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Cronaca

Fermati i "trafficanti di uomini" dell'A26

I cinque profughi, afghani, che gli autisti stavano trasportando erano da venti ore nascosti nel vano di carico del rimorchio, i cui sigilli doganali erano stati sostituiti abusivamente. In manette i due autisti
CRONACA - Erano stati salvati nella notte tra sabato 25 aprile e domenica 26, da una pattuglia della Polizia Stradale di Alessandria, sottosezione autostradale di Ovada A26, cinque clandestini afghani, stipati stipati nel vano di carico di un autotreno proveniente dalla Macedonia e diretto in Spagna

I fatti si sono svolti nell'area di servizio “Bormida Ovest”, nel territorio del Comune di Castellazzo Bormida, dove due autotrasportatori slovacchi avevano segnalato di aver sentito dei rumori provenire dal semirimorchio: aperte le porte posteriori, avevano trovato cinque persone, in piedi nell’unico spazio disponibile tra la merce caricata sul rimorchio telonato.
 
Privi di documenti, in precarie condizioni fisiche, apparivano fortemente debilitati in seguito al lungo viaggio sostenuto in assenza di alimentazione liquida e solida. Grazie all’unico soggetto che si esprimeva in lingua inglese, si è potuto capire che si trattava di cittadini provenienti dall’Afghanistan, non legati da rapporti di parentela, saliti a bordo del mezzo pesante in Serbia dopo aver corrisposto, a loro dire, il pagamento di una ingente somma di denaro ad un soggetto diverso dal conducente.

Per loro immediato l'intervento del 118 e il trasporto presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Alessandria, mentre i due conducenti sono stati accompagnati presso gli Uffici della Questura. Qui gli investigatori della Specialità Polizia Stradale hanno accertato, attraverso la documentazione di bordo e l’esame del tachigrafo digitale, che il veicolo non aveva soltanto effettuato soste e percorsi anomali ma risultava viaggiare con sigilli doganali di carico irregolari, perché evidentemente sostituiti abusivamente proprio per caricare i clandestini.

La merce trasportata, infatti, (fasci di cavi prodotti dalla Mercedes) era stata caricata a Bitola (Macedonia) ed era destinata alla Mercedes-Benz Espana in Vitoria (Spagna). Nel vano di carico del rimorchio, poi, risultavano presenti alcuni spazi idonei per l’occultamento di persone: tuttavia dall’interno sarebbe risultato impossibile aprire il telone vincolato con un cavo in acciaio e legato dall’esterno.
 
I clandestini, secondo le ricostruzioni, sarebbero stati caricati in Serbia, con accesso dal portellone posteriore, come rilevato anche dalla constatazione della rimozione dolosa del sigillo originale e la sua sostituzione con altri di comune uso al fine di far apparire “integro” all’origine il carico di merce presente sul mezzo. L’attento esame del documento di trasporto (CMR) e l’acquisizione di informazioni con personale di alta professionalità nel controllo di veicoli stranieri adibiti al trasporto merci ha permesso inoltre di accertare che il sigillo apposto alla partenza dalle Autorità doganali di quel paese era diverso.

Fatto ingresso in Italia a Trieste, l'autotreno non si è più fermato, sino alla sosta presso l’area di servizio “Bormida Ovest”, salvo brevissimi stop, per pochi minuti. Solo poco dopo essere giunti presso l’area di servizio nel territorio del Comune di Castellazzo Bormida, in piena ora notturna, i conducenti hanno segnalato la presenza di rumori sospetti.

Secondo gli elementi raccolti, la condotta tenuta dai due autisti è apparsa diretta a procurare l’ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano, con le particolari aggravanti del trattamento inumano riservato alle cinque persone, che per oltre 20 ore sono stati rinchiuse in piedi nel rimorchio, senza acqua e cibo. Anche l'utilizzo di servizi internazionali di trasporto, anche alla luce delle dichiarazioni assunte dagli stranieri clandestini, hanno permesso di acquisire gli elementi necessari per applicare la misura pre-cautelare, restrittiva della libertà personale, per i due autisti.

I clandestini dopo le prime cure ed il fotosegnalamento, sono stati alloggiati presso strutture di accoglienza ed hanno richiesto il riconoscimento dello status di rifugiati. 
29/04/2015

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