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Alessandria

Parte la bonifica al ditionito, in tre anni via il cromo dai terreni

Dopo una sperimentazione durata quattro anni parte l'applicazione su larga scala delle iniezioni di ditionito che trasformano il cromo esavalente in cromo trivalente: in tre anni si interverrà su un'area di 30 mila metri quadrati di terreno all'interno dello stabilimento: “un investimento di 7 milioni di euro”. I primi risultati confermano un abbattimento del cromo dell'80%”
ALESSANDRIA – Sette milioni di euro di investimento per iniettare ditionito nel terreno contaminato da cromo esavalente. Parte, dopo quattro anni di test e sperimentazioni, il progetto di bonifica all'interno dell'area dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo. Il cromo, utilizzato nelle lavorazioni chimiche fino agli anni ottanta, in realtà non sparisce ma viene trasformato in cromo trivalente, non dannoso per la salute.
La sperimentazione, avviata nei laboratori dell'Università Amedeo Avogadro di Alessandria, è passata successivamente ad una fase “sul campo”, ossia un test pilota, avviato in un'area di 250 metri quadrati. “Gli enti (Arpa, Comune e Provincia) avevano chiesto nuovi test ampliando i punti di iniezione, da 4 a 100, che sono stati eseguiti tra il 2014 e il 2015 – spiega Alessandro Lippi, responsabile ambiente per Solvay – Nel gennaio 2016 la tecnica è stata validata e si può ora partire su scala industriale”.
Arpa seguirà passo dopo passo il sistema “innovativo” (in precedenza il ditionito era stato utilizzato in falda e mai direttamente nei terreni), eseguendo contro analisi per i prossimi 3 anni”.
Nelle prime due sperimentazioni i campionamenti fatti dall'ente di controllo sono stati 53; quelli dei laboratori Solvay, affidati alla Ramboll Enviror, oltre 300. “I dati dei prelievi hanno dato sostanzialmente gli stessi risultati”, dicono Bianchi e Ghirotto di Arpa.
I risultati attesi, sintetizza il direttore si stabilimento Stefano Bigini, sono “l'eliminazione definitiva del cromo esavalente” all'interno dell'area della stabilimento. Ma dovrebbe beneficiarne anche l'area esterna, anch'essa campionata, poiché si eliminerebbe la fonte primaria di contaminazione, ossia il cromo accumulato negli anni sotto i vecchi impianti.
Se tutto filerà liscio, “entro tre anni gli enti Solvay otterrà il certificato di avvenuta bonifica”.

Controindicazioni? Si sono rilevate “alterazioni localizzate e temporanee di alcuni parametri redox sensibili, principalmente ferro, manganese e solfati”. Nulla di pericoloso, garantiscono i tecnici Solvay e il professor Domenico Osella, professore dell'università Avogadro che ha seguito il progetto.
Complessivamente verrà trattata un'area di 30 mila metri quadrati, attraverso vere e proprie iniezioni nel terreno, grazie a pompe in pressione, eseguendo perforazioni ogni due metri, a 7 metri di profondità.

Il ditionito è un composto chimico che, per reazione, riduce appunto il cromo cancerogeno in cromo “buono”. In fase sperimentale si temeva che il processo potesse non avere effetti duraturi, ma le analisi avrebbero confermato l'irreversibilità della trasformazione.

“Asportare il terreno contaminato sarebbe stato impossibile ad impianto attivo. E, inoltre, l'intervento è in linea con le disposizioni di legge che privilegiano il trattamento e il riutilizzo del suolo nel sito”, fa presente Bigini.

Non solo cromo
Sotto lo stabilimento di Spinetta il numero e la tipologia di inquinanti è ben maggiore. Solventi clorurati, per lo più. Le azioni messe in campo dall'azienda, a seguito delle varie conferenze dei servizi, sono state la copertura delle discariche storiche per evitare l'effetto dilavamento (completata nel 2013); l'impianto di depurazione delle acque, la barriera idraulica composta da una cinquantina di pozzi, gli ultimi messi in funzione recentemente; l'impianto di estrazione dei vapori dal suolo, attivato nel 2013. “Complessivamente Solvay ha investito 20 milioni di euro per la bonifica ed altre 30 milioni sono in programma entro i prossmi15 anni”, spiega il direttore Bigini.

Fatturato Solvay
Una data non casuale, ieri, scelta per la presentazione dell'avvio del progetto di bonifica. Nella sede del gruppo, a Bollate, si stavano infatti presentando i risultati economici del 2015. In sintesi: 104 anni di attività, 11 stabilimenti, 2.280 addetti; 1.560 milioni di euro di fatturato; 85% di export.
26/02/2016

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