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Cronaca

Processo Vandone, il pubblico ministero chiede quattro anni e sei mesi di pena

Quattro anni e sei mesi di reclusione. E' la pena che il pubblico ministero Riccardo Ghio chiede per Luciano Vandone, ex assessore della giunta di Piercarlo Fabbio, accusato di falso, truffa e abuso d'ufficio per il bilancio consuntivo 2010 del Comune
CRONACA – Quattro anni e sei mesi di reclusione. E' la pena che il pubblico ministero Riccardo Ghio chiede per Luciano Vandone, ex assessore della giunta di Piercarlo Fabbio, accusato di falso, truffa e abuso d'ufficio. Per il reato di falso l'ex sindaco Fabbio e l'ex ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano sono già stati condannato in via definitiva rispettivamente a tre anni di carcere e due anni e mezzo. Sono stati assolti invece dal truffa e abuso d'ufficio.
Secondo Ghio, alla sua ultima requisitoria davanti al tribunale di Alessandria (sarà trasferito a Genova), Vandone “Era l'artefice della strategia dello slittamento dei debiti. Per questo merita una sanzione più grave”.
Sotto la lente di ingrandimento della tribunale è ancora una volta il bilancio consuntivo del comune di Alessandria del 2010, approvato in consiglio comunale nel maggio 2011.
Il pubblico ministero ha ripercorso le fasi più salienti del processo che ha visti imputati Fabbio e Ravazzano. La posizione di Vandone era stata stralciata in quanto, a procedimento avviato, l'assessore fu colpito da un ictus ma è stato riconosciuto dal collegio in grado di sostenere il processo, anche se ieri non era in aula. Per Ghio, Vandone aveva la competenze tecniche (era già stato assessore ed era docente in materia all'università di Genova) per stabilire la linea dell'amministrazione in fatto di contabilità. L'obiettivo era quello di rientrare a tutti i costi nei parametri di legge per il rispetto del patto di stabilità, un vero e proprio “problema assillante” per l'amministrazione dell'epoca. E per farlo, il “metodo” individuato fu quello di fare “slittare” le voci di spesa ad esercizi successivi. Si sarebbe creato un “buco” da 22 milioni di euro, 17 milioni secondo altre perizie. Se ne erano resi conto gli uffici, che fecero una relazione. Durante una giunta “informale” Vandone, secondo l'accusa, dettò la linea.
Anche il ragioniere capo venne rimosso e sostituito, nel gennaio, da Ravazzano.

Il bilancio consuntivo “palesemente falso”, secondo il Pm venne dunque approvato a maggio 2011 ma già e a marzo fu fatta la dichiarazione di rispetto del patto di stabilità. Ci su, sempre secondo l'accusa, anche la truffa e l'abuso d'ufficio in quanto, grazie a quel bilancio, il comune di Alessandria incassò 3 milioni di euro di trasferimenti statali, che non sarebbero stati concessi in caso di mancato rispetto del patto di stabilità. Il comune, inoltre, accese un mutuo da 20 milioni di euro circa, mutuo che non sarebbe stato possibile in caso di dissesto.
Non ci fu un arricchimento personale, sottolinea Ghio, ma questo non toglie il fatto (reato penale) che ci fu una condotta non consentita dalla legge.

Il 7 marzo ci saranno le repliche della difesa e delle parti civili (il comune di Alessandria e il consorzio Cissaca). Poi la sentenza.
15/02/2018

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