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Arquata Scrivia

Ics, altra ordinanza per l'amianto

La messa in sicurezza entro tre mesi dell’intero sito dell’ex stabilimento Ics di Arquata Scrivia, unitamente alla presentazione da parte della ditta che si sta occupando dei lavori di un nuovo piano di monitoraggio e controllo. Le prescrizioni sono contenute all’interno dell’ordinanza che il primo cittadino di Arquata Scrivia ha firmato a seguito delle ultime verifiche e segnalazioni ricevute dall’Asl di Alessandria
ARQUATA SCRIVIA - La messa in sicurezza entro tre mesi dell’intero sito dell’ex stabilimento Ics di Arquata Scrivia, unitamente alla presentazione da parte della ditta che si sta occupando dei lavori di un nuovo piano di monitoraggio e controllo. Le prescrizioni sono contenute all’interno dell’ordinanza che il primo cittadino di Arquata Scrivia ha firmato a seguito delle ultime verifiche e segnalazioni ricevute dal servizio Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento Prevenzione dell’Asl di Alessandria. "A febbraio, nel corso di un’ispezione, è stata rilevata la presenza di altro amianto – spiega il sindaco Paolo Spineto – Inoltre è stato riscontrato che le porte erano aperte e chiunque poteva entrare nel sito, pregiudicando la propria salute, ma anche quella degli altri".

La storia parte da lontano e per tirarne le fila bisogna andare indietro con la memoria agli anni del boom economico, quando ad Arquata viene aperta la Subalpina, storica azienda di vernici, che viene poi trasformata in Ics, stabilimento chimico che produce sostanze per colorifici.
Arriviamo al 2004, quando avviene il sequestro dell’industria, accusata di aver scaricato direttamente nel torrente Scrivia gli scarti della lavorazione delle vernici che produce, senza gli adeguati accorgimenti di depurazione e bonifica, e per aver inquinato acqua e terreno circostante. Nel 2009 lo stabilimento viene chiuso e gli oltre trenta lavoratori lasciati a casa. Nel frattempo, era stata avviata una vicenda giudiziaria con i vertici aziendali condannati in primo grado dal tribunale di Novi per vari reati ambientali, tra cui scarico abusivo della acque, omessa bonifica della cosiddetta discarica storica, emissioni di polveri e odori molesti, pena poi sospesa per permettere il risanamento ambientale. Processo poi bloccato dalla chiusura dello stabilimento.

Nell’ordinanza del sindaco Spineto vengono messi in rilievo tutti i passaggi dal 2014 a oggi: due anni fa, sempre tramite ordinanza, era stato imposto alla ditta Iciesse Spa, in concordato preventivo, la messa in sicurezza delle coperture in amianto e la predisposizione del programma di manutenzione e controllo dell’intero stabilimento. Il liquidatore giudiziale della ditta arquatese aveva individuato la società Ecogestioni srl di Piovera per l’esecuzione degli interventi.
Si arriva a giugno del 2015 con un sopralluogo di Arpa, su segnalazione dell’Asl, che trova "rifiuti sparsi, in tutta l’area recintata, per i quali si dovrà procedere a raccolta, classificazione, trasporto e smaltimento", chiedendo inoltre la necessaria valutazione sanitaria per le "eventuali condizioni di pericolo per la salute pubblica a causa della possibile dispersione in ambiente di fibre": l’ipotesi è quella di vandali entrati nelle aree che facevano parte dello stabilimento chiuso nel 2009, arrecando danni alle strutture.

A giugno dello scorso anno, la copertura in amianto viene rimossa, ma si deve attendere il 19 febbraio 2016 per effettuare un nuovo sopralluogo. Questa volta è l’Asl che segnala quello che non va nel piano di manutenzione e controllo, che "non corrisponde alla situazione attuale" per quanto riguarda gli indici di degrado e di esposizione. "In particolare – rileva sempre l’Asl – uno degli edifici presenta al suo interno diversi materiali e macchinari degradati, mentre parte dell’edificio a fianco presenta un crollo della copertura e della parete". Va presentato un piano di monitoraggio e controllo, vanno classificati e smaltiti correttamente tutti i rifiuti, anche quelli che si trovano vicino alle abitazioni. L’ordinanza del sindaco prescrive anche che vengano prese misure per impedire l’accesso all’area da parte di persone non autorizzate.
31/03/2016
Lucia Camussi - l.camussi@ilnovese.info

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