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Cronaca

Denunciati dall'ex datore di lavoro, processo rinviato

Otto braccianti e un sindacalista erano stati denunciati per violenza privata ed occupazione dall'ex datore di lavoro che però non si presenta all'udienza perchè malato. Tutto rinviato a febbraio. Intanto la corte d'Appello ha accolto il ricorso dei braccianti per il mancato pagamento delle retribuzioni
CRONACA – Otto braccianti, di nazionalità straniera, ed un sindacalista dell’azienda agricola ex Lazzaro sono stati chiamati questa mattina davanti al giudice del tribunale di Alessandria per rispondere dell'accusa di violenza privata e tentata occupazione. A denunciarli erano stati gli stessi datori di lavoro dopo che i lavoratori erano licenziati tramite un cartello affisso all'ingresso, a seguito dell'organizzazione di una protesta per denunciare le condizioni di lavoro. Del caso, scoppiato nel giugno del 2012, ne avevano parlato anche le tv e i media nazionali. Secondo la difesa, i braccianti si erano presentati in azienda solo per discutere del licenziamento e non per aggredire il datore di lavoro.
Il denunciante ha fatto pervenire al giudice un certificato medico che attesta le precarie condizioni di salute. Tutto rinviato, dunque, al 28 febbraio.
Da Torino arriva però la notizia della vittoria di una causa civile, intentata questa volta dai braccianti, che sostenevano di non avere ricevuto il salario, nonostante il lavoro nei campi fosse stato svolto. Il tribunale civile di Alessandria, in primo grado aveva respinto la richiesta, che è stata invece accolta in appello.
“Questo dimostra che i braccianti avevano ragione nel denunciare le condizioni di lavoro”, dice l'avvocato che li assiste Simonetta Crisci, del foro di Roma.
I lavoratori, sostenuti da attivisti del “presidio permanete di Castelnuovo”, sostenevano di svolgere le mansione alle quali erano assegnati per 13 – 14 ore al giorno, 7 giorni su 7, mai un riposo; “stipendi ridotti all’osso (prima percepivano 5 euro all’ora, poi 4, poi, negli ultimi due anni, più nulla, solo qualche acconto); il vestiario e gli attrezzi da lavoro erano a loro carico; l’acqua da bere, durante le ore di calura estiva, era quella delle canaline d’irrigazione; quattro donne vivevano in cascina, mangiavano e dormivano in un’unica stanza, tra vestiti da lavoro, stivali ed attrezzi, in condizioni bestiali; insulti, derisioni, arroganza, utilizzo di nomignoli e soprannomi da parte dei padroni erano la norma; su una quarantina di lavoratori, ben tredici erano in nero”.
26/10/2017

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