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Cronaca

Condannato per pedopornografia dopo dodici anni

Condannato per aver partecipato alla realizzazione di filmini hard un uomo, oggi ultraquarantenne, con una giovane che, all'epoca, era minorenne
CRONACA - “Non dire che sei minorenne e non succederà nulla”. Sembra che l'avessero convinta così a non rilevare la sua vera età e partecipare alla realizzazione di foto e filmati hard. All'epoca la ragazza, però, di anni ne aveva diciassette, forse diciassette e mezzo.
Non avrebbe raccontato nulla se non fosse per il padre di lei, che aveva trovato una “polverina bianca” in camera della figlia. Temeva fosse droga, invece era una “polverina magica” che le aveva dato una maga, per “cancellare quei filmati”.
Era partita da quella timida confessione l'inchiesta che, all'epoca, aveva coinvolto Gianluca Bottazzi e il padre, che di mestiere faceva il massaggiatore. Nell'inchiesta erano finiti anche alcuni “clienti” della ragazza che, di fatto, era stata costretta a prostituirsi, partecipando a festini a luci rosse nella villa dei Bottazzi a Basaluzzo.

La vicenda aveva creato molto scalpore in zona. Alcune posizioni processuali si sono già risolte, con il patteggiamento. Altre, come quella di Gianluca, si sono trascinate per lungo tempo. L'altro giorno in corte d'Appello, a Torino, l'avvocato della ragazza, Alexia Cellerino, ha ottenuto la condanna a quattro anni di carcere per pedopornografia. Fino all'ultimo Gianluca Bottazzi avrebbe sostenuto che “la ragazza disse di essere maggiorenne”, portando sul banco dei testimoni persone che, dissero in aula, avrebbero sentito la ragazza asserire di avere 18 anni, e di avere persino preso la patente. I soldi che ricavava per il sesso a pagamento sarebbero serviti proprio per acquistare un'auto. “La ragazza, la patente non l'ha mai presa”, ha dimostrato l'avvocato in aula. A nulla è valsa la tesi che i filmini non furono diffusi (erano stati realizzati con una videocamera non digitale e gli smartphone ancora non c'erano). 

Gianluca Bottazzi era stato assolto in primo grado. La difesa fece ricorso e, in appello, fu condannato, sempre a quattro anni. Ma Bottazzi impugnò la sentenza in Cassazione che rinviò il fascicolo in corte d'Appello (non erano stati riascoltati i testi). Quindi la corte d'Appello ha confermato nuovamente la sentenza di condanna.
31/05/2017

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