso la condivisione di un bellissimo racconto, riportato verbalmente al papà Dario dalla sua mamma di Sartirana.

Chiunque in relazione a questo assedio disponesse di informazioni utili alla ricostruzione storica, può mettersi in contatto con Jacopo dal suo Blog.
 
28/07/2013

Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus

Facebook


Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani
Case vuote, persone senza casa
Case vuote, persone senza casa
Mostra veri corpi al Centro Congressi Alessandria
Mostra veri corpi al Centro Congressi Alessandria
Gioco d'azzardo: i conti non tornato
Gioco d'azzardo: i conti non tornato
Uici, cinque posti letto per studenti fuori sede
Uici, cinque posti letto per studenti fuori sede
Il Decreto Sicurezza spacca gli Enti Locali
Il Decreto Sicurezza spacca gli Enti Locali
Grave episodio a Tortona
Grave episodio a Tortona
Sindacati in piazza contro il Governo: tagli inaccettabili alle pensioni
Sindacati in piazza contro il Governo: tagli inaccettabili alle pensioni
Ex Simple Minds trascinatori della festa di Capodanno
Ex Simple Minds trascinatori della festa di Capodanno
Inaugurato il Bosco Rotariano
Inaugurato il Bosco Rotariano