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Alessandria

Appuntamento a Cultura e Sviluppo con Marzo Donna

Giovedì 6 marzo la presentazione del libro “Prenditi cura” con l'autrice Letizia Paolozzi e il concerto Margherita, Franca, Doris… Costellazioni della nostra metà del cielo
ALESSANDRIA – Doppio appuntamento per Marzo Donna giovedì 6 all'associazione Cultura e Sviluppo dove sarà presentato il libro di Letizia Paolozzi e, a seguire, un concerto per ricordare le donne che hanno concluso la loro vita di recente. L'incontro avrà inizio alle 19 presso la sede dell'associazione in piazza De Andrè 76. Dopo la pausa buffet, alle 21, il concerto.

Si intitola Prenditi cura (Edizioni et al.) il piccolo e prezioso diario di viaggio della giornalista e saggista Letizia Paolozzi (femminista e fondatrice del sito donnealtri.it) tra e con coloro che da qualche anno riflettono, nelle situazioni più diverse, sul grande tema della “cura del vivere”. L’autrice spiega che il suo libro vuole essere “il viaggio di una parola-chiave, sgomitolata con tonalità, colorazioni, vocaboli diversi dialogando con tante donne (e alcuni uomini) in un percorso e in molti spostamenti che mi hanno fatto muovere la mente”. All’origine del percorso c’è la constatazione che “nell’altalena delle donne tra lavoro e vita c’è qualcosa in più. Un resto che socializzazione totale, servizi organizzati, personale a pagamento non bastano a cancellare. Non che siano inutili. Il punto è che c’è un resto, a cui attribuiamo il nome di cura, che né il welfare statale né il mercato possono dare”.

Questo scriveva, nel settembre del 2011, il “Gruppo del mercoledì” (Fulvia Bandoli, Maria Luisa Boccia, Elettra Deiana, Laura Gallucci, Bianca Pomeranzi, Bia Sarasini, Rosetta Stella, Stefania Vulterini, oltre alla stessa Paolozzi), in un lungo documento che guardava con occhi nuovi ai temi dell’autodeterminazione, della dipendenza, del “rovesciamento di idea di cura” del quale si è resa consapevole protagonista in Italia almeno una parte del femminismo della differenza. “Ci piacerebbe discutere, oggi che la differenza sessuale è in campo, del perché le donne non hanno mai abbandonato questo lavoro di riproduzione della vita, questa manutenzione (termine usato in ‘Immagina che il lavoro’ del gruppo del lavoro della Libreria delle donne di Milano)”.

“La cura è caratteristica delle donne ed è innegabile che ci sia stato e ci sia un enorme sfruttamento della cura. Perciò spesso era stata considerata una negazione dell’autodeterminazione femminile. Oggi sempre più si riconosce l’indispensabilità della cura, che però non va trasformata in un nuovo welfare sulle spalle delle donne. Bisogna cambiare il modo di produrre e di vivere. Non è una via facile. La cura va intesa inevitabilmente in un orizzonte conflittuale. Ma, soprattutto, dare valore alla cura significa aprire una diversa considerazione del rapporto tra libertà e dipendenza. Dipendiamo da chi ci ha messi al mondo, da chi ci ha aiutato a crescere, dalla terra che ci accoglie. Insomma, cura come dipendenza? Anche. Il senso da dare alla libertà, come scrive Hannah Arendt, non equivale alla indipendenza da tutto e tutti”.


Nello spettacolo musicale Margherita, Franca, Doris… Costellazioni della nostra metà del cielo saranno presentati i ritratti di note donne contemporanee raccontate attraverso episodi biografici la cui trama è emblematica dell’attuale condizione e destino al femminile. Questi racconti in musica e poesia parlano, in particolare, di quelle donne che hanno concluso la loro esistenza terrena nel 2013. Donne illustri, famose, rimpiante da tutti: Margherita Hack, Franca Rame, Doris Lessing, Mariangela Melato… Ma anche altre, meno conosciute perché dedite ad attività più settoriali e poco “interessanti” per il grande pubblico, come Giuliana Dal Pozzo, coraggiosa giornalista nell’Italia maschilista del dopoguerra e, sino agli anni Ottanta, direttora del periodico Noi Donne per quasi vent’anni. Donne la cui vita e il cui esempio non vorremmo fossero dimenticati. Alla narrazione si intrecciano canzoni della tradizione popolare, nate come strumenti per raccontare la propria storia e per difendere la propria identità poiché la prima sfida con cui le donne devono misurarsi e per la quale devono combattere è quella di essere riconosciute come “portatrici di valore”. Lo spettacolo è a cura e con Patrizia Borromeo, arpa e voce; Maria Grazia Caldirola, voce; Gianni Ghè, voce; Dino Porcu, armonica, banjo, chitarra; Mario Saldi, fisarmonica, voce, chitarra; Ramona Bruno e Fulvia Maldini, letture.
5/03/2014

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