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Arquata Scrivia

Fermò il treno per neve, assoluzione vicina per il macchinista incriminato

Va verso la probabile assoluzione il processo nei confronti di Antonino Capone, di Venezia, macchinista di Trenitalia, accusato di aver fatto sorgere il pericolo di un disastro ferroviario per aver fermato il treno alla stazione di Arquata senza comunicarlo
ARQUATA SCRIVA - Va verso la probabile assoluzione il processo nei confronti di Antonino Capone, di Venezia, macchinista di Trenitalia, accusato di aver fatto sorgere il pericolo di un disastro ferroviario.
La sera del 27 gennaio 2006, alla guida del treno Ic 661 Milano-Genova, si fermò alla stazione di Arquata senza che, secondo l’accusa, la fermata straordinaria a causa della neve fosse comunicata ai responsabili arquatesi, facendo scendere i passeggeri sui binari, poco prima che transitasse un altro treno.
Nell’udienza di ieri nel tribunale di Novi il difensore Roberto Bolognesi ha esibito una relazione della commissione d’inchiesta interna a Trenitalia, scritta da personale indipendente, illustrato dall’autore, Ivano Pontini: “Il treno partito da Milano aveva un ordine scritto di fermata straordinaria ad Arquata al quale il macchinista non poteva disobbedire. Si è fermato su un binario non adeguato ai viaggiatori ma a causa della neve può non essersi accorto della situazione. Se avesse saltato la fermata sarebbe incorso in una sanzione disciplinare”.
Lo stesso Capone ha spiegato: “A Milano mi hanno consegnato il modulo con le fermate straordinarie da effettuare. Ad Arquata la neve copriva tutto ed ero sicuro che ci fosse il marciapiede. Se avessi proseguito i passeggeri avrebbero potuto bloccare il treno con il freno a mano creando grossi pericoli”.
Secondo un responsabile degli istruttori dei macchinisti, “gli ordini scritti sono inderogabili. Per Trenitalia Capone ha agito correttamente”. Un ferroviere che all’epoca operava ad Arquata ha parlato di “scena apocalittica” vedendo i passeggeri scendere sui binari mentre stava arrivando l’altro convoglio.
Ascoltato anche Giuseppe Lo Palco, dipendente Rfi di Milano, che ha già patteggiato: “Ho patteggiato perché non me la sono sentita di affrontare un processo. Quel giorno a Milano ho sostituito per due ore un collega e mi sono occupato d’altro”. Prossima udienza il 28 febbraio per ascoltare un consulente della difesa.
(immagine di repertorio)
31/10/2012
Giampiero Carbone - redazione@novionline.net

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