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Arquata Scrivia

Lettere anonime in Procura: “Cosa c’è sotto l’Oda?”

Per il momento si tratta solo di accuse, ufficialmente prive di fondamento, ma riguarderebbero la presunta presenza di amianto e sostanze chimiche varie, sotterrate in un terreno adiacente lo stabilimento. La scorsa settimana, da un sopralluogo effettuato dai carabinieri del Noe non sarebbe venuto a galla nulla di irregolare
ARQUATA SCRIVIA – Lettere anonime fanno emergere un mistero di cui da tempo si vocifera: “Cosa c’è sotto l’Oda di Arquata Scrivia?”. Tuttavia, la scorsa settimana, da un sopralluogo effettuato dai carabinieri del Noe non sarebbe venuto a galla nulla di irregolare. Non si conoscono però le motivazioni delle verifiche eseguite dai carabinieri della sezione dedicata alla tutela dell’ambiente. Perché allora questa moltiplicazione di lettere, peraltro non firmate e forse riconducibili alla stessa mano, inviate a ripetizione agli enti di controllo? Alcune missive di richiesta d’intervento, sono state inviate con la posta convenzionale anche all’Arpa, alla Procura della Repubblica e all’Asl, oltre che al Comune di Arquata Scrivia.

Per il momento si tratta solo di accuse, ufficialmente prive di fondamento, che riguarderebbero la presunta presenza di amianto e sostanze chimiche varie, sotterrate in un terreno adiacente lo stabilimento, durante le operazioni di smantellamento delle vecchie carrozze ferroviarie. Gli enti chiamati in causa non intendono però lasciar cadere la cosa: le verifiche serviranno a chiarire qual è la verità ed eventualmente a fugare una volta per tutte queste illazioni.
Pertanto nei prossimi giorni potrebbero essere eseguiti sopralluoghi da parte di personale tecnico, per sondare quantomeno il terreno in questione ed eventualmente fugare ogni tipo di sospetto su questo materiale sepolto che, in base alle accuse anonime, dovrebbe risalire in un periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando le Officine di Arquata lavoravano a pieno regime.

L’attuale proprietà dell’Oda, la MaReSer, sostiene però di non aver ricevuto alcuna informazione in questo senso. L’Oda era fallita in un primo momento nel 1996 e fu poi acquistata dall’imprenditore campano Fabrizio Improta che costituì la Oda 9, ma anche questa avventura non ebbe fortuna.
29/10/2014

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